-
Eventi Internazionali

Là sui monti di Gstaad. dove Roger incontrò... Juliette

Tennis e montagna, connubio perfetto che nella fetta di stagione estiva post-Wimbledon caratterizza il tour sulla terra europea. Uno dei simboli di questi tornei è la cittadina svizzera dove negli ultimi due anni hanno vinto Fognini e Berrettini. E dove a Federer regalarono la mucca Juliette

di | 21 luglio 2019

Luglio è il miglior mese dell'anno per scoprire le bellezze estive delle Alpi. Giornate lunghe, clima mediamente buono e stabile, ideale per scappare nel verde incontaminato ammirando picchi vertiginosi, imponenti ghiacciai (o quel che ne resta...), le nervature possenti delle rocce, fiori e profumi delicati. Il tutto immersi nel maestoso silenzio della montagna, per certi versi simile a quello dei più importanti Centre Court. La stagione tennistica segue idealmente il calendario turistico internazionale, portando campioni della racchetta e appassionati nei luoghi più affascinanti nei momenti top.
Ecco che in piena estate arriva una piccola parentesi di tennis in montagna (guarda le foto). Sulle Alpi, tra Austria e Svizzera. Lunedì scatta il torneo di Gstaad, un ATP 250 che vanta oltre un secolo di storia, ospitato in una delle perle assolute delle Alpi, icona del jet-set internazionale. Un evento che nelle ultime due edizioni ha sorriso ai nostri colori: Fognini (2017) e Berrettini (2018) sono gli ultimi campioni di un albo d'oro eccezionale, che vanta molti tra i più grandi interpreti della disciplina. Se il nome del primissimo vincitore del torneo, Victor de Coubasch - 1915, non dirà molto agli appassionati, assai più curioso è scoprire e raccontare chi fu il primo italiano a trionfare sui campi del Royal Hotel Winter & Gstaad Palace: Leonardo Bonzi, anno 1925.

Bonzi, sportivo e pioniere

“Alpinista, tennista, aviatore, esploratore, medaglia d'oro al valore aeronautico...”. Cosi recita l'apertura del sito dedicato a questo straordinario personaggio del nostro paese, Leonardo Bonzi. Nato a Milano nel 1902, ha dedicato la vita all'avventura, allo sport, al cinema, all'aviazione ed alla montagna, uno dei suoi primi amori insieme al tennis. Bonzi fu portabandiera azzurro alle Olimpiadi invernali di Chamonix nel 1924, impegnato nel bob a quattro.

Purtroppo non fu fortunato: il suo equipaggio, Italia-2, non terminò la gara. Con la racchetta era uno dei migliori a livello nazionale. Partecipò con successo a varie edizioni dei campionati italiani, vincendo nel '29 il titolo di doppio misto con la Valerio. A Wimbledon e Roland Garros arrivò al terzo turno, disputò vari incontri in Davis. Dagli anni '30 non si contano le sue imprese, sempre al limite dell'impossibile, animato dal fuoco della scoperta. Eccone alcune: nel 1931, ottenuto il brevetto di pilota d'aereo, atterrò sul ghiacciaio del Monte Bianco... cappottandosi!

Quindi girò per l'Africa a bordo del suo aereo partecipando ad una serie di esibizioni di tennis. Per pubblicizzare i suoi incontri, si fece stampare centinaia di volantini che gettava direttamente dal suo velivolo. Nel 1932 arrivò a match point contro il campione francese Cochet: lungo scambio, la chiamata è dubbia... alla richiesta dell'arbitro se la palla fosse buona, Bonzi rispose “Buonissima!” suscitando applausi di approvazione da parte del pubblico. Poco importa se perse quel match, ormai per tutti era lo sportivo gentiluomo, uomo affascinante e generoso.

Dopo la seconda guerra mondiale, alla quale partecipò attivamente ottenendo svariate medaglie al valore, si dedicò alle esplorazioni e al cinema, realizzando alcuni documentari notevoli, come “Una lettera dall'Africa” e “Il continente perduto”. Uno sportivo e soprattutto un uomo straordinario, ideale membro di quella élite che a Gstaad si ritrovava ogni estate, giocando a tennis, sorseggiando vini pregiati, magari ascoltando i racconti eroici delle imprese di Bonzi.
Dopo la seconda guerra mondiale, Leonardo Bonzi si dedicò alle esplorazioni e al cinema, realizzando alcuni documentari notevoli

Albo d'oro straordinario

Il modo più banale per valutare quanto sia importante e ben frequentato il torneo di Gstaad è quello di scrutare l'albo d'oro. Nell’Oberland bernese sono passati praticamente tutti i più grandi del passato. Pietrangeli vinse nel 1963, mentre Panatta raggiunse la finale nel 1972 e 1976, come Seppi nel 2007.

Tra i campioni del passato, ci sono Hoad, Drobny, Patty, Cooper, Emerson, Ayala, Roche, Newcombe, Laver, Gimeno, Nastase, Vilas, Rosewall, Clerc, Nystrom, Edberg, Sanchez, Bruguera, Kafelnikov, Costa, Corretja, Gasquet, Thiem. Pure Roger Federer, vincitore nel 2004 da n.1 del mondo.

Curioso notare la presenza di molti campioni australiani a cavallo del passaggio all'era “open”.

I “canguri” arrivavano in massa in Svizzera dopo Wimbledon, attirati dal posto magnifico dove potevano competere coccolati come vere star, ed inseriti in un contesto davvero prezioso.

E poi sulla terra in altura il loro tennis offensivo si esaltava, tanto che le edizioni più belle furono proprio quelle degli anni '60 e '70, quando il contrasto di stile evidente tra i “terraioli doc” e gli “attaccanti serve and volley” produceva partite davvero spettacolari.

I cinque set con cui Newcombe sconfisse Okker nel '71 furono considerati uno degli incontri più belli dell'anno.

Anche in tempi più recenti attaccanti puri riuscirono a ben figurare o vincere: Edberg nel 1986, Cahill nel 1988, sino a Feliciano Lopez nel 2016.

Se nei ruggenti '70s lo slang “aussie” regnava a Gstaad, dal '91 al 2002 il torneo fu dominato dagli spagnoli, con le eccezioni di Kafelnikov (1995) e Novak (2001). Boris Becker anche a Gstaad accarezzò il sogno di alzare un torneo sulla terra, sconfitto in finale da Corretja nel '98.

Roger e la mucca Juliette

Oltre al suo successo del 2004, la pagina più curiosa di Federer a Gstaad resta quella del 2003: come neo campione di Wimbledon, ricevette in dono la mitica mucca Juliette, un regalo davvero ‘svizzero’, che suscitò ilarità ma anche soddisfazione.

“Siamo in Svizzera, è un dono originale... mi piace, la mucca è un bell'animale, e molto calmo. Me la porto a casa? No! Meglio che resti a pascolare qua, in montagna”. Roger si divertì mungendola e posando con lei per i fotografi. Di Juliette si sono perse le tracce, sappiamo che ha vissuto placidamente per anni negli alpeggi intorno a Gstaad, e che il formaggio prodotto col suo latte veniva recapitato regolarmente a casa Federer.

Curioso l'aneddoto raccontato da Claudio Hermenjat, allora vice direttore del torneo: “Quella di Juliette fu una decisione forse bizzarra ma azzeccata. Roger fu sorpreso e contento".

"Ne hanno parlato in tutto il mondo - disse -, tanto che Roy Emerson riceveva telefonate da parte di molti amici che gli chiedevano che diavolo ci facesse una mucca sul suo campo...”.

Il centrale dell'impianto di Gstaad è intitolato proprio al campione australiano, ben cinque volte vincitore del torneo. Emerson si innamorò letteralmente della città, che definì “un vero paradiso, il miglior posto al mondo per giocare a tennis”. Un amore da cui nacque un business.

Negli Anni '70 infatti furono lanciate le “Roy Emerson Tennis Weeks”, in collaborazione con lo Gstaad Palace Hotel, dove il torneo ha avuto sede per moltissimi anni. Erano pacchetti vacanza a tutto tennis, con Roy in persona ed uno staff di alto livello ad accompagnare ricchi villeggianti tra lezioni in campo, un servizio alberghiero personalizzato top class, esperienze culinarie gourmet ed escursioni in montagna. Del resto il vero punto di forza del torneo è sempre stato la sua location, bellissima ed esclusiva.

Tennis e turismo top level

La bellezza della natura intorno a Gstaad lascia senza fiato. Dagli spalti gli spettatori del J. Safra Sarasin Swiss Open godono di una vista a 360° sulle montagne, uno spettacolo meraviglioso. La Roy Emerson Arena è uno stadio di 4.500 posti, molto comodo e ben studiato per regalare al pubblico un'esperienza confortevole.

I fortunati possessori di uno skybox sono coccolati come in un hotel di lusso, e non manca l'intrattenimento per tutto il pubblico, prima e dopo gli incontri, incluso una serie di concerti di ottimo livello. L'area commerciale pullula di proposte di ogni genere, dai più noti brand del lusso a proposte gastronomiche notevoli, non solo il classico panino da mangiare in fretta prima di un match.

All'interno del villaggio è presente un'area dedicata agli autografi, eccellente idea per far incontrare i giocatori con il pubblico, soprattutto i più piccoli, a caccia di un ricordo dei loro idoli.

Il torneo è uno degli eventi più importanti del cartellone estivo di Gstaad, città che ha costruito il suo mito grazie alle bellezze naturali ma anche alla qualità dell'accoglienza. Oggi la maggior parte degli hotel - di ogni categoria - propone un pacchetto ad hoc per la settimana del torneo, ma è incredibile la quantità di esperienze che si possono vivere soggiornando a Gstaad.

Si va dall'arrampicata sul ghiaccio sul Glacier3000, sopra il Col du Pillon, a discese in kayak nei fiumi, fino a full immersion negli alpeggi, dove si può lavorare il latte per produrre il formaggio, dormire sul fieno ed addirittura fare un bagno rigenerante nel siero di latte!

Sui vicini ghiacciai si può sciare e addirittura fare un'escursione su slitte trainate da cani. Per chi non ha problemi di budget, i picchi delle Alpi sono visitabili anche in elicottero, magari dopo aver concluso una partita a Polo. A metà agosto si svolge la Hublot Polo Gold Cup, mentre per l'intera estate le serate sono animate da concerti di musica classica con le migliori orchestre e solisti al mondo grazie al Gstaad Menuhin Festival.

Il motore delle tante attività resta il settore alberghiero, vero fiore all'occhiello della cittadina dell'’Oberland bernese. Accoglienza impeccabile, con hotel ecologici (splendidi i tanti Chalet d'epoca recuperati) attenti ad ogni dettaglio, dalle camere alla cucina, per soddisfare i palati più esigenti, incluse SPA tra le migliori al mondo.

Il boom del turismo iniziò nel lontano 1913, quando fu inaugurato il Palace Hotel, proprio dove nacque il torneo di tennis. Grazie ad un'efficiente rete ferroviaria, era facile raggiungere la città, ed una volta arrivati... nessuno aveva voglia di tornarsene a casa! Il fascino del luogo deriva dal riuscito connubio tra la modernità (negozi e strutture) che si fondono a meraviglia con le costruzioni tradizionali e la vita contadina, ancora presente e vivace nonostante oggi si arrivi a Gstaad a bordo di fuoriserie o con jet privati.

Proprio la qualità dell'accoglienza ha portato in queste terre un turismo di classe, tanto che Gstaad è da sempre meta del jet-set. Roger Moore è uno dei tanti attori che qua hanno vissuto, insieme a famiglie agiate appartenenti alla nobiltà europea e capitani d’impresa.
Nel centro non girano auto, tutto è tranquillo. Come non innamorarsi di un piccolo borgo dove il tempo sembra scorrere più lentamente, tra shopping di lusso e pascoli secolari. A Gstaad da oltre un secolo si può trascorrere una vacanza indimenticabile, assaggiando un “Suure Mocke” (carne marinata) o un dolcissimo “Saanen Gibeni” (cioccolatini ripieni di nocciole e crema) dopo aver ammirato un grande match di Berrettini o Fognini. Per chi non vuol farsi mancare niente dalla vita...

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi