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Giocare a colori

Tra febbraio e marzo i campi dei due circuiti maggiori si tingeranno di mille colori tra tinte calde e altre più morbide. Capricci cromatici? Non è proprio così

di | 03 febbraio 2026

Laver Cup (Getty)

Laver Cup (Getty)

Blu e rosa. Viola e verde. Nero e grigio. Verde e corallo. Il giallo no, quello è vietato. Le righe invece sempre e solo bianche. Questione di gusti? Non solo. Se la sostanza di un campo giace nascosta in una formula segreta che ne decreterà poi la velocità, la sua forma - e con lei il suo colore, è invece il frutto di complessi processi decisionali che dietro l'audacia cromatica della scelta celano ardite triangolazioni tra organizzatori, giocatori e ATP. 

Dallas, Doha, Rotterdam, Montpellier, Dubai, una finestra aperta su Cluj-Napoca in corso di svolgimento. Sono alcuni dei tornei in programma nel mese di febbraio sul circuito ATP. Sei tornei e altrettanti colori per i campi su cui si disputeranno. E un identico destino a marzo toccherà ai due eventi del Sunshine Double, Indian Wells e Miami. Con la chiusura dello swing d'inizio stagione e la migrazione del circuito sui campi d'Europa, l'Equipe ha provato a vederci chiaro per capire se di sola e semplice arlecchinata si tratti, o se invece ci sia dell'altro. "Gli organizzatori fanno quel che vogliono - dice Jean-Pierre Bailly, direttore vendite per la Francia presso Polytan, l'azienda che produce la resina per i campi degli US Open, Indian Wells, Miami e altri - "Finché si garantisce un contrasto sufficiente tra l'area di gioco e l'esterno del campo, va bene. L'ATP può però limitare il colore di un campo sintetico al coperto - niente giallo - così come quello delle superfici esterne". 

Cluj Napoca (Getty)

Cluj Napoca (Getty)

Qatar Exxxon Mobile Open (Getty)

Qatar Exxxon Mobile Open (Getty)

Non è un capriccio. In realtà sono diverse le categorie di cui occorre tener conto quando chiamati a decidere il colore di un campo: contrasti, percezione, riflessi, affaticamento, resa televisiva. "I pochi studi scientifici esistenti sui colori dei campi da tennis insistono sull'importanza del contrasto per facilitare la percezione della palla e quindi evitare una stanchezza visiva troppo precoce del giocatore", racconta sulle pagine del quotidiano francese Laure Fernandez, ricercatrice in neuroscienze applicate dello sport. Con una differenza, aggiunge la ricercatrice dell'Università di Marsiglia: "I professionisti hanno automatizzato una vasta gamma di decisioni, strategie percettive e routine motorie. A differenza degli amatori, il cambiamento del colore del campo non graverà eccessivamente sul loro sistema di elaborazione delle informazioni". Giusto il tempo di abituarsi alla novità, dunque. Poi a prevalere saranno l'automatismo, l'abitudine, la memoria cognitiva.

Con ripercussioni sul gioco che suonano come un'avvertenza. E' sempre Fernandez a spiegare: "I colori freddi (blu, verde) inducono uno stato più calmo e concentrato, che favorisce decisioni calme e una migliore gestione dei punti importanti. Tonalità calde o vivaci (rosso, arancione) stimolano l'aggressività e possono generare un'atmosfera di intensità e urgenza, ma anche di sovreccitazione emotiva, un livello di attivazione più elevato. Infine, un pavimento blu rimane più rilassante per gli spettatori rispetto all'ocra dell'argilla". 

Soddisfatte le esigenze televisive e preso atto delle conseguenze neuro cognitive della scelta, il terzo lato della triangolazione passa dal feedback degli addetti ai lavori, i giocatori che su quei campi dovranno poi giocare. E qui l'Equipe cita due esempi quasi agli antipodi. Il primo riguarda il Challenger di Brest, migrato nel 2025 verso il rosa come gesto di sostegno per il mese di ottobre dedicato alla prevenzione del cancro al seno. "Non eravamo tutti d'accordo - racconta al quotidiano Adeline Léon, direttrice operativa del torneo - Io ho fatto parlare la gente e il feedback di spettatori, sponsor e giocatori è stato molto positivo, anche se alcuni di loro di fronte all'appariscenza del Centrale all'inizio si vergognavano un po'". 

Nexo Dallas Open (Getty)

Nexo Dallas Open (Getty)

Mubadala Abu Dhabi Open (Getty)

Mubadala Abu Dhabi Open (Getty)

Diverso invece il discorso che ha portato gli organizzatori della Laver Cup a sfidare ogni convenzione e a optare infine per il nero. Una scelta che in origine pareva impercorribile e che invece ha trovato con molta sorpresa il favore di giocatori e pubblico. "Il campo nero è rapidamente diventato il nostro punto di riferimento - esulta orgoglioso Michael Hoffmann, vicepresidente e responsabile dei campi della Laver Cup - All'inizio tutti ci dicevano che non avrebbe funzionato altrimenti lo avrebbe già usato qualcuno"

E invece test dopo test, feedback dopo feedback, mescola dopo mescola, il risultato alla fine accontentò tutti. Non solo. "La giocabilità era buona e il contrasto tra il nero del campo e il giallo della palla era ben netto, e oggi gli spettatori identificano immediatamente l'evento con questo colore e questo contrasto con le linee bianche". Tra i più entusiasti ci fu John Isner, che nel 2019 giudicò l'idea "molto piacevole". Certo, aggiunse il fresco semifinalista di Wimbledon, "ci vorrà un po' di tempo per adattarsi ma dopo un paio di giorni di allenamento ci saremo abituati". Questione di routine, ora lo sappiamo, tanto nel gesto quanto nella retina. Saperlo non mette però al riparo da nuove derive cromatiche. Ai tornei che ancora mancano all'appello il compito di provare a creare la loro miscela. Febbraio è il mese del carnevale, e anche Arlecchino approverebbe. 

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