Al rientro dopo nove mesi di stop, l'americano sfiderà Ruud agli ottavi del Dallas Open: "Un mese e mezzo fa temevo di dovermi operare, ora vivo una sensazione bellissima". Intanto, a cambiargli la vita, è stato anche il recente matrimonio
di Samuele Diodato | 06 febbraio 2025
Qualche anno fa, prima dell’avvento della nuova generazione, era lui la speranza del tennis statunitense, insieme a Taylor Fritz. Ma se quest’ultimo sta ora tenendo fede alla predestinazione da sempre riconosciutagli, Michael Mmoh, di un anno più giovane, ha dovuto fare costantemente i conti con problemi fisici piuttosto limitanti.
Questa settimana, è riapparso da n. 422 ATP, al Dallas Open, dopo un’assenza che durava dallo scorso aprile a causa di un infortunio al gomito. Un rientro in grande stile e – data la sua storia clinica – degna di un lottatore: due ore e 46 minuti di gioco per liberarsi del fastidiosissimo tennis di Roberto Carballes Baena (n. 51), col punteggio finale di 61 36 64.
“Mi dicevo semplicemente: 'Che sensazione meravigliosa'. Anche solo essere in questa posizione, che sia per vincere o perdere. Avrei firmato per questo tutto un mese e mezzo fa. Volevo solo divertirmi, sentire addosso la pressione, la battaglia. Penso che sia questo che mi ha portato al traguardo", ha confessato dopo il match al sito dell’ATP.
Un atteggiamento ai limiti del masochismo, se si pensa alla fatica fatta per venirne a capo, ma che la dice lunga sulla sua passione per il tennis: “Sono stati nove mesi molto, molto duri. Non sapevo nemmeno un mese e mezzo fa quale fosse esattamente la mia situazione. Ho avuto una piccola ricaduta. Ho avuto un piccolo contrattempo con il gomito. Non sapevo se sarei finito sotto i ferri, quindi essere qui un mese e mezzo dopo a vincere partite in un ATP 500 è semplicemente incredibile".
Mmoh statistics? No problem ??#DALOpen | @ChoctawCasinos pic.twitter.com/AX9vi62w5W
— Dallas Open (@DALOpenTennis) February 5, 2025