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Medvedev si sente a Hollywood, come Tom Hanks in… Terminal

Il formidabile russo dai lunghi tentacoli recupera gioco, forma e fiducia. Ottiene la settima vittoria di fila e si qualifica ai quarti a Indian Wells dov’è stato due volte finalista, ripresentandosi così a ridosso dei top ten, dopo la tumultuosa fuga da Dubai

di | 12 marzo 2026

Daniil Medvedev (Getty Images)

Daniil Medvedev (Getty Images)

Zitto zitto, il Kraken del tennis Daniil Medvedev, proprio come quello del Pirata dei Caraibi, è rispuntato fuori minaccioso e terribile dalle acque più profonde dov’era sprofondato. Dominando con ottime percentuali di servizio Alex Michelsen a Indian Wells con un 6-2 6-4 che minimizza le qualità dell’americano castigatore a sorpresa di Taylor Fritz, il russo dai lunghi tentacoli si qualifica ai quarti, firmando il settimo successo di fila, il 16° della stagione. E’ l’ennesima conferma dopo il 23° trofeo ATP appena conquistato a Dubai, il primo bis nella sua collezione di titoli una tantum sul circuito.

RICOSTRUZIONE

Dopo il primo Major agli US Open 2021, stoppando peraltro il Grande Slam di Novak Djokovic proprio all’ultimo ostacolo, il pivot dal gioco anomalo da fondocampo non è più riuscito a ripetersi, ed è scaduto dal numero 1 del mondo andando in crisi con la sua melina prettamente difensiva in un tennis sempre più freneticamente offensivo. Finendo anche per separarsi dallo storico coach Cervara, assoldando la coppia Thomas Johansson-Rohan Goetzke.

La caduta di fiducia, coincisa con l’ascesa dei nuovi fenomeni Sinner ed Alcaraz, si è accompagnata a problemi fisici, a cominciare da un’operazione di ernia nel 2022. Per risalire, ha accentuato l’aggressività al servizio, s’è avvicinato notevolmente alla line di fondo per non concedere troppo spazio agli avversari e non fare tantissima fatica a ogni colpo, ha aumentato i cambi di ritmo e ha anche lavorato molto sul fattore mentale, scendendo di livello come tornei per tornare competitivo in quelli di primo livello.Tanto da rilanciarsi a 30 appena compiuti, tornando a ridosso della top ten (oggi è numero 11) dalla quale era uscito a giugno, dopo oltre due anni di straordinaria continuità fra i primi della classe.

FIDUCIA

Per Daniil è stato sempre  e solo un problema di fiducia in se stesso per poter tradurre in offensivo il suo difficile gioco difensivo. Agli Australian Open di gennaio, tutti avevano storto la bocca perplessi quando ha dichiarato: “Il mio obiettivo principale per questa stagione è tornare a essere campione di uno dei tornei in cui ho già vinto il titolo, non importa quale. E ancora degli Slam se gioco il mio miglior tennis”. Come sempre l’aveva messa sul ridere, anche se era più serio e sicuro che mai. 

HOLLYWOOD

A Dubai, Medvedev ha centrato il 21° titolo sul cemento, alla pari di Sinner fra i tennisti in attività, dietro l'irraggiungibile Djokovic a quota 72. E, pur con le tante difficoltà nel raggiungere la California in tempo di guerra in Iran, ha puntato più convinto a Indian Wells dov’è stato due volte finalista. Con una leggerezza che un anno fa aveva perso totalmente, risultato stizzito e distratto. “Mi sento come in un film di Hollywood”, ha dichiarato al quotidiano russo Bolshe dopo aver finalmente lasciato Dubai via Oman, volando verso la Turchia e poi verso Los Angeles insieme agli amici e colleghi di sempre, Andrey Rublev e Karen Kachanov.

Pensava a Viktor Navorski (Tom Hanks) che riesce finalmente a lasciare l’aeroporto JFK di New York, dopo aver ottenuto l’autografo mancante per il padre, perché la guerra nel suo paese (Krakozhia) finisce, permettendogli di entrare negli USA con un permesso speciale, salutare gli amici conosciuti e prendere un taxi per tornare a casa. Quella del Kraken è il tennis. Una dato per capirci: appena l’1% dei match ATP finisce con 4 “shot quality” in positivo: Daniil, contro Michelsen, ha segnato un bel 78% con la prima di servizio in campo, l’86% con la risposta, l’88% col dritto e l’89% col rovescio. Meditate, gente, meditate! 

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