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Alcaraz ammette: "Ho ancora molta strada da fare"

Lo spagnolo ha tracciato un primo bilancio della sua carriera parlando anche della rivalità con Jannik Sinner e dei paragoni con le leggende del passato

di | 18 maggio 2026

Carlos Alcaraz ai Laureus World Sports Awards (Getty Images)

Carlos Alcaraz ai Laureus World Sports Awards (Getty Images)

È un Carlos Alcaraz senza filtri quello che si racconta a José Criales-Unzueta sulla copertina di Vanity Fair Spagna. Carlos, che rientrerà in campo a causa dell'infortunio al polso destro solo dopo Wimbledon, non fa fatica ad ammettere le proprie difficoltà nel vivere costantemente sotto i riflettori, con gli occhi dei media e dell’opinione pubblica puntati addosso: "È stressante perché devi pensare costantemente a cosa stai facendo, quando lo stai facendo e dove ti trovi, e come tutti, abbiamo i nostri giorni buoni e i nostri giorni cattivi. Ci sono giorni in cui ci svegliamo e non abbiamo voglia di fare niente, ma dobbiamo comunque uscire, e allora reagiamo in un modo inappropriato."

Il tennista spagnolo è consapevole però di star vivendo “una vita che ho sempre sognato” e che tanto la pressione quanto la sovraesposizione facciano parte del gioco. A volte, ammette, vorrebbe solo “avere più tempo per me stesso, per fare le cose che farebbe un ragazzo della mia età”.

Nonostante la sua giovane età, il murciano non sembra essere vittima di sé stesso e dei suoi precoci successi sul campo: “So che ho ancora molta strada da fare e cerco di non pensare ai 12 o 15 anni di carriera che mi restano, perché mi opprime”.

Certo, ammette candidamente, “ci sono record che desidero e che cerco di raggiungere, ma solo per poter guardare indietro alla mia carriera quando sarà finita e vedere cosa ho fatto e dove mi trovo rispetto agli altri”. 

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner dopo la finale di Monte-Carlo 2026 (Getty Images)

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner dopo la finale di Monte-Carlo 2026 (Getty Images)

Nel corso del lunghissimo colloquio con la testata spagnola, il murciano si è soffermato a lungo anche sul suo rapporto con Sinner, sottolineando come entrambi cerchino di limitare la propria rivalità al rettangolo di gioco: “Stiamo dimostrando al mondo che possiamo scendere in campo e dare il massimo, mentre fuori dal campo siamo due ragazzi che vanno molto d'accordo. Ci aiutiamo a vicenda a dare il meglio di noi. Non c'è bisogno di odiarci solo perché vogliamo la stessa cosa”.

Carlitos ci ha tenuto anche a liquidare l’eterno paragone tra la rivalità tra lui e Sinner e quelle che hanno legato i Big 3 (Federer, Nadal e Djokovic): “Le rivalità sono processi che richiedono molti anni”.

La loro, al momento, “non c'entra nulla con le rivalità storiche del tennis” perché hanno “ancora molti anni” davanti a loro. “Spero che ci affronteremo molte altre volte, in molte finali, e che condivideremo i tornei più importanti."

Nonostante il – comprensibile – tentativo di scollarsi di dosso un paragone tanto impegnativo, Alcaraz non può fare a meno di sorridere quando gli vengono riportate le parole di Djokovic, che l’ha definito la miglior combinazione possibile tra i tre Big 3. “È davvero bello sentirselo dire”, ammette.

Del resto, nonostante i 7 Slam che troneggiano nella sua bacheca, Carlos è pur sempre un ragazzo di 23 anni che ha finito per competere con i suoi idoli d’infanzia e che ha tutte le carte in regola quantomeno per provare ad eguagliarli.

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