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Campioni internazionali

Dossier Cina, manca il campione che riempie gli stadi

Grandi investimenti, vasti programmi di sviluppo, strutture avveniristiche e collaborazioni con i tecnici di tutto il mondo. Ma manca un trascinatore che avvicini una popolazione senza classe media ancora distaccata. Così i cinesi devono aspettare ancora per il boom. Ecco cosa manca

di | 06 ottobre 2019

Siamo nel momento clou della stagione tennistica in Cina. Oggi a Pechino si disputa la finale del China Open e scattano i primi turni del Masters 1000 di Shanghai. Uno dei fatti più curiosi della “leg” asiatica 2019 risale all'inizio della settimana scorsa, quando Di Wu e Zhizhen Zhang hanno superato il primo turno dell'ATP 250 di Zhuhai. Un doppio successo di tennisti cinesi non si verificava dal 2015, a Shenzhen. Il 22enne Zhang ha impressionato per i miglioramenti nel suo gioco, potente ed offensivo, ma la corsa delle due racchette locali si è fermata al secondo turno.
Una goccia nel mare se consideriamo gli enormi investimenti in strutture, tecnici e promozione per creare un movimento tennistico forte nel paese e mercato più popoloso al mondo. Questi sforzi hanno prodotto ottimi risultati nel femminile, con vittorie negli Slam e una base competitiva. Al contrario il settore maschile stenta a emergere e, nonostante la fiducia da parte dell'ambiente, la strada verso il successo sembra discretamente lunga.

Un pizzico di storia

Il rapporto tra Cina e tennis è storicamente complicato. Considerato uno sport “elitario”, non è stato affatto promosso nel dopoguerra dopo l'avvento al potere del partito comunista (1949). L'interesse si risvegliò con il ritorno alle Olimpiadi di Seoul nel 1988, e soprattutto con l'assegnazione dei giochi olimpici a Pechino 2008. Per trovare traccia di un tennista cinese nel ranking ATP dobbiamo tornare a metà anni '80, con i primissimi teenager a disputare qualche torneo ITF, senza risultati apprezzabili.

 

Nel 1993 fu lanciato l'ATP di Pechino, con varie vittorie di Michael Chang, un idolo in Cina nonostante sia statunitense. Dal 1996 si disputò un torneo anche a Shanghai, ma il salto di qualità si ebbe nel 2002, quando per la prima volta nella metropoli furono organizzate le ATP Finals, che tornarono dal 2005 al 2008. Dal 2009 nel bellissimo Qizhong Tennis Center si disputa il Masters 1000 cinese, premiato come “miglior torneo dell'anno” dal 2009 al 2013 dai giocatori. Nel 1996 si disputò il primo il torneo WTA a Pechino, quindi alcuni eventi “rosa” entry level fino all'esplosione negli anni 2000.
Quest'anno sono in calendario 8 tornei femminili in Cina oltre alle Shiseido WTA Finals a Shenzhen, dotate di un montepremi faraonico di 14 milioni di dollari (le ATP Finals vantano “solo” 9 milioni) e sulle quali si è puntato moltissimo per la crescita del movimento nell'area asiatica.

L'avvento delle cinesi

I primissimi risultati cinesi sul tour Pro risalgono al 2003, quando all'Open di Shanghai le wild card Zeng Shaoxuan e Zhu Benqiang raggiunsero la finale in doppio.

La prima vittoria arrivò nel 2004, ancora in doppio, con Li Ting e Sun Tian Tian medaglia d'oro nel torneo olimpico di Atene, segno evidente di come si spingesse per vittorie del paese rispetto a quelle individuali.

Il treno del tennis femminile cinese era partito, tanto che nel 2006 arrivarono i primi grandi successi. Zheng Jie e Yan Zi vinsero il doppio agli Australian Open ed a Wimbledon; Li Na sempre ai Championships divenne la prima tennista cinese a raggiungere i quarti in uno Slam, entrando tra le top 20 del ranking. Inoltre Li Na e Zheng Jie disputarono ad Estoril la prima finale tutta cinese del WTA tour.

A Wimbledon 2008 Zheng Jie fu la prima semifinalista cinese in uno Slam. Nel 2011 la consacrazione di Li Na: perse la finale degli Australian Open ma vinse il Roland Garros (su Francesca Schiavone in finale), diventando la prima cinese e asiatica campionessa Slam.
Li Na raggiunse anche la semifinale a US Open 2013 e vinse gli Australian Open nel 2014, prima del suo ritiro per gravi problemi al ginocchio. Attualmente il ranking WTA annovera 4 tenniste cinesi tra le prime 100 e 10 tra le 200. Nessuna vittoria a livello ATP per i maschi, assai più indietro in classifica con il 22enne Zhizhen Zhang al n.213 e solo 4 giocatori nei primi 300. Al n.490 troviamo Wu Yibing, 19enne di grandi speranze, finalista all'Orange Bowl 2016 e vincitore degli US Open junior nel 2017.

Perché gli uomini stentano ad affermarsi

C'è un abisso tra il livello e i successi del tennis cinese femminile rispetto a quello maschile. Complesse sono le motivazioni, ascoltando le parole di giocatori, tecnici ed osservatori.

Il “sistema tennis” del gigante asiatico ha puntato da subito sulle donne, soprattutto dai primi anni 2000, quando al governo dello sport nazionale arriva l’ex pallavolista Sun Jinfang. Il suo avvento è stato una rivoluzione: ha progressivamente acconsentito alle richieste delle migliori tenniste del paese, dando loro una libertà di viaggiare e di allenarsi fino a quel momento sconosciuta (oltre a trattenere una percentuale minore dei guadagni), e vengono ingaggiati coach internazionali. Inoltre si raddoppia il numero dei tornei femminili organizzati in Cina. La somma dei fattori porta a risultati storici.

E gli uomini? È corretto sottolineare che quando si trova un'atleta dotata di mezzi fisici importanti, almeno un colpo forte tra i fondamentali e l'attitudine giusta, la scalata nel tennis femminile è meno complicata rispetto al tour maschile, dove la competizione è feroce. Non è un caso che le migliori tenniste cinesi siano accomunate da un gran fisico e determinazione.
Molto interessante l'opinione di Peter McNamara (recentemente scomparso), ex ottimo tennista australiano e collaboratore della Chinese Tennis Association: “Perché le donne cinesi sono più forti degli uomini? Attitudine e cultura. I ragazzi nella società cinese sono molto avvantaggiati rispetto alle donne, che invece devono lottare duramente per ottenere quel che vogliono. Questo si riflette in campo con una mentalità, carattere, determinazione ed intensità nella lotta e negli allenamenti sconosciuta agli uomini. Inoltre ai maschi manca una figura di riferimento, come è stata Li Na”.
I ragazzi nella società cinese sono avvantaggiati rispetto alle donne, che devono lottare per ottenere ciò che vogliono
Parere confermato dalla giovane promessa Wu Yibing: “Sentiamo la pressione del confronto con le ragazze. Mi auguro di poter diventare fonte d'ispirazione per altri tennisti del mio paese. Allenandomi anche in Spagna sto scoprendo uno stile di vita diverso, una mentalità che può aiutarmi a crescere”. Il 19enne Wu si allena tra Cina e Marbella con il coach Nahum Garcia Sanchez, che lo segue da anni, inizialmente presso la Potter's Wheel International Tennis Academy di Pechino (diretta da Carlos Rodriguez, ex coach di Justine Henin), dove il talento cinese arrivò a 12 anni. Anche l'esperto coach Sven Groeneveld supervisiona il lavoro su Wu Yibing, il miglior prospetto nazionale su cui si concentrano grandi speranze.

Mentalità e metodologie, parola di Rafa e Nole

Sull'importanza dell'aspetto culturale e dell'apprendimento al di fuori della Cina hanno parlato anche i due migliori tennisti al mondo. Djokovic: “Stanno facendo grandi investimenti, ma serve un programma di sviluppo strutturato che porti i ragazzi, fin da molto giovani, ad approcciare il tennis e la vita in modo professionale ed aperto al mondo”. Nadal: “La Cina ha un potenziale enorme, ma per esplodere è necessario che i migliori talenti possano viaggiare e imparare fin da giovani nelle migliori accademie del mondo; allo stesso tempo nuove accademie con tecnici preparati devono svilupparsi in Cina, portando metodologie vincenti in queste bellissime e moderne strutture”. Ecco un altro punto focale della questione: strutture stupefacenti, ma…

Le immagini che arrivano dalla Cina di stadi e strutture tennistiche sono impressionanti. Nel giro di pochi anni sono stati costruiti impianti bellissimi, ma conoscendo queste realtà dal ‘di dentro’ le sensazioni che si ricavano sono contrastanti, un mix di stupore e “tristezza”.

GUARDA LE FOTO DELLE MEGA-STRUTTURE CINESI NELLA NOSTRA GALLERY

Ecco le parole di Stefano de Pirro, fisioterapista di Denis Shapovalov, impegnato in questi giorni nella trasferta asiatica: “Ogni volta che torno in Cina sono stupito dagli investimenti, dalla modernità delle strutture e dall'accoglienza, di un'efficienza e gentilezza incredibili. Però si avverte un senso di vuoto, di come i grandi sforzi non siano recepiti e non trovino il favore dei cittadini, in mancanza dei turisti. A differenza di Dubai, dove si copia lo stile occidentale e i progetti hanno successo, in Cina ancora siamo lontani anni luce, nonostante le ottime intenzioni".

"Gli hotel sono incredibili, ma poche le presenze. La stessa cosa succede per i centri sportivi... A Chengdu siamo stati in un impianto enorme ma senza anima, tantissimi campi, stadio stupendo, ma tutto abbandonato a se stesso. Così era anche a Shenzhen e lo stesso vale per Shanghai, che si riempie solo nel weekend. Il problema è che di turisti ne arrivano ancora pochi, e il popolo mediamente è povero. Dalla finestra del mio hotel, al di là della piscina, vedo le baraccopoli. Il traffico è infernale, una giungla di motorini con la gente che cerca di sopravvivere…”.

A rafforzare le parole di Stefano, ecco quelle dell'imprenditore ed appassionato di tennis Franco Pardini, che per lavoro viaggia spesso in Cina e ha assistito più volte al Masters 1000 di Shanghai: “Nel 2011 ricordo che il tassista non aveva idea che in città ci fosse un torneo di tennis e non sapeva dove portarmi! Anno dopo anno l'interesse per il tennis è cresciuto, la gente segue Federer e compagnia in tv, ma lo sport resta ancora distante dalla popolazione.

La classe media quasi non esiste e la gente comune vive separata dalla modernità che è arrivata in modo prorompente”. L'aspetto sociale e il rapporto con investimenti e programmi tennistici è l'altra chiave di lettura da analizzare.

Investimenti e programmi di crescita

Un interessante articolo della rivista Forbes di pochi mesi fa riportava alcuni dati relativi agli enormi investimenti della Chinese Tennis Association, in primis per organizzare grandi eventi e focalizzare l'attenzione sulla disciplina. Quando nacque il torneo di Wuhan furono investiti 225 milioni di dollari per costruire in pochi mesi uno stadio da 15mila posti, gioiello di un impianto modernissimo, grazie anche al supporto delle più importanti imprese di hi-tech del paese che vedono nel tennis un veicolo per arrivare a milioni di consumatori. Per la prima edizione del torneo arrivarono 7000 richieste di giovani per i 700 posti da volontari, molti erano studenti delle 80 università dell'area, dove esistono corsi di laurea che includono anche l'insegnamento del tennis come atleta, coach e manager.

La Federazione cinese ha ingaggiato un gran numero di allenatori stranieri, per popolare le decine di strutture create nei maggiori centri del paese. Vari i programmi di crescita per i giovani: “Swing For The Stars” fu lanciato nel 2007 per gli scolari di dodici anni; “The Road to Wimbledon” un evento per gli under 14 lanciato nel 2015, con la supervisione di Dan Bloxham, head coach dell'All England Club; dal 2009 è attivo il “China Open Rating Tour”, una sorta di lega per amatori, con iniziative collegate ai tornei Pro.

Interessante l'opinione di Michael Chang, uno dei primissimi ad investire in Cina già nel 2008 con la sua “Mission Hills Tennis Academy”, dotata di ben 50 campi a Shenzhen: “Il tennis nel mondo si è alimentato grazie alla classe media, quella che ha mandato i figli a giocare potendo supportare la loro attività negli anni della crescita e poi in giro per i tornei. In Cina manca una vera classe media... la società è complicata, molto competitiva.

C'è una una larga fetta di popolazione povera che al tennis non arriva affatto; mentre quella più ricca adesso privilegia il tennis per i propri figli, ma solo come attività collaterale”.

Secondo recenti studi di mercato, il tennis in Cina sta avendo un boom tra i giovani poiché è considerato sport ideale per far “staccare la spina” dallo stress di una vita già indirizzata verso una carriera da business man, medico o legale, e allo stesso tempo disciplina formativa perché competitiva e autonoma. Difficile tuttavia che questi praticanti abbandonino l'investimento fatto dalla famiglia per costruire una professione lavorativa di alto livello a favore di un'incerta carriera tennistica, culturalmente agli antipodi da quella locale.

“È necessario viaggiare molto, ed i cinesi non lo fanno”, afferma Carlos Rodriguez, ex coach della Henin e poi di Li Na, che nel 2011 è sbarcato in Cina “per condividere i nostri metodi avanzati di allenamento. Qua c'è un grande potenziale per eccellere, talento, soldi e strutture. Quello che manca sono coach con esperienza. La formazione degli allenatori cinesi sarà la priorità del nostro lavoro, anche per diffondere la cultura tennistica nella società, ancora troppo chiusa per una disciplina internazionale come il tennis”.

Stessa missione per l'accademia Sanchez Casal, sbarcata da Barcellona a Nanjing nel 2016: “Porteremo in Cina la nostra professionalità, sviluppata in Spagna e America in oltre 20 anni di attività. I nostri tecnici hanno girato il mondo e aiutato campioni come Murray e Kuznetsova a vincere, lavoreremo per formare i giovani tecnici locali e tanti ragazzi”.
C'è un grande potenziale per eccellere, talento, soldi e strutture. Quello che manca sono coach con esperienza

I campioni arriveranno, ma serve tempo

Il tennis in Cina è ormai una realtà. Gli ultimi studi dicono che è il terzo sport più visto in tv, dopo il calcio e il basket NBA.

Nelle grandi aree urbane non è un problema trovare campi da gioco, e le iniziative promozionali per gli studenti sono molte. Si stima che nel 1988 in Cina i praticanti fossero intorno al milione, oggi si parla di circa 14 milioni di giocatori. Crescita esponenziale.

Fabrizio Calderone, tecnico italiano tra i primi ad arrivare in Cina, sostiene che “è necessario focalizzarsi sulla strategia e sui fondamentali di gioco, elementi cruciali per la crescita dei giocatori. Per questo i migliori junior devono giocare molti tornei in Europa, dove il livello è alto e possono capire quel che serve per competere da grandi”. Vede un futuro roseo Alison Lee, vice presidente esecutivo dell'ATP International Group: “Abbiamo preparato in questi anni solide fondamenta per far emergere il tennis maschile. I paesi più vincenti hanno alle spalle oltre 100 anni di cultura tennistica, in Cina stiamo mettendo radici. Non resta che continuare a lavorare, i fiori sbocceranno”.

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