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Campioni internazionali

La crisi della regina Sabalenka: i black-out svelano deconcentrazione e insicurezza. Trono a rischio

Partite quasi vinte e invece perse, e con clamorosi 6-0. Stagione con troppe delusioni e troppi Slam mancati, con il solito tabù Parigi. E Rybakina che se conquista Toronto, si porta ad appena 4 punti dalla vetta

di | 09 agosto 2026

Tutta la frustrazione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

Tutta la frustrazione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

Il consiglio ai campioni dagli aspiranti stregoni è sempre lo stesso: “Divertiti”. Però poi il tran tran di un professionista, a tutti i livelli, ha regole dure, nel tennis durissime e anche non commisurate automaticamente al risultato. Magari segui anche la solita routine ascetica, pensi solo a campi, palline, allenamenti, racchette e palestra, ma i risultati sfumano per un nonnulla. E poi ci sono gli avversari che, con la moderna tecnologia, ti studiano e ti smascherano. E, comunque, alla fine c’è anche la vita, la normalissima reazione al successo, quel pizzico di appagamento, quel minimo di dubbio.

Così è andata in crisi anche la Tigre di Minsk, al secolo Aryna Sabalenka, l’unica plausibile regina del tennis donne come continuità di risultati al vertice che, dopo aver superato brillantemente i drammatici problemi al servizio del 2022 (curati con un biomeccanico e uno psicologo assieme), era riuscita ad adeguare la straordinaria potenza naturale alla necessaria agilità e resistenza del suo sport. Invece, a fine settimana, se la naturalizzata kazaka Helena Rybakina riuscirà ad aggiudicarsi Toronto, la 28enne bielorussa vedrà ridotto ad appena 4 punti il vantaggio in classifica sulla rivale. Dopo aver conquistato il primato del ranking l’11 settembre 2023, essere rimasta sul trono 8 settimane, quindi, dopo un ritorno di fiamma dell’ex regina, Swiatek, esserci tornata il 20 ottobre 2024, senza più restituire la corona. Collezionando 24 titoli, fra cui due doppiette Slam sul cemento di Australian e US Open di singolare, più 6 doppi, con 2 Majors accanto alla specialista Mertens. Conditi da oltre 50 milioni di dollari di soli premi ufficiali.

BICCHIERE MEZZO VUOTO
Aryna ha sofferto le occasioni mancate clamorosamente, lei così passionale ed impetuosa, così evidente e diretta nelle sue reazioni sul campo come fuori, e sempre pronta e diretta nelle risposte ai media anche su temi spinosi, sulla falsariga di Serena Willliams.

Soprattutto a contrasto con una concorrenza flebile come quella degli ultimi due anni, contro rivali dirette tutte con evidenti buchi neri, vuoi tecnici (Gauff), vuoi caratteriali e atletici (Rybakina), vuoi mentali (Swiatek), vuoi fisici (Pegula), vuoi caratteriali (Muchova).

E, una volta realizzati i suoi sogni, incluso l’amore e i ricchissimi gioielli che sfoggia anche in partita, senza un’avversaria diretta che potesse riaccenderla, com’è successo a tanti altri campioni nella storia dello sport, ha smarrito il sacro fuoco che l’ha alimentata, insieme a tanta sicurezza. Facendo sempre più spesso harakiri da sola. Irriconoscibile agli occhi di tifosi, addetti ai lavori, avversari e, soprattutto, suoi.

Un rovescio di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

Un rovescio di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

VENTO DELL’ANIMA
Così, una volta Aryna si blocca per il servizio che l’abbandona di botto, un’altra s’incaponisce e diventa autolesionista, un’altra ancora si arrabbia per il vento impetuoso, un’altra distrae pensando a chissà che e chissà dove, un’altra ancora si accontenta e sorride in modo beato. Ricordando forse il suo povero papà scomparso all’improvviso, cui era legatissima, e gli immani sforzi che hanno compiuto insieme muovendo i primi passi da tennista. Ci piacerebbe chiederglielo. Intanto, incassa sconfitte che richiamano i demoni di quattro anni quand’aveva aperto la stagione con 39 doppi falli in due partite e l’aveva chiusa con il record negativo di 428.

I black-out mentali e tecnici sono drammatici, struggenti e indimenticabili. Soprattutto sulla terra rossa, la sua superficie meno vincente, dove il 3 giugno scorso, nei quarti del Roland Garros, s’è fatta raggiungere e superare da Diana Shnaider a un passo dalla meta, avanti 6-3 5-3, subendo un parziale di 10 game consecutivi, cedendo il terzo set addirittura per 6-0, sommersa da 57 errori non forzati. Che, nella finale di 12 mesi fa, sempre a Parigi, era sfumata contro Gauff, con 70 gratuiti. Tutt’e due le volte con la stessa chiosa: “Voglio smettere con il tennis, domani distruggo tutto”. E, nella semifinale dello Slam sul rosso del 2023, contro Muchova, era implosa da 5-2 nel terzo set, con un parziale finale di 0-5.

La delusione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

La delusione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

ANNO NO
Perdere contro Alexandrova a Toronto è un’altra batosta, che s’aggiunge a troppi altri passi falsi, non compensati dai successi d’inizio stagione di Brisbane, Miami e Indian Wells. Molto deludente la sconfitta contro Rybakina nella finale di Melbourne, da 3-0 al terzo, da campionessa dei due anni precedenti. Terrificante quella di Madrid mancando 6 match-point contro Batptiste. Isterica l’eliminazione al secondo turno di Roma contro la veterana Cirstea. Folle a Berlino col 6-0 finale rimediato contro Pegula sulla scia di quello del Roland Garros con Shnaider. E rendendola più vulnerabile che mai a Wimbledon, dove ha perso al quarto turno da Osaka e non è ancora guarita. Anzi, come dice Toronto, è in crisi nera. Mentre sui social posta foto di viaggi esotici e mari e sole. Lontana, lontanissima, di testa. Davvero è pronta per gli US Open dove difende il titolo? Da come sfoggia, beata ed astratta dal tennis giocato, il nuovo completino personalizzato dello sponsor Doc opteremmo per un deciso no.

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