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Tecnologie e accessori

Il guanto della sfida: e se fosse un vantaggio?

Le norme di sicurezza prevedono l’uso di guanti protettivi sulla mano non dominante, per non venire a contatto con la pallina. Istintivamente si pensa agli scomodissimi ( e introvabili) monouso in lattice. Ma ne esistono di specifici, lavabili, per migliorare la presa, sull’esempio del golf

di | 11 maggio 2020

Da oggi più di mezza Italia può tornare a giocare a tennis ma deve farlo con i guanti. In senso figurato: bisogna farlo con molta precauzione, rispettando protocolli e regole di sicurezza per non compromettere quel processo di graduale ripresa delle attività che stiamo affrontando. Anche però in senso reale, perché proprio le regole di sicurezza prevedono che i giocatori indossino, sulla mano non dominante (sinistra per i destrorsi e viceversa) un guanto protettivo.

Le indicazioni della FIT non obbligano a questa scelta i giocatori dal rovescio bimane che però, se scelgono di impegnare mani nude, hanno l’obbligo di usare il gel disinfettante alla fine di ogni game.

Quando si parla di guanti, in questi giorni, si pensa immediatamente a quelli monouso in lattice che vediamo utilizzati dagli operatori sanitari. Quei guanti che nessuno di noi (perlomeno nella zona di Milano) riesce più a trovare né in farmacia né al supermarket. 

Sono più rari delle mascherine, in Lombardia sono obbligatori sui mezzi pubblici (ma di questa carenza nessuno attualmente parla). E proprio avendo in mente questo tipo di guanto Matteo Berrettini ha pubblicamente dichiarato che non lo utilizzerebbe di sicuro, perché perde sensibilità nel suo rovescio.

Nessuno però si ricorda che una volta esistevano i guanti da tennis. E che un grande campione a cavallo tra Anni Sessanta e anni Settanta, il sudafricano Cliff Drysdale li utilizzava come un vantaggio, per migliorare la presa. Così giocando fu ingaggiato tra gli Handsome Eight, i professionsiti top, dal petroliere americano Lamar Hunt per far partire il suo World Championship tennis.

Drysdale fu n. 4 del mondo nel 1965, anno in cui raggiunse la finale ai Campionati degli Stati Uniti battuto solo da Manolo Santana e vinse il doppio agli Us Open nel 1972 in coppia con l’inglese Roger Taylor.

E nessuno ha istintivamente pensato che il guanto in pelle o similpelle è anche oggi un accessorio comunissimo tra i golfisti, che lo utilizzano proprio sulla mano non dominante della loro impugnatura, che è stretta parente di quella che noi tennisti usiamo per il rovescio bimane. I golfisti non mettono il guantino per distanziare il Coronavirus: lo indossano per migliorare la presa. Al punto che ne esiste anche una versione “da pioggia” per quelle giornate uggiose in cui si deve giocare ma l’impugnatura della mazza da golf rischia di trasformarsi in un’anguilla.

Ecco dunque un primo caso in cui si può valutare la possibilità di trasformare un problema creato dalla pandemia in un’opportunità. Perché non provare a giocare con il guanto sulla sinistra (o destra) per scelta? Il mercato offre già un’ampia gamma di guanti da golf che si prestano all’acquisto a cifre abbordabilissime (da quelli economicissimi in microfibra a meno di 10 euro fino ai più sensibili in pelle sottilissima che costano intorno ai 30 euro).

C’è però chi si è portato avanti con il lavoro come la Profiler di Collebeato, provincia di Brescia, che ha realizzato dei guanti in lycra che si chiamano SYT, acronimo di Save Your Tennis. Prevedono addirittura degli inserti in similpelle con “puntinatura siliconica” per garantire la migliore sensibilità al momento del lancio di palla. E presto arriveranno sicuramente analoghi prodotti dalla Dunlop, visto che Srixon (società del gruppo che sviluppa racchette da tennis e mazze da golf) ha già i guanti dal golf nel suo catalogo.

Insomma il guantino può essere non solo sicuro sotto il profilo sanitario: può diventare piacevole da indossare e addirittura utile a migliorare la presa e quindi l’efficacia dei nostri colpi. Poi si lava, si disinfetta e si riutilizza.

Questa volta lo slogan “provare per credere” può essere uno spunto per ricominciare a giocare con una curiosità nuova.