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ATP Montreal, Shelton: "La mia miglior partita, ma non è ancora finita"

Il campione in carica del Masters canadese riflette dopo la vittoria contro Mensik: "Ha funzionato tutto alla perfezione". Sul contingente americano capace di portare tre semifinalisti: "Siamo tanti, e io sono un gran sostenitore del tennis a stelle e strisce"

12 agosto 2026

Ben Shelton (Getty)

Ben Shelton (Getty)

E' rimasto solo lui, Ben Shelton. Il campione in carica del torneo è l'unico giocatore rimasto in tabelline ad aver già vinto un Master1000 in carriera: l'anno scorso, proprio qui in Canada. Il resto della muta degli inseguitori è tutta a caccia del primo acuto. Tra chi invece era già riuscito a mettere in bacheca un primo allora figurava Jakub Mensik, dismesso agevolmente dalla testa di serie n.5 del seeding in due comodi set. 

"È stata una grande serata per me - ha riflettuto Shelton di fronte ai microfoni a fine match - Penso che in giornate come questa, quando tutto funziona alla perfezione, sia un po’ più facile. Stasera sono riuscito ad analizzare quello che stava succedendo dall’altra parte del campo e a trovare dei modi per essere efficace, e ho eseguito tutto molto bene".

Tutto, dice lo statunitense, salvo poi addentrarsi nel dettaglio della sua performance: "Penso che il modo in cui ho risposto al servizio, la concentrazione che ho mantenuto dall’inizio alla fine, la mia continuità, il fatto di essere riuscito a entrare nei suoi turni di servizio senza perdere mai il mio: è stata la mia prestazione migliore e più completa finora questa settimana".

Nonostante tre dei quattro semifinalisti del torneo siano tutti a stelle e strisce, il fattore casa spiega solo fino a un certo punto la bontà della prestazione di Shelton e dei suoi connazionali. Molto ha inciso sulla performance del top10 la "combinazione tra il campo e le palle da gioco: è un campo in cemento lento, ma la palla rimbalza molto alta. Questo rende il mio servizio molto efficace, ma allo stesso tempo mi dà il tempo di costruire il gioco e imprimere potenza ai miei colpi da fondo. Credo che la combinazione di tutti questi elementi mi renda difficile da affrontare, soprattutto quando rispondo bene e riesco a entrare nei turni di servizio dell’avversario"

Le sei palle break costruite sono lì a testimoniarlo, così come il 90% di rendimento con la prima di servizio, i 18 vincenti messi a segno a fronte di soli 3 gratuiti concessi. Numeri inattaccabili, nonché monito per il suo prossimo rivale.

"Sono sempre un grande sostenitore di tutti i giocatori americani e mi ha fatto davvero piacere vedere quanti dei nostri ragazzi abbiano avuto successo - ha ancora commentato Shelton sfogliando il tabellone dei semifinalisti rimasti in gara - Non si tratta di uno o due giocatori, ma abbiamo distribuito un po’ il successo tra Taylor, Foe, Tommy, Sebi, Nakashima, Learner, Michelsen e tanti altri che hanno fatto grandi percorsi nei tornei. Penso che sia davvero bello vedere la direzione che sta prendendo il tennis nel nostro Paese".

Da Humbert a Shelton: tutti i mancini in Top-100

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Per quanto preferisca il ruolo di 'unerdog', Shelton non mente quando si definisce giocatore amante delle grandi arene e capace di rendere al meglio quando di scena di fronte a un grande pubblico. Tuttavia, qui a Montreal, i favori del pronostico sono ancora tutti per lui: per status, ranking, età ed esperienza. "Not done yet", "non è ancora finita", ha scritto sulla telecamera a fine partita. Concetto da lui ribadito in conferenza stampa:

"Penso che ci sia ancora tantissimo da guadagnare rimanendo qui. Ovviamente credo che il mio tennis sia migliorato sempre di più partita dopo partita, ed è questa la cosa più bella di questi tornei: hai l’opportunità di sfruttare il momento, continuare a costruire il tuo gioco e migliorare partita dopo partita, sera dopo sera. Quindi essere di nuovo qui domani, avere finalmente un po’ di continuità e giocare due giorni consecutivi, credo sia ottimo per il mio livello e per il mio gioco".

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