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Racchette e corde

Il dizionario della racchetta

Alla scoperta della terminologia da sapere per orientarsi al meglio quando si deve scegliere un nuovo attrezzo o personalizzare il nostro per ottenere le migliori prestazioni

di | 11 ottobre 2019

Grommet, sweet spot, overgrip: quando si entra in un negozio specializzato si sentono parole strane, misteriose. La gente spesso parla con un linguaggio da iniziati.
In realtà questi termini sono i riferimenti base della terminologia tecnica che serve per comunicare con gli esperti, per capirsi, per sapere "di che cosa parliamo quando parliamo di racchette da tennis". 
Dunque conoscerli, almeno a grandi linee, e saperne il significato aiuta; sia a far bella figura con gli amici "racchettomani", sia (soprauttto) quando si va alla ricerca dell'attrezzo più adatto al nostro gioco e si va a chiedere consiglio a un negoziante specializzato o al proprio maestro. 
Per quento abbiamo pensato di condividere con voi una prima bella infarinatura di base. Partendo da "A" come...

Antivibrazione: il gommino (ne esistono di diverse forme e dimensioni) utilizzato per smorzare le vibrazioni delle corde. Posizionato solitamente nella parte inferiore del piatto, al di sotto del reticolo. Agisce di norma sulle corde verticali centrali ma il regolamento non vieta di posizionarlo anche orizzontalmente, purché al di fuori dello schema di incordatura.

Bilanciamento: il punto di equilibrio di un telaio espresso in centimetri misurati a partire dall’estremità dell’impugnatura. La diminuzione del peso medio delle racchette, che si è registrata negli ultimi anni, ha richiesto, per poter mantenere la spinta, un progressivo spostamento del punto di bilanciamento verso la testa della racchetta. Il dato del bilanciamento può essere utilizzato come buon indicatore dell’adattabilità di un attrezzo agli stili di gioco base.

Il gusto medio dei tennisti e l’esperienza dei test suggerisce che chi predilige il gioco da fondocampo, sia in termini aggressivi che in termini di contenimento, non disdegna un bilanciamento spostato verso la testa della racchetta (da 32,5 cm in su), dato che favorisce anche le rotazioni (più che altro la facilità nel dare accelerazione alla testa della racchetta). Diversamente gli amanti del serve & volley preferiscono un bilanciamento più neutro, al cuore (32/31,5 centimetri) che offre stabilità e controllo nei colpi al volo e maggiore manovrabilità nelle esecuzioni sopra la testa. Di racchette bilanciate al manico (da 31 cm in giù), non si ha praticamente notizia. Con i pesi piuma di oggi, rischierebbero di non far arrivare la palla a scavalcare la rete.

Centro di percussione: La zone del piatto corde che offre il minor shock all’impatto con la palla (vedi Sweetspot).

Controllo: La capacità di una racchetta di indirizzare la palla con precisione in termini di direzione, altezza e profondità.

Damper o Dampener: vedi Antivibrazione.

Elasticità: Si parla di elasticità più correttamente in termini corda che non di telaio. Una corda (e il conseguente piatto corde) più elastica ha la peculiarità di tornare in posizione, dopo l’impatto con la palla, più velocemente. Questa caratteristica genera più spinta e di solito è abbinata a una maggiore tenuta della tensione originaria, fino al momento della rottura per usura. (vedi anche Resilienza).

Fusto: indica la parte di una racchetta che unisce il manico al piatto corde (taluni la usano anche come sinonimo di telaio.

Gola: area di congiunzione tra impugnatura e ovale, costituita da due bracci che si allungano a sostegno del piatto corde. Funzione primaria della gola è la stabilizzazione del telaio.

Grip: “bendaggio”, in cuoio o in materiali sintetici gommosi, di un certo spessore che ricopre l’impugnatura al fine di migliorare la presa.

Grip (misura del): La misura dell’impugnatura è tradizionalmente indicata negli Usa da 4 1/8 a 4-5/8, quello che normalmente in Europa si traduce in numero semplici da 1 a 5. Detto immediatamente che la più comune oggi è la n. 3, esiste un criterio per calcolare correttamente la propria. Impugnando la racchetta con la classica presa “eastern” di diritto (che si ottiene semplicemente collocando la racchetta a terra e afferendola all’impugnatura per sollevarla) si deve riuscire a inserire il dito indice della mano libera, tra il palmo della mano che impugna e il dito medio della stessa.

C’è chi dice che sia meglio utilizzare la misura di grip più grande possibile. Va però considerato che mentre un’impugnatura piccola si può sempre ingrandire con overgrip o apposite semplici customizzazioni, l’operazione contraria è molto complessa.

Grommet
: vedi passacorde.

Impugnatura
: così denominata poiché costituisce la parte adibita a impugnare la racchetta. Di forma ottagonale, presenta facce e spigoli che dal tacco si estendono verso la gola rappresentano il punto di riferimento per le diverse prese dette Continental, Eastern, Semi western e Western.

Inerzia (o Swingweight): Un dato moderno e importantissimo: il bilanciamento dinamico, la capacità di spinta del telaio che incide sul “peso” del colpo e sulla maneggevolezza dell’attrezzo. Viene rilevato dalle apparecchiature in laboratorio (tipo Diagnostic Center Babolat) bloccando l’impugnatura in una specie di morsetto e facendo oscillare la racchetta, avanti e indietro (foto qui sopra), come se un giocatore la muovesse simulando colpi a vuoto. Il rilevamento numerico esprime l’attitudine alla spinta e dipende da come è stata effettuata la distribuzione di pesi e masse nel telaio.

Più il dato è elevato (la media di una racchetta agonistica è intorno ai 320 punti), maggiore è la capacità di spinta della racchetta. Ciò ovviamente contrasta con la maneggevolezza, che dunque sarà inversamente proporzionale. Le racchette moderne tendono a mantenere valori elevati di inerzia, di attitudine alla spinta contenendo il peso complessivo ma spostando pesi e masse verso la testa della racchetta. Scegliendo una racchetta bisogna tener presente che un dato di inerzia elevato è difficile da modificare (riducendolo) in sede di customizzazione. Al contrario si può aumentare facilmente l’inerzia di un telaio aggiungendo peso in testa in modo adeguato.

Longbody: è il termine con cui vengono definite le racchette di lunghezza superiore ai tradizionali 68,5 centimetri (27 pollici). Comparse nei primi anni ’90, Michael Chang ne fu uno dei primi e più celebri utilizzatori.

Lunghezza: la misura standard di lunghezza di una racchetta da tennis è di cm 68,5 (27 pollici). Il regolamento consente di arrivare fino a 29 pollici (cm 73,7). Oggi esistono molti modelli di racchetta di lunghezza superiore alla standard (tra i 70 e i 71 centimetri).
Una racchetta più lunga aggiunge un po’ di allungo nei colpi da fondocampo e nel servizio, dove garantisce una leva maggiore. Complessivamente, a parità delle altre caratteristiche, una longbody è un po’ più potente di una tradizionale. Di solito è anche un po’ più leggera della analoga versione ‘standard’, perché in caso contrario diventerebbe difficile da manovrare.

Maneggevolezza: La facilità, e dunque la velocità, con cui si muove la racchetta nell’aria.

Massimo Coefficiente di restituzione (area): la zona del piatto corde che offre la massima spinta alla palla (vedi Sweetspot)

Midsize: (vedi Ovale) si riferisce alle dimensioni del piatto corde. E’ il termine che indica gli attrezzi che vanno dagli 80/85 pollici quadrati ai 95 pollici quadrati (sq.in.)

Midplus o Midsize Plus:
 (vedi Ovale), si riferisce alle dimensioni del “piatto corde”; è il termine che indica gli attrezzi che vanno dai 98 ai 100 pollici quadrati.

Mascherina: sagoma plastificata (stencil) all’interno della quale è ricavato il logo dell’azienda. Serve per dipingere un marchio sull’incordatura.

Ovale: anche detto “Piatto corde”, dalla forma ellittica, più o meno allungata, a seconda delle dimensioni. Oggi i formati si possono riassumere in quattro maxi categorie: Midsize (da 85 a 92 pollici quadrati, cioè da 548 a 593 cm²), Midplus (da 93 a 105 pollici quadrati, 594-677 cm², Oversize (OS), (da 106 a 115 pollici quadrati, 678-741 cm²), Super Over size (oltre i 116 pollici quadrati, 742 cm²).

A parità di caratteristiche (peso, bilanciamento, materiali ecc.ecc) un piatto corde più grande offre più potenza e uno sweetspot (area utile di impatto) più grande, dunque perdona di più i colpi decentrati. Il regolamento dice che la massima lunghezza di una corda verticale può essere cm 39,4, quella di una corda orizzontale cm 29,2.

Oversize: dimensione del piatto corde che supera i 105 pollici quadrati (678 cm²).

Overgrip: rivestimento, simile al grip ma più sottile, con cui si ricopre l’impugnatura per migliorare l’aderenza della presa e assorbire il sudore.

Passacorde: fori collocati lungo l’ovale della racchetta, attraverso cui avviene il passaggio della corda, in uno o due spezzoni.

Peso: il peso è il dato più semplice da leggere in una racchetta, ma resta uno dei più significativi. Negli ultimi trent’anni, il peso dell’attrezzo tennistico è andato riducendosi grazie alla tecnologia, che ha consentito di scendere al di sotto dei 250 grammi mantenendo ottime capacità di spinta. Trent’anni fa, all’epoca delle racchette di legno, i primi 10 tennisti del mondo e i principianti assoluti scendevano in campo con attrezzi sostanzialmente identici, il cui peso superava abbondantemente i 400 grammi.

Oggi il tennista del circuito Atp si fa di solito appesantire il telaio di serie che per la fascia media di utenza agonistica si aggira tre i 300 e i 315 grammi portandolo intorno ai 340 grammi. Il principiante, ma anche il buon giocatore di circolo o l’over 45 agonista, possono serenamente puntare su un attrezzo che pesa tra i 270 e i 300 grammi. Di certo, al momento della scelta, devono interfacciare il dato del peso con quello del bilanciamento.

Se vogliono veder soddisfatta l’esigenza di spingere forte anche con telai-piuma devono sincerarsi che la distribuzione di quel peso e delle masse del telaio sia stata opportunamente collocata verso la testa della racchetta, in modo da garantire la spinta e l’accelerazione necessarie. Va considerato che, a parità di altre caratteristiche, più una racchetta è pesante più è potente, stabile e meno trasmette shock da impatto con la palla.

Nel valutare che peso deve avere la nostra racchetta ideale si può tenere presente che i giocatori di alto livello preferiscono racchette piuttosto pesanti ma con bilanciamento neutro o “head light”, leggere in testa, per non perdere maneggevolezza. Le racchette leggere (da 300 grammi in giù) ma con bilanciamento verso la testa (head heavy) che oggi sono frequenti sul mercato (prima a lanciarle, all’inizio degli anni Novanta, fu la Wilson, con il sistema Hammer) hanno ottenuto il risultato di aumentare la maneggevolezza senza perdere potenza nei colpi da fondocampo. Per contro c’è da considerare che riducendo il peso aumenta lo shock da impatto trasferito al braccio.

Piatto corde: area costituita da un intreccio di corde verticali e orizzontali, nella quale avviene l’impatto con la pallina (vedi Ovale).

Piombo: normalmente sotto forma di nastro, è utilizzato per appesantire a proprio piacimento la racchetta. La sua collocazione all’interno dell’ovale della racchetta ne modifica anche il bilanciamento (esempio tipico , a “ore tre” e “ore nove”) verso la testa, generado potenza ma riducendo la maneggevolezza.

Ponte: parte inferiore dell’ovale che ospita il passaggio delle corde verticali centrali.

Potenza: la capacità di una racchetta di generare potenza, peso e profondità di palla.

Punto Nodale: La zona di piatto corde dove l’impatto con la palla genera meno vibrazioni successive (vedi Sweetspot)

Resilienza: termine che indica la capacità di risposta elastica di una corda, che si misura con il tempo che il reticolo impiaga a tornare nella posizione di partenza, dopo l’impatto con la palla. Una corda più resiliente è più viva e offre più spinta.

Reticolo (delle corde) o String pattern
: il fatto che il reticolo delle corde sia più o meno fitto influenza non poco le prestazioni e le sensazioni di gioco. Un reticolo meno fitto (16x19 o 16x18, dove il primo dato è riferito alle corde verticali e il secondo le orizzontali) flette di più all’impatto e offre quindi più spinta. A parità di tensione e di piatto corde, un reticolo meno fitto si fa sentire meno rigido all’impatto e, grazie a una maggiore penetrazione della palla, è in grado di dare più rotazione. D’altro canto le corde sono più libere di spostarsi e quindi si consumano maggiormente. Il reticolo più fitto (il classico 18x20), flettendo meno, spinge meno e arrota meno, ma controlla di più e garantisce maggiore durata alla corda.

Rigidità: questo dato esprime semplicemente il grado di flessione del telaio all’impatto con la palla. Meno il telaio flette, meno energia disperde.

Dunque a maggiore rigidità corrisponde maggiore potenza (a parità di peso, bilanciamento, masse ecc). E’ un falso mito il concetto che una racchetta flessibile spinga più di una rigida perché in grado di offrire un maggiore “effetto catapulta”. La palla infatti rimane sul piatto corde per 3-5 millisecondi. Meno del tempo necessario al telaio per recuperare dopo la flessione al’indietro. Di fatto questo dato è significativo anche per altri due elementi: il comfort e la precisione. Una racchetta molto rigida potrebbe risultare poco confortevole se non vedesse applicati sufficienti dispositivi anti-shock. Al tempo stesso una racchetta che flette poco all’impatto è più precisa di una che flette maggiormente.

In linea di massima a maggiore spessore del telaio corrisponde maggiore rigidità e, a differenza di quanto si potrebbe comunemente pensare, spesso i telai pensati per il tennista di club sono più rigidi di quelli dei professionisti.

Va tenuto comunque presente che una racchetta più rigida è più potente, ha uno sweet spot più ampio, trasmette più shock al braccio di chi la impugna (dunque chi ha problemi a polso, gomito o spalla si troverà più a suo agio con telai non troppo rigidi) ed è in grado di imprimere meno top spin alla palla perché essa tende a uscire prima dal piatto corde. L’utilizzo di materiali sempre più evoluti e la loro distribuzione “strategica” sta rendendo sempre meno rigidi questi parametri.

Shock (da impatto): la forte oscillazione, contraccolpo, iniziale che la racchetta subisce all’impatto con la palla. Lo shock, più delle vibrazioni, è ritenuto il responsabile di tanti malanni al braccio dei tennisti. E’ minimo o inesistente quando si colpisce la palla nello Sweetspot e in particolare nel Centro di Percussione del piatto corde. Racchette leggere, rigide e dal piatto corde più piccolo e incordate con tensioni più alte trasmetteranno più shock al braccio del giocatore rispetto a telai più elastici, pesanti dal piatto corde più ampio e dalla tensione più contenuta.

Spessore: lo spessore del telaio viene di solito rilevato con il calibro in 4 punti: testa, spalle, cuore, fusto (appena prima dell’impugnatura). A spessori maggiori corrisponde nella magior parte dei casi maggiore rigidità e, dunque, a parità di materiali e di distribuzione degli stessi, maggiore potenza. Non a caso i telai dei giocatori professionisti, che di solito cercano più il controllo della potenza, sono in media più sottili di quelli delle colleghe donne e degli attrezzi destinati al pubblico degli amatori. I valori oscillano tra un minimo di 17/18 mm fino a un massimo di 28/30 mm. Oltre alla potenza, lo spessore condiziona molto spesso la resa degli effetti, specie il top spin. E’ difficile che a spessori elevati corrisponda anche una elevata capacità di imprimere rotazioni in top spin.

String pattern: vedi Reticolo

Sweetspot: Per sweetspot si intende quell’area del piatto corde in grado di offrire la massima spinta e il miglior controllo producendo meno vibrazioni e shock da impatto. In verità gli Sweetspot sono tre. Uno è il Centro di Percussione di un piatto corde: la zona che produce il minore shock da impatto (quello in cui la palla quasi non si sente n.d.r). Il secondo è il Punto Nodale, l’area dove l’impatto produce meno vibrazioni post-impatto, che in realtà sono meno dannose per il braccio rispetto agli shock. Il terzo è l’area del Massimo Coefficiente di Restituzione d’energia, cioè quella in cu la racchetta esprime la massima potenza. Delle tre aree, che non sono coincidenti, di solito il punto di maggior spinta è quello posto più in basso.

Swingweight: (vedi Inerzia)

Tacco: posto all’estremità del manico, il tacco chiude l’impugnatura della racchetta. Ha solitamente una forma ottagonale.


Tensione consigliata: indicata quasi sempre direttamente sul telaio della racchetta è costituita dai valori massimi e minimi entro i quali, secondo il produttore è meglio mantenersi per sfruttare al meglio le caratteristiche dell’attrezzo. In taluni casi i costruttori non garantisco telai incordati a tensioni superiori a quelle consigliate. La tendenza generale, è in realtà di consigliare un range di tensioni più elevate rispetto alla media d’uso non solo dei praticanti comuni, ma degli stessi professionisti. Oggi sono pochi i tennisti che, nonostante piatti corde ampi, superano i 25/26 kg di tensione. Sempre più frequenti quelli che scendono addirittura, sotto i 20 kg. Da ricordare: tensioni più basse producono maggiore potenza. Tensioni più alte, maggior controllo (se si hanno mezzi tecnici e fisici adeguati). Corde più sottili offrono maggiore potenza e maggiori rotazioni ma, ovviamente, minore durata. 

Testa: parte superiore dell’ovale.

Torsione: Il modo di reagire della racchetta e del suo piatto corde sull’asse dell’impugnatura quando la palla viene colpita fuori centro. Un dato che può essere migliorato aggiungendo peso sull’ovale a “ore 3” e “ore 9”.

Vibra stop: vedi Antivibrazione.

Vibrazioni: Il vibrare a bassa frequenza, che una racchetta genera dopo l’impatto con la palla e che il giocatore percepisce. Questa frequenza è più o meno alta in funzione della maggiore o minore rigidità del telaio. Non ha niente a che fare con la vibrazione delle corde e dunque non può essere assorbita con i classici gommini (dampers). Le vibrazioni sono minime quando si colpisce la palla nel Punto Nodale (vedi) del piatto corde. Il modo migliore per limitarle è scegliere telai dal peso consistente e incordarli a tensioni medio basse.