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Berrettini: "Rio è un torneo speciale. Mi sento bene"

Matteo Berrettini spiega perché ha scelto di giocare i tornei sulla terra battuta in Sudamerica e i legami familiari che rendono significativa la sua presenza a Rio. Le parole dell'azzurro nell'intervista all'ATP

di | 16 febbraio 2026

Matteo Berrettini alla vigilia dell'esordio a Rio de Janeiro (Fotogramma dal video ATP)

Matteo Berrettini alla vigilia dell'esordio a Rio de Janeiro (Fotogramma dal video ATP)

"Mi sento bene, sono motivato. Fisicamente, tennisticamente, mentalmente posso stare meglio ma fortunatamente ci sono tanti tornei davanti". Matteo Berrettini si avvicina con ottimismo alla seconda tappa della sua trasferta sulla terra battuta in Sudamerica, che segna anche l'inizio del 2026 dopo il forfait per problemi agli addominali all'Australian Open.  

Questa settimana è di scena al Rio Open, ATP 500 sulla terra battuta al Jockey Club Brasileiro, il torneo di maggior prestigio in America Latina (montepremi $2.469.450). Un torneo decisamente speciale, ha spiegato nell'intervista all'ATP. "Mia nonna è nata qui, qui vive ancora una parte della famiglia, ho tanti amici. Lei mi ha portato qui la prima volta avevo dieci mesi, ci sono poi tornato otto o nove volte. Mi sento un po' come a casa".

Matteo Berrettini in azione (Getty Images)

Matteo Berrettini in azione (Getty Images)

Non è mai facile tornare, ha sottolineato, "dopo un periodo di stop lungo. Avevo giocato l'ultima partita a Bologna in Coppa Davis, non mi aspettavo di giocare subito due partite a Buenos Aires". In Brasile esordirà contro  il cileno Tomas Barrios Vera (107 ATP), ripescato come lucky loser dopo il forfait di Lorenzo Sonego, grande amico di Berrettini che avrebbe dovuto affrontare in un derby al primo turno.

Intanto, come rivelano i profili social del torneo, si è concesso una serata al Carnevale di Rio dove ha incontrato Carlo Ancelotti, oggi commissario tecnico della nazionale di calcio del Brasile.

"Giocare in Sudamerica mi piace. I primi tornei qui li ho giocati quando avevo 18 anni e me ne sono innamorato subito. Qui i tifosi sono molto caldi, simili agli italiani: sentiamo una grande passione per il tennis e per lo sport" ha detto Berrettini fermato nella sua unica precedente partecipazione a Rio dallo spagnolo Carlos Alcaraz, che sarebbe diventato il più giovane campione in un ATP 500. 

Un diritto di Matteo Berrettini (Getty Images)

Un diritto di Matteo Berrettini (Getty Images)

La decisione di tornare a Rio e di inserire i tornei sul rosso in America Latina nella sua programmazione non è stata una scelta dell'ultimo minuto. Nemmeno un cambio di programma, una conseguenza dei problemi che gli hanno impedito di partecipare al primo Slam della stagione, ha spiegato Berrettini all'ATP.

"Ho deciso di venire a giocare questi tornei prima della fine della scorsa stagione - ha detto - Sono cresciuto sulla terra, ho giocato tutta la vita fino ai 19 anni sul rosso, mi piace giocare su questa superficie. Sulla terra non ho bisogno di molto tempo per adattarmi, per abituarmi a scivolare, ai rimbalzi - ha spiegato - Volevo giocare a Buenos Aires dove non ero ancora mai andato, e lo stesso vale per Santiago dove peraltro si gioca in altura, condizioni in cui ho avuto buoni successi". Proprio in queste condizioni, ad esempio, a Gstaad, vinse il suo primo titolo in singolare nel circuito maggiore.

"Una buona settimana per me qui significherebbe giocare partite, godermi tutto in campo - ha concluso Berrettini - So che ci vuole tempo per tornare al miglior livello, ma so anche più gioco e meglio gioco" .

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