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Us sempre più Open: lo Slam all’avanguardia

Dal montepremi parificato dal 1973 al sostegno alla comunità LGBTQ e all’Open Pride del 2019, dal tie-break a occhio di falco, dai palinsesti imposti dalle tv all’impegno ecologista: New York è lo Slam più ‘aperto’ all’innovazione e in prima linea per uguaglianza e diritti civili

di | 26 agosto 2019

Il Centrale più grande del tour, il trambusto degli aerei del vicino aeroporto di La Guardia, l'odore persistente di hot dog e patatine fritte, il pubblico meno disciplinato e più chiassoso dei quattro Slam ma anche il più esuberante. Il torneo in cui ogni dettaglio è “extralarge”, emozioni incluse. Tutto questo e molto altro è lo US Open, quarto Slam stagionale, oggi al via con il tabellone principale. Il Major della “Grande Mela” è un torneo assai diverso dagli altri Slam. Meno rilassato degli Australian Open, non raffinato come Roland Garros, lontano dalla tradizione Brit di Wimbledon, ma con picchi di adrenalina degni dei migliori Luna Park. Tra il vortice di pubblico, stand commerciali, caos ed eccessi tutti yankee, è un must assoluto per ogni appassionato.
US Open è da sempre un evento all'avanguardia, pioniere nell'introduzione di novità, spesso rilevanti nella storia della disciplina. Scaldiamo i motori in attesa dei primi incontri raccontando le innovazioni del torneo, insieme ad altre curiosità dell'edizione 2019.

Le superfici e il tie-break

Fino al 1974 lo US Open si disputò sulla classica erba naturale.

Nel 1975, per tre anni, si passò alla terra battuta americana, di un colore verde grigio, più scivolosa e rapida della classica terra rossa europea.

Nel 1978, con lo spostamento del torneo presso l'attuale USTA National Tennis Center a Flushing Meadows, la svolta con gli hard courts in sintetico.

Jimmy Connors vanta il record di unico tennista capace di imporsi a NY su tutte e tre le superfici: 1974 su erba, 1976 su terra, 1978, 1982 e 1983 sul cemento.
Lo US Open nel 1970 rivoluzionò la durata degli incontri negli Slam grazie all'introduzione del tie-break sul punteggio di 6 giochi pari, quinto set incluso. La prima finale di un Major conclusa con un tie-break nel set decisivo fu quella del 1981 tra Tracy Austin e Martina Navratilova. La giovanissima Tracy rimontò e vinse ben due tie-break, Martina crollò con un doppio fallo sul match point.
Lo US Open è da sempre un evento all'avanguardia, pioniere di novità spesso rilevanti nella storia del tennis

Parità nei diritti di maschi e femmine

New York paladina nell'uguaglianza dei diritti civili, anche nel tennis. Storica l'edizione 1973, quando per la prima volta i vincitori dei due tabelloni di singolare (Margaret Smith Court e John Newcombe) ricevettero lo stesso assegno di 25.000 dollari.

Inoltre dal 1987 la nota casa Tiffany & co produce in argento sterling la medesima coppa per il vincitore e la vincitrice. Altra data importante è il 2001: per la prima volta la finale femminile venne trasmessa in prima serata, per premiare l'enorme interesse suscitato dal movimento rosa, in grande salute.

22,7 milioni di spettatori negli USA ammirarono Venus Williams sconfiggere la sorella Serena, 6-2 6-4 lo score della finale.

Altre importanti iniziative: nel 2006 l'intero complesso di New York è stato dedicato a Billie Jean King, grande campionessa sempre in prima linea per i diritti delle donne nello sport e nella società; l'edizione 2007 si aprì con la celebrazione dei 50 anni dalla storica vittoria di Althea Gibson, prima donna afro americana campionessa a New York. US Open inoltre è lo Slam in cui per più edizioni la finale maschile è stata diretta da un giudice di sedia donna.

Novità di quest'anno il lancio della campagna “Inspiring women”.

Tutto è nato da uno studio secondo cui solo il 4% dello sport trasmesso in tv nel mondo riguarda eventi femminili.

US Open si impegna a cambiare quest'enorme discrasia con il “Women’s Equality Day”, celebrato ogni anno il 26 agosto (primo giorno del tabellone principale 2019). Il focus è sull'hashtag #WomenWorthWatching per sensibilizzare le comunità social a condividere immagini, filmati ed imprese dello sport al femminile, con donne che ispirano valori umani e sportivi.

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L’“Open Pride” nella fan week

USTA è anche in prima linea sulle problematiche relative alla diversità, attuando concrete politiche di inclusione. Una delle novità dell'edizione 2019 di US Open è stata l'“Open Pride day” dello scorso 22 agosto. I membri della comunità LGBTQ sono stati invitati ad assistere ai match di “quali” del torneo e scoprire le iniziative a loro dedicate. Tra queste spicca il dibattito “Love All - An Open Conversation” alla presenza di grandi atleti (tra gli altri Jason Collins, Adam Rippon e Billie Jean King) sulle tematiche della consapevolezza e dei diritti, incluso il lancio dell'hashtag #LGBTennis sui social media. Lo US Open segue così il percorso iniziato alla Rogers Cup in Canada, Cincinnati e Winston-Salem con iniziative similari.

L'arena tennistica più grande al mondo

Alcuni lo definirono “il mostro”, altri semplicemente un catino senza senso (perché dalle ultime file la pallina la si “intravede” solo grazie a una discreta immaginazione…). L’Arthur Ashe Stadium, inaugurato nel 1994, con i suoi 23.711 spettatori è l'arena dedicata al tennis più grande al mondo. Dal 2016 è dotato di tetto mobile, a proteggere il gioco dal capriccioso meteo settembrino newyorkese. Chi è stato nelle ultime file dice che in caso di pioggia battente il rumore lassù sia quasi insopportabile. Tuttavia i prezzi sono i più popolari nell’ambito degli Slam, e questo rende lo spettacolo più accessibile. Del resto in molti si recano all'Ashe per far parte dell'evento, mangiare “junk food” a volontà, ballare con la musica 'sparata alta’ durante i cambi di campo e postare foto social. Yankee style.

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Hi-tech: Hawk-eye e Shot Clock

Nel 2006 US Open ha introdotto in uno Slam la tecnologia “hawk-eye” in supporto ai giudici di linea e di sedia per verificare l'esatto punto di impatto della palla.

Il metodo è ormai lo standard in tutti gli eventi del tour. Inoltre dal 2018, per la prima volta in un Major, a New York il tempo di gioco è regolato dallo Shot Clock azionato dal giudice di sedia: i tennisti vedono scorrere i 25 secondi entro cui devono iniziare il gioco con il servizio, pena il warning.

Gli esiti convincenti testati alle Next Gen Atp Finals di Milano hanno spinto a questo cambiamento.

La prima serata, la prima volta

Da metà anni '70 il tennis visse una grande espansione, soprattutto negli USA. La CBS (network statunitense) convinse la USTA a introdurre dal 1975 una sessione serale degli incontri, con i campioni in prime time televisivo. Fu una rottura epocale per gli Slam, provocando non poche polemiche. Borg per esempio detestava giocare di sera a Flushing, infastidito dalle luci artificiali e dal contesto caotico (forse non è un caso che il campione svedese mai vinse a NYC!). Dal 2018 poi agli US Open è stato rivoluzionato lo schedule giornaliero, dando ancor più importanza ai match serali: si disputano solo due incontri pomeridiani per garantire un orario d'inizio certo alla seconda sessione. Sì, perché il numeroso pubblico “by night” era spesso scontento di dover attendere l'inizio degli incontri per il prolungarsi dei match del pomeriggio.

Super Saturday 1984, che giornata

La CBS impose la sua “forza” agli US Open lanciando nel 1980 il “Super Saturday”: una giornata ricchissima per gli spettatori, con in campo la prima semifinale maschile, a seguire la finale femminile e quindi la seconda ‘semi’ maschile. Un super prodotto televisivo, ideale per vendere pubblicità a prezzi da Superbowl e calamitare l'attenzione del mondo sportivo.

USTA e associazioni dei giocatori accettarono di buon grado, forti dei dollari in palio, non curanti di come le ragazze fossero costrette a giocarsi il titolo a un orario incerto, “compresso” dalle due semifinali maschili, e del sicuro handicap per il secondo finalista, in campo all'indomani con un tempo di riposo assai più breve del rivale.

Non mancarono le polemiche, ma il tutto si svolse per molti anni, con il climax dell'edizione 1984, ricordata da tutti come il vero “Super Saturday”.

Alle 11 e 7 minuti entrarono in campo Lendl e Cash, per cinque set incredibili. Il 19enne Cash arrivò a match point sul 6-5 del quinto, ma non chiuse, finendo per perdere al tie-break decisivo. Navratilova ed Evert giocarono una delle loro sfide più belle tra le 80 totali, tre set eccezionali, con vittoria di Martina 4-6 6-4 6-4.

Quindi entrarono in campo McEnroe e Connors, in prime time, per un'altra partita memorabile vinta da John al quinto set. Il match point fu trasformato alle 23 e 16 minuti, quell'8 settembre 1984 era appena entrato nei libri d'oro della disciplina. Il super sabato venne pensionato nel 2012.

5 anni di finali al lunedì

US Open vanta anche il non invidiabile record di cinque finali maschili consecutive disputate di lunedì (dal 2008 al 2012) per colpa del meteo volubile di inizio settembre, con le violente tempeste caraibiche che arrivano a sfiorare NYC. Roventi polemiche portarono alla decisione di costruire (finalmente) un tetto mobile sull'Ashe, superando difficoltà tecniche non indifferenti (forma e struttura del catino, il suolo paludoso a sostenere altro peso, le temperature estive con altissimi tassi di umidità e altri ostacoli). Dal 2015 la finale rosa si svolge al sabato, e quella maschile alla domenica.

Un torneo sempre più sostenibile

“I nostri campi sono blu, ma pensiamo verde”. Con questo slogan lo Slam newyorkese continua la sua campagna di rinnovamento - iniziata nel 2008 - per un torneo sempre più sostenibile. L'obiettivo del minor impatto ambientale è uno dei capisaldi dell'edizione 2019. US Open è stato il primo grande evento sportivo nord americano a firmare lo “United Nations' Sports for Climate Action Framework” entrando in un gruppo virtuoso di organizzazioni sportive che si dedicano a promuovere la consapevolezza dei problemi relativi ai cambiamenti climatici, attivando azioni concrete.

Questo ha portato la USTA a ricevere il “Green Sports Alliance’s Environmental Leadership Award”, uno dei riconoscimenti più ambiti a livello internazionale per chi diventa leader nella battaglia contro gli sprechi e l'inquinamento, diffondendo una cultura “Green”. “Fin dal 2006 lavoriamo ogni anno per migliorare la sostenibilità del National Tennis Centre” ha dichiarato Lauren Tracy, direttrice delle iniziative strategiche della USTA, “abbiamo ridotto le emissioni nocive di gas serra di oltre 30.000 tonnellate attraverso la differenziazione e riciclaggio dei rifiuti. All'US Open 2018, il 97% dei rifiuti non è finito in discariche, qualificando il torneo come evento ad impatto zero”.

Nel 2019 raccattapalle e giudici di linea saranno vestiti da Polo Ralph Lauren con abiti prodotti da materiale 100% riciclato, e le oltre 5.300 racchette incordate non saranno più protette da buste di plastica. “Gli US Open sono un evento globale, ci impegniamo a essere cittadini globali responsabili”. Applausi.

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