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Per cercar di ridurre il numero di infortuni a polsi e gomiti l'ATP vara una sperimentazione tesa a contrastar l'usura delle palle da gioco riducendo il numero dei game entro cui ricorrere all'utilizzo di palle nuove
21 luglio 2026
Da tutti indicate come il vero reale motivo dei sempre più frequenti infortuni a polsi, gomiti e spalle e del conseguente logoramento di tendini e articolazioni che lì insistono, le palle da tennis sono state di recente oggetto di una notevole modifica da parte dell'ATP. Anziché puntare sulla loro omogeneità (un identico produttore per tutti i tornei) o sulla coerenza che dovrebbe contraddistinguerne l'utilizzo (produttori diversi per categorie diverse di tornei), l'ATP ha scelto la strada della frequenza decidendo di ridurre il numero di game entro cui verranno cambiate nel corso di un match.
La riforma è ancora in una fase sperimentale e a far da cavia sarà il circuito Challenger. Il primo cambio di palle nel corso di un match si verificherà dopo 5 game anziché 7 e da lì si procederà poi a cambiarle ogni 7 game anziché attenderne 9. Se il test dovesse dar esiti confortanti, la riforma verrà poi allargata anche al circuito maggiore.
La questione in verità è più complessa. Perché se da un lato i giocatori da tempo vanno sottolineando come la qualità generale delle palle sia calata con effetti e ripercussioni notevoli sul gioco - palle che in breve si consumano diventando sempre più grandi, "fluffy", morbide e lente - c'è chi invece sostiene che alla base dei frequenti infortuni agli arti superiori ci sia un gioco divenuto sempre più fisico e potente, e un sovraccarico funzionale dovuto a una postura biomeccanicamente errata.
Tradotto: "Tanto più un giocatore gioca in modo biomeccanicamente corretto, tanto più tardi si manifesteranno in lui le sindromi da sovraccarico funzionale". Parola del professor Giovanni Di Giacomo, responsabile del reparto di Ortopedia e Traumatologia presso il Concordia Hospital di Roma, dal 1995 Responsabile medico atleti per l’Atp e per la Wta durante gli Internazionali d’Italia e le Nitto Atp Finals. Nessuno impugna la propria racchetta né tantomeno effettua i suoi colpi in maniera identica, e giova ricordare che anche la genetica gioca un ruolo non indifferente nel manifestarsi dei primi infortuni in quelle aree.
L'ATP l'anno scorso si era però dimostrata tutt'altro che insensibile agli allarmi lanciati dai giocatori varando una piccola riforma all'insegna dell'omogeneità. L'ostacolo più grande consisteva nei contratti stipulati dai vari tornei con i distributori di palle che li vincolavano al loro utilizzo fino alla scadenza di quest'ultimi. Però, individuato uno spiraglio in una porzione dello swing sulla terra battuta, si decise che da Monte-Carlo a Roma si sarebbe giocato con un unica marca di palle.
Gli esiti tuttavia non devono essere ancora stati all'altezza delle aspettative, e così ecco da parte dell'ATP un nuovo tentativo per trovare una quadra con la riduzione dei game di gioco prima di procedere al cambio palle. Basterà? Difficile sbilanciarsi. Il gioco ha ormai preso una strada sempre più muscolare alla quale si aggiungono - in coincidenza di swing outdoor - variabili come temperatura, umidità e varietà della composizione della superficie che inevitabilmente agiranno in modo sempre diverso sulla loro usura. Cambiar palle ad ogni game pare opzione impraticabile, così come augurarsi una totale conversione alla perfezione biomeccanica da parte dei giocatori. Resta il vintage, un ritorno ai fasti del passato, con racchette in legno e il tocco ad aver la meglio su forza e potenza. Chissà.