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Racchette e corde

Racchette dei Pro: perché le donne le vogliono più rigide degli uomini

Un tennista di genere maschile, a parità di livello tecnico e di preparazione fisica, tira più forte di una tennista di circa il 20%. Vediamo come questo dato impatta sulle racchette da tennis, sulle loro caratteristiche e sulle diverse scelte che i professionisti compiono in base al genere

di | 28 febbraio 2020

Il tennis maschile e il tennis femminile sono certamente differenti, ma si basano su fondamenta comuni che si poggiano su principi teorici che fanno riferimento alla fisica e alla dinamica calati nel mondo della biomeccanica. Un insieme complesso ma particolarmente affascinante che spinge i ricercatori a fondere conoscenza, ricerca e spesso intuito in una continua corsa verso la migliore performance e l’ottimizzazione della prestazione a tutti i livelli.
Dal punto di vista biomeccanico, come ci insegnano gli esperti del settore, le differenze fra tennis maschile e tennis femminile, dipendenti dalla conformazione muscolo-scheletrica come pure da quella tendineo-muscolare, determinano delle specificità che devono trovare espressione, nell’ambito della scelta dell’attrezzatura, in una differente scelta di racchette, corde e tensioni di incordatura.

Proviamo a osservare quello che accade in ambito ATP e WTA e cerchiamo di declinare su scala minore - quella che molto spesso ci coinvolge direttamente - le esigenze che emergono nel tennis maschile e nel tennis femminile.

La premessa necessaria è che la potenza generata da un tennista di genere maschile, a parità di livello tecnico e di preparazione fisica, si differenzia da quella generata da una tennista di genere femminile per una percentuale di circa il 20%.

Questo significa che i maschi adulti sono potenzialmente in grado di esprimere una potenza all’impatto con la sfera, superiore di un quinto rispetto a quanto sono in grado di fare le giocatrici.

La minore potenza a disposizione ha come conseguenza che le ragazze compensano generalmente con un allungamento del tempo di preparazione e di successiva accelerazione con tempi di esecuzione leggermente maggiori (20-50ms) rispetto a quelli riscontrabili in ambito maschile (anche se molto spesso anche la personalizzazione del gesto comporta una variabilità sicuramente non trascurabile).

È necessario però mettere in evidenza che in termini di velocità di palla, quella espressa dai ragazzi non si discosta molto da quella prodotta dai colpi delle ragazze e dunque la domanda che spesso viene da porsi è: dove si “nasconde” quel 20% di potenza addizionale che il tennista maschio è in grado di generare.

La velocità media generata in uno scambio in ambito maschile a livello professionistico va dai 115 ai 130km/h con vincenti che possono raggiungere i 160-170km/h. In campo femminile la velocità media scende leggermente ma il range di scambio va dai 110 ai 125km/h, differenza tale da non giustificare la differenza di cui abbiamo parlato.

E allora? Dove sta la differenza? La risposta è abbastanza semplice ed è insita nel modo in cui la palla gira, ovvero nella rotazione impressa alla pallina che per i maschi è decisamente maggiore rispetto a quella delle femmine.

È interessante in questi termini ricordare che il concetto alla base della “pesantezza di palla” contiene all’interno due differenti componenti, la componente di velocità lineare e la componente di velocità rotazionale; la prima, connessa all’energia cinetica, è legata al quadrato della velocità con la quale la palla si muove, mentre le seconda al quadrato della velocità angolare della palla che ruota nello spazio.

In sintesi dunque la palla dei tennisti non viaggia molto più velocemente di quella delle ragazze ma la differenza sostanziale risiede in come la palla ruota nello spazio tracciando traiettorie differenti che passano più alte sulla rete per poi abbassarsi velocemente e rimbalzare più alte verso l’avversario.

Giunti a questo punto la domanda che ci si dovrebbe porre è se, in termini di attrezzatura, la racchetta utilizzata dalle ragazze non debba essere differente da quella utilizzata dai ragazzi e come la scelta della racchetta possa influenzare, in termini positivi o negativi, la performance del giocatore e della giocatrice. Come vedremo, ci saranno delle sorprese!

Per partire prendiamo spunto da quello che possiamo osservare in ambito professionistico e vedremo come in questi termini siano evidenti alcuni elementi molto interessanti che avvalorano in termini pratici le considerazioni che abbiamo portato innanzi sino ad ora in termini “teorici”.

I giocatori maschi che frequentano il circuito ATP utilizzano per una percentuale di circa 65-70% attrezzi di tipo “boxed”, ovvero racchette sottili e da controllo, telai che essendo più flessibili (con valori di 62-65RA) regalano meno potenza e più controllo ma che consentono di sbracciare in sicurezza senza perdere la palla.

La generazione delle rotazioni è sicuramente inferiore rispetto ad attrezzi di tipo profilato ma la confidenza che regalano per la loro natura “controllosa”, accoppiata in alcuni casi a pattern 16x20 18x20 18x19, consente di tirare a braccio sciolto senza “perdere” la palla.

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In buona sostanza dunque i maschi scelgono un attrezzo sottile e flessibile, con un piatto più piccolo e con pattern in alcuni casi fitti, che regala meno potenza e rotazioni “gratuite” ma che è in grado di compensare, con un elevato grado di controllo, le azioni condotte alla massima velocità e con elevato sviluppo di potenza.

In ambito femminile le percentuali si invertono e fanno segnare una netta prevalenza, con una percentuale di circa 2/3, delle racchette di tipo profilato, ovvero racchette più spesse e rigide (che hanno valori di rigidità prossimi ai 68-72 punti RA) che consentono una generazione di potenza “gratuita“ superiore ma che allo stesso tempo consentono di sentire meno il contatto con la palla data la maggiore reattività del telaio ed all’uscita più fulminea della sfera dal piatto corde.

In ambito femminile si prediligono attrezzi più rigidi e potenti, con piatti corde più ampi e pattern larghi, con una attitudine alla potenza ed alla presa delle rotazioni maggiori in grado di compensare la minore potenza espressa durante le esecuzioni dei colpi.

Molto interessante notare come le tensioni adottate dai ragazzi siano in media inferiori a quelle utilizzate dalle ragazze, scelta che potrebbe sembrare strana data la maggiore potenza generata e la necessità di contenere l’energia con un piatto corde più rigido, ma al contrario la scelta ha una sua ragione, legata al fatto che le tensioni più basse, consentono di massimizzare la presa delle rotazioni della palla e garantire una complessità che difficilmente si potrebbe avere a tensioni molto alte se non con una velocità di braccio impressionante.

Al contrario le ragazze tendono a tirare maggiormente le corde, (anche 2-4kg in più dei colleghi maschi), e il motivo è legato al fatto che ricercando la massima velocità lineare (ma con una rotazione inferiore) sono costrette ad innalzare la tensione d’incordatura per ottenere un sufficiente livello di controllo in fase di esecuzione dei colpi.

Da mettere sul piatto della bilancia dunque la performance ma non dimentichiamo che spesso i giocatori in ambito professionistico fanno i conti, in modo diretto o indiretto, anche con gli effetti che l’utilizzo di un attrezzo comporta in relazione all’utilizzo di corde e tensioni; gli effetti sulle articolazioni di polso gomito e spalla sono un elemento da considerare a tutti i livelli, cosa che dobbiamo fare anche noi nelle battaglie che consumiamo ogni qualvolta scendiamo in campo e scelte sulle quali è bene operare con estrema attenzione facendo ricorso a specialisti del settore.