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L'allenamento

Rianna: "Così aiutiamo i giovani a vincere"

Il responsabile del progetto over 18 racconta il suo lavoro con Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego. "Oggi nel tennis si vince di squadra" dice. "Io sono un consulente, i rapporti coach-giocatore devono respirare"

di Alessandro Mastroluca | 24 maggio 2019

Nel tennis, oggi, si vince di squadra. Con Umberto Rianna, responsabile del progetto over 18, la FIT aggiunge una figura di consulente, di consigliere, che integra e valorizza il lavoro dei team privati. Da un paio di stagioni, racconta, collabora con Matteo Berrettini, Lorenzo Sonego e i loro coach, Vincenzo Santopadre e “Gipo” Arbino.

 

“Abbiamo capito che il momento più delicato dei giocatori è il passaggio dalla fase junior al professionismo. La Federazione mette a disposizione risorse, contributi, wild card, possibilità di allenarsi nei Centri tecnici. Si pone accanto ai ragazzi e porta un messaggio: ci vuole qualità. Quindi, per esempio, un preparatore atletico di alto livello, uno staff medico, il nutrizionista, il preparatore mentale. È il risultato di una sinergia sempre più stretta tra il settore tecnico e Michelangelo Dell'Edera, direttore dell'Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”.
L'esigenza della qualità non è il risultato di una spinta univoca dall'alto, spiega. “Ci sono stati anche dei team privati che hanno fatto capire alla Federazione l'importanza di un salto di qualità. La sinergia è importante”.

"Non sono il loro allenatore"

Nel rapporto tra la federazione e i coach dei giocatori, Rianna si pone come una figura complementare. “Non sono l'allenatore di Berrettini e Sonego, non sono nemmeno l'allenatore degli allenatori” spiega. “Vincenzo stabilisce il percorso, io vengo coinvolto, parliamo del percorso, dico la mia, Vincenzo insieme con me parla con Matteo” racconta a proposito di Berrettini. Con Sonego e Arbino, la situazione rimane identica. “I rapporti uno a uno diventano impegnativi, è difficile vedere un giocatore con un solo allenatore ormai. Ci sono più figure che devono essere complementari”.

 

All'inizio del suo percorso con i due giovani azzurri considerati più avanti di altri, anche in ottica Davis, ha ascoltato prima di proporre. “Ho cercato anzitutto di capire che tipo di ragazzi fossero, il loro background, più che esporre le mie idee ho cercato di capire le loro. Dagli errori che ho fatto nella mia ormai lunga carriera di allenatore, ho capito che se non conosci chi hai davanti non lo puoi aiutare, in nessun modo. Per aiutare il resto del team dovevo capire come ragionavano, come mangiavano, che percezione avevano di loro stessi. Questo ha richiesto più tempo”.

 

Berrettini era più avanti, non solo dal punto di vista tecnico. Il confronto con i team, comunque, fa emergere che in comune c'è un elemento fondamentale, il valore delle ambizioni.
“Questo aspetto è centrale. Noi possiamo cercare di dare degli strumenti ma nessuno può mettersi al posto di un altro in termini di consapevolezza, di passione. Ciascuno deve avere dentro la propria e svilupparla. Su questo mi sono confrontato con i team. Devi far capire loro che la volontà fa tanto ma ti porta fino a un certo punto, poi ci vuole anche la passione, l'ambizione. Non è un caso che Lorenzo e Matteo siano i due ragazzi più in linea con questa prospettiva. Sonego, se lo guardi da vicino, a volte sembra un bambino, nel senso buono, cioè si vede che gli piace quello che sta facendo. Poi è chiaro che sente l'emozione a Roma e magari gli viene qualche crampo che non ha ragioni fisiche. Sonego si sente bene, ci vuole proprio stare, si diverte. Lui ha passione, è coinvolto in quello che fa”.
Sono valori che anche Berrettini conosce bene. “Nel percorso di Matteo c'è il grandissimo merito di Vincenzo. E' stato educato a riconoscere questi valori, che sono forse più importanti del diritto e del rovescio. Senza quei valori non puoi valorizzare nemmeno il dritto e il rovescio. Non succede il contrario: le armi tecniche da sole non possono sopperire a eventuali mancanze di ambizione o di passione”.

 

Per fare risultati serve la volontà, ma soprattutto la passione

La storia

Rianna ha collaborato tre anni con Nick Bollettieri a Bradenton, ha lavorato anche con un giovane Tommy Haas. Ha allenato Simone Bolelli e Potito Starace, che seguiva con Bracciali e Luzzi nell'accademia Blue Team di Arezzo. Ha iniziato a occuparsi degli over 18 per la FIT nell'ultima fase della gestione dell'argentino Eduardo Infantino come direttore tecnico. Ha lavorato con quasi tutti, con l'eccezione di Napolitano e Quinzi. Poi il consigliere federale Graziano Risi e Filippo Volandri, nuovo direttore tecnico del centro nazionale di Tirrenia, lo hanno convinto a occuparsi principalmente di Berrettini e Sonego.

 

Sviluppa un concetto di squadra vincente. Nella logica di gruppo, spiega, “parlo con Gipo e Vincenzo più volte al giorno. Per me così è più facile, nel momento in cui sono direttamente coinvolto, vedere delle cose e dare dei consigli. Se vedo qualcosa che è importante segnalare, non solo dal punto di vista tecnico o tattico, il mio primo interlocutore è l'allenatore”.

 

"Aiuto, ma non definisco le linee guida"

La sua presenza permette di far respirare rapporti di lunga data, come sono quelli tra Berrettini e Santopadre e tra Sonego e Arbino: due guide che di fatto li hanno cresciuti. Nel recente torneo di Monaco di Baviera, per esempio, i due azzurri hanno viaggiato solo con Rianna. “In questi casi mi sostituisco nel lavoro pratico al coach anche dal punto di vista tecnico-tattico, ma le linee guida arrivano sempre dai loro coach”.

 

Al Foro Italico, Rianna ha affiancato Santopadre e Arbino in allenamento e nel box dei due giocatori durante le partite. In questi casi, nel corso del match, Rianna si limita agli incitamenti, agli incoraggiamenti, agli aspetti motivazionali del gioco.

"Matteo è più maturo, Lorenzo sta crescendo"

Questa chiara definizione dei ruoli funziona. I giocatori gradiscono, nonostante esperienze e caratteri diversi. “Matteo è più avanti, più maturo” spiega. Lo scorso settembre, per esempio, “convoca una riunione. Ci convoca tutti, da Santopadre, al mental coach, al padre. E dice a ognuno cosa si aspetta da lui. E' indicativo di un ragazzo di sostanza. Sonego sta crescendo, è da un po' di tempo che lavora con due preparatori atletici, uno a casa di cui si fida e uno che lo segue durante i tornei”.

 

L'attenzione di Rianna non si limita agli eventi. Va spesso a Torino e a Roma per seguire Sonego e Matteo Berrettini in allenamento e nella preparazione dei tornei. È coinvolto senza sostituirsi, accompagna e non si sovrappone. “E' questo il messaggio che deve passare ora. È fondamentale dare gli strumenti e che siano della massima qualità”. Non c'è altra strada per il successo.