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Gracias, Rafa! Occasione mancata o tributo doveroso?

La Spagna il giorno dopo fa i conti con l'addio del maiorchino. Ma dell'eliminazione della Spagna nessuno dice, nessuno parla. Il pubblico era accorso per vederlo, era quello ciò che contava. Per giocarsi un'altra Davis ci sarà tempo

di | 20 novembre 2024

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Adesso che tutto è finito, versate le lacrime e arrotolate la bandiere, una cosa resta da capire tra le tante cui si è assistito l'altra sera sul Centrale del Carpena di Malaga. Ed è l'eliminazione della Spagna dalla Coppa Davis, evento quasi passato sottotraccia rispetto all'addio al tennis giocato di Rafa Nadal.

Si dirà: tabellini, numeri e pronostici son freddi rendiconti da affidare ai notai e agli statistici del caso; altra cosa erano le aspettative e la ilùsion con cui migliaia di spagnoli si erano riversati in Andalusia questa settimana, la gratitudine che li ha spinti ad esserci per dare l'ultimo saluto al loro eroe. Un tributo doveroso, che da mesi aveva intasato le prenotazioni di tutti gli hotel con proiezioni sull'indotto economico della competizione - notai e statistici, ancora loro - superiori a qualsiasi previsione. Ci sono ragioni del cuore che la ragione non conosce, si sa, ma se c'era una persona a Malaga chiamata a riflettere su quelle ragioni senza farsene travolgere, quella persona era David Ferrer, capitano della selezione spagnola responsabile delle scelte dell'altra  sera. 

"Fossi stato il capitano non mi sarei schierato", avrebbe poi dichiarato Rafa in conferenza stampa dopo la sconfitta in due set contro Botic Van De Zandschulp. Ventitré partite appena disputate in stagione, intervallate da lunghe pause e scandite da sconfitte contro modesti rivali un tempo dismessi in agilità, erano effettivamente credenziali troppo deboli per poter pensare a una resurrezione sportiva in coincidenza con l'appuntamento più delicato della stagione. E per di più stavolta, a differenza del torneo olimpico, non c'era neanche la terra rossa a lui tanto cara a poter infondere un po' più d'ottimismo circa l'esito del singolare cui Rafa sarebbe andato incontro. Eppure, Ferrer ha optato per lui, accantonando il nome di Roberto Bautista Agut, onesto veterano con sessantasei uscite nel 2024 sigillate dal titolo vinto un mese ad Anversa contro il giovane Lehecka. 

La carriera di Rafa

La carriera di Rafa

E però, il giorno dopo, l'unico dissenso circa la bontà delle scelte fatte da Ferrer resta quella di Rafa. A tie ultimato ed eliminazione compiuta, nessun fischio si è levato dagli spalti, nessuna recriminazione, solo un lungo interminabile "Rafa, Rafa, Rafa!". E vien da pensare che tra qualche anno, di questa edizione di Davis, nessuno in Spagna ne ricorderà più nemmeno l'esito, quale il punteggio finale, e se sia stato giusto o meno affidare a Carlos Alcaraz il ruolo di salvatore della patria, lui cresciuto nel mito di Rafa e sempre animato da un deferente disagio nelle occasioni in cui gli è toccato dividere il campo con lui. 

Non resta allora che da dire della riconoscenza. Virtù nobile con cui nello sport si è sempre cercato di saldare un debito e che (quasi) sempre è cozzata invece contro la dura realtà dei fatti: troppo vecchio, troppo tardi, eppure troppo grande quel debito per non esser assunto. Che sia stata o meno un'occasione mancata, per la selezione spagnola, il giorno dopo importa poco. E mentre tutto intorno è lacrime e cori, l'unico a dispiacersi per il risultato finale è rimasto ancora lui, Rafa. 

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