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Lo spleen di Mpetshi Perricard: "Non va bene nulla"

Il francese, a secco di vittorie da giugno, dpo essere stato eliminato nelle qualificazioni a Bruxelles ha chiarito la sua situazione: "Cerco di rimettere insieme i pezzi. Ce la farò, ma ci vorrà tempo"

| 19 ottobre 2026

Giovanni Mpetshi-Perricard (getty)

Giovanni Mpetshi-Perricard (getty)

Corentin Moutet, Yannick Hanfmann, Botic Van De Zandschulp, Trevor Svajda, Jenson Brooksby, Juij Rodionov, Etienne Donnet, Remy Bertola. Sono i nomi degli ultimi otto avversari affrontati dal francese Giovanni Mpetshi Perricard da giugno a oggi. Una lunga lista di giocatori dal pedigree di certo non superiore a quello del ventitreenne nativo di Lione e che contro di lui hanno invece trovato soddisfazione, da Londra fino a Bruxelles, passando per tutto lo swing nord americano, costringendolo ad un bilancio di ben otto sconfitte consecutive le cui conseguenze - per stessa ammissione del francese - vanno bel al di là di un ranking che oggi le relega al n.145 della classifica mondiale: depressione, burnout. 

Sconfitto nelle qualificazioni in Belgio, Mpetshi Perricard si è aperto con i cronisti confidando quel che da tempo sente inquinargli testa, cuore e gioco: "Non va bene nulla, a parte il servizio - ha dichiarato - È innegabile che gli ultimi mesi siano stati difficili. Ci sono stati molti aspetti negativi, sia nel mio gioco che fuori dal campo. Sto cercando, un passo alla volta, di rimettere insieme i pezzi, ma non è affatto semplice. Ci vorrà molto tempo".

Eliminato a Wimbledon al primo turno dal tedesco Hanfmann, l'ex top30 di belle speranze ha raccontato come "già dopo Wimbledon è stata dura dal punto di vista mentale; non mi sono nemmeno allenato al rientro da Londra. Ho staccato, e anche parecchio. In seguito ho affrontato la tournée nordamericana perché dovevo farlo, ma non avevo l'atteggiamento mentale giusto. Se fosse dipeso solo da me, non ci sarei andato. Lo stesso è accaduto dopo lo US Open: ho staccato completamente. Ho smesso di guardare il tennis, ho giocato una volta ogni due o tre giorni; ero esausto e, per giunta, non avevo più un allenatore".

Era stato lui a voler interrompere la relazione con Greg Rusedski per poi affidarsi a Maxime Tchoutakian, sodalizio scioltosi al termine degli US Open. Indizi oggi evidenti di un malessere che nulla aveva a che vedere con la qualità del loro rapporto e che andava invece alimentandosi da coni d'ombra che il francese sentiva crescere dentro di sé. Battuto da Rodionov a New York, Mpetshi Perricard fece ritorno a Dubai (dove risiede) solo per prendere fino in fondo coscienza della situazione che stava vivendo: "È una situazione un po' deprimente, lo so. Si può riassumere come una sorta di depressione, un burnout. I miei amici mi sono stati vicini e mi hanno aiutato. Mi hanno dato un grande sostegno in un periodo in cui le cose non andavano affatto bene".

Stretto nella morsa degli affetti a lui più cari, l'ex campione di Basilea e Lione ha iniziato la lenta risalita, "un percorso difficile - ha sottolineato - in salita, e per ora anche lungo, ma bisogna perseverare. Non è affatto semplice. Bisogna cambiare mentalità. È dura, davvero molto dura. Credo che ce la farò, ma ci vorrà del tempo". 

Intanto Mpetshi Perricard ha trovato un coach cui affidarsi per la risalita, lo spagnolo Juan Ozon, con lui anche di recente a Bruxelles. Una relazione, la loro, appena nata e su cui il francese si è mostrato ottimista - "Non è tutto da buttare quel che facciamo in allenamento" - salvo poi tornar lucido nel mettere a fuoco quel che più lo condiziona una volta sceso in campo: "Durante le partite vengo frenato da troppi fattori, comincio ad avere dei dubbi e la fiducia viene a mancare. L'unica cosa a cui posso aggrapparmi è il mio servizio - ha concluso il francese - Per ora, è l'unica arma che può salvarmi. Faccio davvero molta fatica in tutti gli altri aspetti del gioco. È un dato di fatto. Ora, ripartiamo da qui. In ogni caso, si può solo migliorare".

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