Negli ultimi mesi ha ottenuto ottimi risultati e vissuto molte ‘prime volte’. C’è stato un momento, una partita, un episodio in cui ha sentito quel ‘clic’ che ha determinato questo salto di qualità?
“Un episodio singolo no, ma sicuramente dopo la vittoria all’ITF di Trento (lo scorso febbraio, ndr), e i buoni risultati ottenuti le settimane successive ai Challenger di Napoli, Barletta e Monza, la fiducia in me stesso è cresciuta sempre di più. Ho capito di poter mettere insieme tante partite di buon livello; ho avvertito una spinta continua, culminata poi con la vittoria al Roma Garden (a fine aprile, ndr) al termine di una settimana fantastica”.
La sua principale fonte di ispirazione nel tennis?
“È sempre stato Nadal, fin da quando ero piccolo. Negli ultimi anni ho seguito molto anche Sinner: mi piace tanto guardarlo giocare, la qualità e l’intensità che mette in ogni dettaglio… è una bella ispirazione. Ho avuto modo di allenarmi con vari giocatori italiani recentemente, e questo mi ha dato una grande spinta; vedere come si allenano e come gestiscono le cose anche fuori dal campo è stato molto utile. Potermi confrontare con chi ha maggiore esperienza di me a questi livelli, mi ha aiutato ad alzare il mio, di livello. Da tutti loro ho ricevuto ottimi consigli e molte informazioni davvero utili”.
Prima di questa qualificazione, qual era stato il momento più bello della sua carriera?
“L’anno scorso, quando ho vinto il mio primo titolo internazionale in singolare, in un ITF da 15.000 dollari in Slovenia. Dopo alcune finali perse, quello era stato sicuramente il momento più bello. Quest’anno, però, l’asticella si è alzata e ne sono davvero felice”.
Il torneo dei suoi sogni?
“Avrei sempre detto Wimbledon, per la tradizione e per la storia. È il torneo in cui mi sono sempre immaginato sul campo centrale…. Però ho anche un bellissimo ricordo degli US Open, perché è l’unico Slam che sono riuscito a giocare da juniores. Tornare qui ed essere nel tabellone, dopo aver disputato tre ottimi turni di qualificazione, è una cosa bellissima”.
Ci racconta come è nata la sua passione per il tennis?
“Ho iniziato a quattro o cinque anni grazie al mio papà, un giocatore a livello amatoriale e grandissimo appassionato di questo sport. Mi ha fatto provare a Correggio, la città dove sono nato, e da lì non ho più smesso. Mi è piaciuto subito, ho iniziato lì, poi mi sono spostato a Reggio Emilia, fino ad arrivare a Foligno, alla Tennis Training School”.
Quali sono i consigli più preziosi che le danno quotidianamente i suoi coach Gianpaolo Coppo e Riccardo Maiga (che lo sta seguendo a New York, ndr)?
“Sicuramente il concetto dell’etica del lavoro e il fatto di dover riporre sempre molta fiducia nel lavoro svolto quotidianamente. Il fatto di non dover mai perdere quella fiducia, anche quando i risultati non sono quelli sperati. Facendo le cose nel modo giusto, i risultati prima o poi arrivano”.
A chi vuole dedicare questo risultato? A chi ha pensato appena arrivata la qualificazione?
“Alla mia famiglia, prima di tutto, che mi ha sempre supportato fin da quando ero piccolo; a mia sorella, che era qui fino a due giorni fa. Lo dedico a loro, che mi hanno sempre sostenuto in tutto e per tutto. Al mio team, alla mia ragazza, che mi sono sempre vicini, e alla Federazione Italiana Tennis, che mi ha seguito costantemente, mi ha supportato e mi ha permesso di iniziare questo percorso”.