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Nicolas Mejia, orgoglio di Colombia: chi è l'avversario di Musetti a Montreal

Mejia sogna di conquistare contro Musetti la prima vittoria contro un Top 20. Ha perso il padre nel 2017, è stato semifinalista a Wimbledon junior nel 2018 e quest'anno ai Championships ha vinto la sua prima partita in un major. Ecco la sua storia

di | 05 agosto 2026

Nicolas Mejia e Lorenzo Musetti all'ITF Junior Masters 2018 (Foto Paul Zimmer)

Nicolas Mejia e Lorenzo Musetti all'ITF Junior Masters 2018 (Foto Paul Zimmer)

Prima del 2026, Nicolás Mejia non aveva mai giocato uno Slam né vinto una partita in main draw nel circuito ATP. Negli ultimi mesi ha debuttato in un major a Wimbledon, superando peraltro il primo turno, e festeggiato il primo successo in un Masters 1000 a Montreal, sullo spagnolo Martin Landaluce. Ora inseguirà la prima vittoria in carriera contro un Top 20 quando scenderà in campo contro Lorenzo Musetti.

Sesto colombiano a vincere un incontro nel tabellone principale di un Masters 1000, quinto a riuscirci al primo tentativo a questo livello dopo Mauricio Hadad (a Montréal nel 1993), Santiago Giraldo (a Indian Wells nel 2008), Alejandro González (a Indian Wells nel 2014) e Daniel Galán (a Miami nel 2021), grazie a questa vittoria è virtualmente numero 116 del mondo secondo la classifica aggiornata in tempo reale. Ma molto ovviamente cambierà da qui alla pubblicazione del prossimo ranking, dopo la conclusione del National Bank Open. 

LA STORIA DI NICOLAS MEJIA

Nato a Calì, a 12 anni si è trasferito con la famiglia a Miami dove anche sua sorella Gabriela ha giocato a tennis, a livello universitario. Gabriela ha poi sposato Juan Mateus, coach di Nicolas fin dal suo arrivo in Florida. "È stato letteralmente come un secondo padre per me. Gli sono immensamente grato. È stato al mio fianco per tutta la vita" diceva nel 2024, come riportava il sito dell'ATP, il colombiano, oggi allenato da Carlos Salamanca e Ricardo Sanchez.

La sua presenza si è rivelata tanto più importante dopo il 13 aprile del 2017, giorno in cui Nicolas ha ricevuto alla IMG Academy di Bradenton, l'accademia dove si sta allenando, la notizia che ha cambiato la sua vita: suo papà Gustavo ha avuto un infarto mentre giocava a tennis in Colombia. Nico e sua madre Helena si precipitano all'Aeroporto Internazionale di Miami nel tentativo di raggiungerlo prima che morisse. Ma la situazione è troppo grave. Mentre viaggiano in auto verso Miami, Gustavo muore. "Mi è sembrato che il mondo mi crollasse addosso, perché non sai cosa fare. Perdere tuo padre è la cosa più difficile che un essere umano possa affrontare, soprattutto a un'età così giovane. Convivo con questo dolore ogni giorno, perché non se ne va mai" ha detto all'ATP.

Un anno dopo ha raggiunto la semifinale junior a Wimbledon: a fermare il suo percorso il britannico Jack Draper, futuro numero 4 del mondo, dopo 4 ore e 26 minuti: all'epoca era il match più lungo mai disputato nel torneo maschile Under 18 ai Championships.

Ma la sua ascesa non è proseguita come quel risultato avrebbe fatto immaginare. "Mi sarebbe piaciuto che il passaggio al professionismo fosse stato un po' più rapido e poter arrivare a questi livelli o a questi tornei molto prima nella mia carriera. Ma ognuno ha il proprio percorso" ha detto al magazine Clay. 

HA VINTO CINQUE TITOLI CHALLENGER

Quasi sette anni dopo la morte del papà Gustavo, Mejia ha festeggiato il primo titolo Challenger a San Luis Potosí, in Messico. Commosso, dopo la vittoria ha indicato il cielo come a dedicargli il successo.

"Ogni giorno che passa lo nomino, penso a lui, sogno lui mentre dormo, perché è sempre nei miei pensieri», ha raccontato Mejía allora. "Sento che è vicino a me ogni giorno della mia vita. È qualcosa che mi darà forza per andare avanti per sempre, perché la forza che mi ha trasmesso è incondizionata. Ho attraversato tante difficoltà nella mia carriera tennistica, con le cose che non andavano come speravo, e allo stesso tempo volevo guardare mio padre, dedicandogli naturalmente quel trofeo".

Nicolas Mejia colpisce di diritto (Getty Images)

Nicolas Mejia colpisce di diritto (Getty Images)

Nel 2025 vince il Challenger di Savannah e di Bogotà, quest'anno ha bissato il successo in Messico e in casa, in Colombia. È il segno di una stagione della svolta.

Nel 2026 a Wimbledon, battendo Daniel Vallejo al primo turno, è entrato nel ristretto gruppo di appena sei connazionali capaci di vincere al loro debutto assoluto nel tabellone principale di uno Slam dopo Felipe Restrepo al Roland Garros 1925, William Álvarez al Roland Garros 1957, Jairo Velasco al Roland Garros 1969, Álvaro Betancur agli US Open 1975 e Alejandro Falla al Roland Garros 2004.

MEJIA: "VORREI CHE IN COLOMBIA NON SI PARLASSE SOLO DI CALCIO"

A Montreal ha permesso alla Colombia di festeggiare la centesima presenza di un giocatore in un Masters 1000. E dare così ulteriore lustro alla sua nazione, di cui ha scelto di tatuarsi la sagoma sull'avambraccio destro. "Amo il mio Paese, cerco di essere molto patriottico. Voglio conoscere molto meglio la Colombia, perché credo di non conoscerne ancora, in realtà, quasi nulla. Non ne ho ancora avuto l'opportunità. Voglio vedere ogni suo angolo. Amo rappresentare la Colombia. Ho sempre sognato di tenere alto il nome del mio Paese e voglio diventare il più grande tennista della storia della Colombia" ha detto nella citata intervista a Clay, che ha fatto discutere perché ha espresso posizioni chiaramente favorevoli al nuovo presidente Abelardo de la Espriella, avvocato e candidato di estrema destra che si insedierà il 7 agosto. 

Grande amico del cileno Tomás Barrios Vera, appassionato di golf, ha un grande sogno. "Vorrei che in Colombia non si parlasse solo di calcio - ha detto - Vorrei che non ci fossero solo James Rodríguez e Luis Díaz, ma anche un Nicolás Mejía e tante Camila Osorio, Emiliana Arango, Robert Farah, Juan Sebastián Cabal.. Inoltre, vorrei che riuscissimo, in qualche modo, a cancellare l'immagine lasciata da persone che in passato hanno fatto moltissimo male al nostro Paese. Vorrei che, quando si parla della Colombia nel resto del mondo, si parlasse soprattutto dei nostri sportivi e della bellezza del nostro Paese".

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