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Coach Balleret racconta Vacherot: "Un cammino lungo con tanti momenti difficili"

La carriera di Valentin Vacherot raccontata dal fratello e coach Benjamin Balleret, emozionato per il trionfo a Shanghai

12 ottobre 2025

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"Oggi non c'è un vincitore e uno sconfitto, c'è una famiglia che ha vinto". Ha commentato così Valentin Vacherot la sua vittoria a Shanghai. Non solo perché ha battuto in finale suo cugino Arthur Rinderknech, con cui ha condiviso anche l'esperienza alla Texas A&M University, ma anche perché il suo coach, Benjamin Balleret, è  suo fratellastro: sono nati, infatti, dalla stessa madre ma da padri diversi.

Balleret, capace di raggiungere il terzo turno al Masters 1000 di casa a Monte-Carlo, è il giocatore con il maggior numero di vittorie totali e in singolare, e con il maggior numero di sfide fra nazioni all'attivo, per il Principato di Monaco in Coppa Davis. Alla luce del suo legame familiare prima, e professionale poi, ha seguito tutte le tappe decisive nella carriera di Vacherot, campione con la più bassa classifica in un Masters 1000, che ha trionfato da numero 204 del mondo e salirà numero 40, e grazie a questo trionfo ha incassato praticamente il doppio di quanto guadagnato finora in premi in tutta la carriera.

"Quando Val aveva 18 anni, doveva prendere alcune decisioni. Voleva essere un tennista professionista, ma non era ancora maturo mentalmente né fisicamente, era molto magro - ha detto Balleret in conferenza stampa a Shanghai -. In famiglia ne abbiamo parlato e gli abbiamo consigliato di andare negli Stati Uniti al college, per imparare, allenarsi, e avere un grande coach come Steve Denton". Lo statunitense, campione allo US Open 1982 in doppio, in singolare ha perso due finali Slam, in due edizioni consecutive dell'Australian Open, contro lo stesso avversario, Johan Kriek: la particolarità è che si sono concluse nello stesso anno solare.

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"Valentin ci ha ascoltato, perché sapevamo che se fosse andato subito nei Futures avrebbe perso tanto e ci sarebbero voluti anni per raggiungere il top 100 o 50 - ha proseguito Balleret -. Così è andato in Texas. Io ho continuato la mia carriera da coach, iniziando con un grande giocatore, Gilles Muller, con cui ho imparato moltissimo. Poi con Pierre-Hugues Herbert per quasi cinque anni, anche quello un periodo fantastico".

Finita l'università, le loro strade si sono incrociate dal punto di vista professionista. "Sapevo che, se Val fosse tornato dal college volendo ancora diventare professionista, mi avrebbe chiesto di aiutarlo. E io volevo farlo, perché è mio fratello. È tornato nell’estate del 2021, e siamo ripartiti da zero. Ecco perché c’è così tanta emozione oggi: è stato un cammino lungo, con momenti difficili, sconfitte, dubbi. Quando è una questione di famiglia, è ancora più intenso. Per questo essere qui oggi, con Val campione di un Masters 1000, è semplicemente incredibile. Come dico sempre, non è una sola cosa che ti fa vincere, ma milioni di piccole cose e i tanti messaggi di incoraggiamento delle persone a Monaco, che lo hanno aiutato a continuare a credere in se stesso sono una di queste".

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