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"Certo che mi immagino con il trofeo - dice lo spagnolo - ma lo faccio in ogni torneo. Giochiamo per vincere. Anche partendo dalle qualificazioni, devi pensarla così. Però le partite sono talmente difficili che guardare troppo avanti può essere un errore. Ora penso solo ai quarti"
25 marzo 2026
C’è un momento, nella cavalcata di Martin Landaluce a Miami, che racconta tutto: match-point contro, risposta di rovescio vincente e la scelta lucida, coraggiosa, di andare a prendersi il punto. Da lì nasce un’altra vittoria pesante, quella su Sebastian Korda, e soprattutto la sensazione che qualcosa stia davvero cambiando. Lo spagnolo, numero 151 del ranking, è ai quarti del Miami Open e adesso sfida Jiri Lehecka.
"Mi sento benissimo – racconta lo spagnolo – ed è davvero speciale essere nei quarti di finale di un torneo così. Il pubblico è stato incredibile in queste partite, oggi mi ha dato una spinta enorme. Mi ha aiutato a lottare, a restare dentro al match. Sono felicissimo del livello che sto esprimendo e voglio continuare così".
La settimana di Landaluce nasce quasi per caso, o almeno così sembrerebbe. Ranking fuori dai primi 150, ingresso dalle qualificazioni, eppure una convinzione crescente nei propri mezzi: "A Indian Wells ero entrato all’ultimo, qui è stato simile. Non guardo troppo queste cose, ma anche da numero 151 Atp sentivo di poter fare un grande torneo. Sto giocando bene, lo sapevo. Dovevo solo mettere insieme i pezzi: essere più aggressivo, andare a prendermi le partite. E qui sto riuscendo a fare tutto questo".
Il punto di svolta, forse, è proprio quell’atteggiamento nei momenti decisivi. "Sul 6-5 sotto, con match point contro, pensavo la stessa cosa: essere aggressivo, andare a prendermi il punto. Ho tirato un vincente, ed è stato bellissimo salvare così il match. Poi ho continuato sulla stessa linea: servizio, risposta, aggressività. Sono davvero felice di aver vinto in questo modo".
"Forse un anno fa ci avrei pensato di più - ammette parlando delle difficoltà di Korda - ma oggi no. Sapevo che sarebbe stato comunque capace di giocare un grande tennis. In quei momenti devi pensare a te stesso e basta. Pensare troppo all’avversario ti distrae".
Dietro alla crescita dello spagnolo c’è un ambiente ideale: la Rafa Nadal Academy, dove si allena da anni. Un contesto che ha lasciato un segno profondo, soprattutto dal punto di vista mentale. "Mi alleno lì da quando ho 14 anni. È un posto che sento come casa. Ho avuto la possibilità di allenarmi con Rafa, di parlare con lui, di osservare ogni giorno come lavora. La cosa che più mi ha colpito è il rispetto che aveva: anche quando avevo 15 o 16 anni giocava contro di me dando tutto, come se fossi un top player. Questo mi è rimasto dentro".
Nel percorso di Landaluce c’è spazio anche per il confronto con la nuova generazione spagnola guidata da Carlos Alcaraz. "Con Rafa e Carlos parlo ogni tanto. Rafa mi ha aiutato molto, abbiamo parlato anche recentemente. Carlos l’ho visto qui. Sono due persone fantastiche, vogliono il meglio per il tennis spagnolo e mi hanno sempre sostenuto". Eppure, in campo, la strada resta individuale: "Non ho chiesto nulla a Carlos per l'occasione. La strategia era semplice: giocare meglio di lui, andare a prendermi il match".
Quello che colpisce è la maturità con cui Landaluce gestisce un momento così importante: "Mi sto comportando in modo molto normale. Credo che per avere continuità bisogna fare sempre le stesse cose, avere abitudini. Questa settimana non mi sono mai permesso di essere passivo o di abbassare il livello. Contro questi avversari devi andare a prenderti la partita". Una consapevolezza che si lega anche alla difficoltà del circuito: "Oggi il livello tra top 100, top 150 e challenger è altissimo. Ci sono tanti giocatori forti che magari restano lì per mesi, poi quando arriva l’occasione fanno bene. Questa settimana per me è arrivata qui a Miami".
E adesso, inevitabilmente, lo sguardo va oltre. Anche se Martin prova a restare nel presente, l’idea di qualcosa di grande inizia a prendere forma. "Certo che mi immagino con il trofeo ma lo faccio in ogni torneo. Giochiamo per vincere. Anche partendo dalle qualificazioni, devi pensarla così. Però le partite sono talmente difficili che guardare troppo avanti può essere un errore. Ora penso solo ai quarti".
Con una certezza in più: la sensazione che questo non sia solo un exploit isolato. "La chiave di questo torneo è stata la fiducia. Credere che prima o poi il livello sarebbe salito. È successo nei primi turni, nei momenti difficili, e mi ha dato tanta sicurezza. Ora voglio continuare a sfruttare questa settimana al massimo, perché può essere molto importante per la mia carriera".