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Racchette e corde

Le nuove eco-palle: ecco il blind test

Abbiamo assaggiato in campo la pallina che Wilson, palla ufficiale degli Us Open, ha presentato: scatola di cartone, priva di pressione, promette di durare addirittura quattro volte di più delle normali

di | 16 settembre 2019

Come sta accadendo recentemente, gli americani di Wilson hanno puntato forte su marketing e comunicazione per il lancio di un nuovo prodotto. Era successo così per la novità assoluta di Clash, per le nuove edizioni delle Blade (v 7.0), e sta succedendo ora che è il turno di Triniti.
Ma non si tratta più di innovativi telai o di aggiornamenti di racchette già esistenti.
Triniti è la nuova pallina Wilson che l’azienda sponsor dello Slam di New York ha presentato qualche giorno fa via social, accompagnando l’annuncio con una serie di numeri abbastanza impressionanti: 400 milioni di palline nelle discariche di tutto il mondo, 125 milioni di tubi di latta o plastica, 40 mila tonnellate di rifiuti plastici ad appesantire il bilancio complessivo del pianeta.
Ecco che allora, come vi abbiamo già anticipato in fase di presentazione, Wilson ha deciso di convogliare le risorse di ricerca e sviluppo su un prodotto ecosostenibile.
Da un lato la confezione: un semplice cartone (visto che la pallina non è pressurizzata), che abbiamo visto in versione grafica da prototipo per il test. Dall’altro la pallina: sfera di caucciù (laddove viene incollato il feltro) più spessa del normale per garantire capacità di rimbalzo e nessun gas all’interno. Di fatto è depressurizzata.
Ma a differenza di palline Red Orange o Green, quelle utilizzate per i bambini in fase di apprendimento, questa rimbalza eccome. E addirittura promette di durare quattro volte tanto rispetto alle 'colleghe' pressurizzate normalmente.

Siamo scesi in campo per una sorta di test al buio; mescolando le quattro Wilson (marchiate solamente con il numero 1) con altre 16 palline nuove di tre brand differenti. Abbiamo giocato per circa tre ore su campi in terra battuta con sparring differenti e di livello diverso (senza avvisarli in anticipo). Il tutto in tre giorni consecutivi.
Intanto: a proposito di durata è vero che alla fine delle tre ore di gioco le quattro palle Triniti si sono mostrate più 'in salute' rispetto ad altre. O meglio: mentre il feltro si era comunque consumato, i rimbalzi e la reattività della palla negli ultimissimi minuti erano più che buoni.
Nella prima mezzora di gioco, la differenza concreta rispetto alle altre (pressurizzate) era abbastanza evidente in termini di rimbalzo: più contenuto e basso rispetto a quelle appena 'stappate' nei tubi in metallo. Pregio o difetto a seconda delle preferenze, visto che molti non amano le palle nuovissime. Differenze tangibili più per l’occhio del maestro o del Terza categoria, meno per il giocatore di club che – durante il test – non si è accorto di nulla.
Concretamente è accaduto che, con il passare del tempo, le Wilson Triniti si sono avvicinate sempre di più come prestazioni alle palline pressurizzate che siamo abituati a utilizzare. E anzi alla lunga, testandole volutamente a confronto con le più usurate tra le altre, hanno mostrato qualcosa di meglio in termini di rimbalzo e presa degli spin. Ovviamente stiamo sempre considerando una sessione di gioco a 72 ore dall’apertura dei primi tubi, dopo circa due ore di gioco.
In generale un test sorprendente, dagli esiti persino inaspettati. Quando è stata raccontata la storia di questa pallina alla fine dell’ora di gioco, la frase ricorrente è stata: “Ma davvero? Non me ne ero proprio accorto”.