-
Slam

Epico Berrettini, sua la maratona delle emozioni. “Mi ripetevo: Ti meriti di essere qui"

L’azzurro piega Comesana al super tie-break decisivo dopo 5 ore e 13 minuti. Annulla due match-point e a fine partita si emoziona: “Sono felice!"

di | 30 maggio 2026

L'urlo di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

L'urlo di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

Il ‘Simonne Mathieu’ è lo stadio immerso nel verde delle Serre d’Auteuil; ma guai ad immaginarlo come un angolo di silenzio e relax, specialmente in questo sabato pomeriggio in cui, per 5 ore e 13 minuti, ha fatto da teatro ad una delle partite più lunghe ed emozionanti del torneo. Di certo la più lunga mai giocata da Matteo Berrettini a livello Slam: ha dovuto recuperare da due set a uno, ha dovuto annullare due match point e, soprattutto, ha dovuto dare fondo a tutta la sua forza fisica e mentale per piegare un indemoniato Francisco Comesana. “Avrà fatto due errori in cinque ore… – ha detto il tennista romano a caldo – Cosa ha fatto la differenza? Non lo so, forse il fatto che non giocavo questo torneo da cinque anni e volevo godermi un’altra partita. Quando è così tirata, con match point da una parte e dall’altra, è una questione di nervi e a volte serve anche un po’ di fortuna. Adesso faccio fatica a ricordare bene cosa sia successo, ho in mente solo alcuni punti. Mi sono sentito bene fisicamente e mentalmente, ho lottato punto su punto dall’inizio alla fine e ne sono molto contento. Oggi il servizio ha funzionato bene proprio nei momenti chiave, ed è la prova che ero presente mentalmente, che ero solido e resiliente. Una cosa è avere un’arma, un’altra è saperla usare. La verità è che il tour è diventato una lotta feroce ogni partita, lo si vede anche da quante teste di serie sono uscite: il livello medio è altissimo e Francisco oggi ha giocato un match pazzesco”.

Il match si è giocato in una atmosfera straordinaria: “Mio fratello Jacopo mi ha detto che l’atmosfera era pazzesca, gli sono venuti i brividi – racconta - ; io sentivo il rumore, ma non capivo se fosse per il mio avversario o per me, non distinguevo molto. Continuavo però a ripetermi che meritavo di essere lì, di lottare così, perché è il modo in cui mi piace giocare a tennis e che facendo così le cose buone sarebbero arrivate. Ero a un punto dal perdere, avremmo potuto essere qui con meno sorrisi, ma dentro credo che stessi sorridendo comunque: fino a poche settimane fa una partita così, per me, era quasi impensabile; quindi, sono davvero felice di aver lottato fino alla fine e ancora di più di aver vinto”.

Tutta la commozione di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

Tutta la commozione di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

Matteo ha versato qualche lacrima dopo aver messo a segno il punto decisivo: “Mi sono passate per la mente tante cose, ma forse la più forte è che negli ultimi mesi e anni ho dubitato un po’ troppo di me stesso. Ho avuto un supporto incredibile dalla famiglia, dagli amici e dal team, tutti mi ripetevano che ‘ce l’avevo ancora dentro’, ma devo confessare che a volte ho pensato di non riuscire più a tornare, di non poter più sentirmi bene in campo. Per questo mi sono emozionato: mi sono dimostrato ancora una volta che posso farcela, che posso fare bene, lottare e godermi il tempo in campo”.

Per Matteo si tratta della seconda volta consecutiva negli ottavi del Roland Garros, anche se in mezzo ci sono stati quattro anni di assenza e dolori: “Dopo il rientro della scorsa estate ho sempre detto che questo sport ha bisogno di tempo, di momentum e della fiducia che costruisci con partite e allenamenti. Per tanto tempo ho sentito che il corpo c’era ma la testa ancora no, e altre volte la testa c’era ma il corpo no: è dura, perché per giocare il tuo miglior tennis serve che tutto sia allineato. Alla fine dello scorso anno, in Coppa Davis, mi sentivo davvero bene fisicamente; poi ho fatto una grande preparazione e in Australia è tornato il problema all’addome, e sono ricominciati i dubbi su quanto reggerà il corpo. Ho lavorato molto per uscire da quella mentalità: ora mi fido del mio fisico e tutte le partite giocate quest’anno, che fossero Challenger o Masters 1000, mi hanno portato qui e mi hanno dato la fiducia per ottenere questo risultato”.

Berrettini è l’unico ex finalista Slam in questa porzione di tabellone: “Sicuramente l’esperienza aiuta: so cosa serve per andare avanti in uno Slam – spiega - . Allo stesso tempo è vero che, come hai detto, era da un po’ che non arrivavo così in fondo. Come nella vita, è importante trovare un equilibrio: arrivando qui non avevo la fiducia di qualche anno fa, ma sento di essermela costruita strada facendo. Ora sono al quarto turno, seconda settimana a Parigi: vuol dire che posso andare in fondo e che sto giocando bene. Oggi è stata una partita di alto livello, le mie armi stanno funzionando, fisicamente ci sono, quindi incrocio le dita”.

Tutta la felicità di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

Tutta la felicità di Matteo Berrettini (foto Getty Images)

In un angolo della sala conferenze c’è anche Jacopo, il fratello minore di Matteo. La famiglia e il team, ci sono sempre loro nei pensieri e nelle dediche di Berrettini: “I dubbi su di me gli altri li avevano già quando avevo 12 anni: mi guardavano e dicevano ‘ma dove va? questo pesa 20 kg’. Ho i peggiori test fisici di Tirrenia di sempre, nessuno avrebbe scommesso un euro su di me, quindi sui dubbi dall’esterno sono abituato. Dentro è stato più complicato: non ho mai dubitato del mio tennis, ma a volte ho dubitato del mio corpo, mi dicevo ‘forse non riesco a fare questa cosa con la continuità necessaria’ e qualche dubbio ti viene".

"Proprio qui entra in gioco Thomas Enqvist: lui mi ha dato la fiducia che mi mancava. Tutti i giorni mi dice che sono uno dei giocatori più forti del mondo e non lo fa per caso, ma perché lo vede: vede la qualità della palla, il servizio quando sto bene, vede che sono forte. Non do per scontato che questo arrivi da una persona che è con me da poco: ci siamo conosciuti alla Laver Cup, ma mi ha sempre trasmesso una fiducia incredibile, ha sempre creduto in me. Oggi, dopo aver perso il terzo set, mi ha detto: ‘il quarto è il nostro set’, continuando a darmi fiducia; è qualcosa che va oltre dritto e rovescio. Alessandro lo fa in altri momenti, riesce a stimolarmi e caricarmi in modo diverso, e la sinergia tra loro due fa sì che io stia bene; poi c’è la ciliegina sulla torta, quel biondo là (il fratello Jacopo che segue la conferenza da un angolo, ndr) che mi sta dando una mano incredibile”.

BB3EA757-9B92-4FB6-A7AF-604CE9D05EFF
Play
Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti