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Racchette e corde

Ovali, incordature e grip: quando imitare i campioni (e quando no)

Loro giocano con racchette pesanti e ovali non troppo grandi (anche se da qualche anno anche Federer ha rinunciato ai 90”). Molti appassionati amano prendere a esempio i propri idoli, ecco alcuni trucchi che è giusto ‘rubare’ e alcuni materiali che invece è meglio lasciare a loro

di | 16 settembre 2019

L’apprendimento per imitazione è il processo con il quale si osservano le azioni di un modello cercando di replicarle poi il più fedelmente possibile. Gli stessi modelli tennistici, da Federer a Nadal, da Djokovic a Wawrinka, investono molto del loro tempo non solo per mantenersi in forma con gli allenamenti ma anche proprio per migliorarsi e correggersi nelle infinitesimali sbavature che i loro colpi o la loro tattica possono avere. E per ottenere il massimo dalla loro attrezzatura: racchette, corde, calzature, abbigliamento. E se lo fanno loro, è ovvio e giusto pensare che copiarli sia utile.

NON PROVATECI A CASA? GUARDA LA GALLERY PER IMITARE I CAMPIONI NEL MODO GIUSTO

Tutti i giocatori, dai principianti alle prime armi, ai Soci di un Club sino ai giovani semiprofessionisti di Seconda Categoria possono fare progressi nel loro modo di giocare e di vivere il tennis guardando ai campioni. E' un modo sperimentato per crescere. Ma non tutto quello che fanno loro è adatto a noi. Quindi copiare va bene, ma con cautela, con le dovute precauzioni. Vediamo perché.

Se anche Roger ha rinunciato al racchettino da 90 pollici quadrati, anche i comuni mortali dovrebbe mandare in soffitta certe fisime o convinzioni

Ovali troppo piccoli

Gli Australian Open 2014 passarono alla storia per la vittoria di Stan Wawrinka, d’accordo, ma anche per il cambio di attrezzo di Roger Federer.

In quell’occasione il Maestro svizzero è passato (finalmente) a un ovale più grande, da 98 pollici quadrati.

Al di là del risultato agonistico è parso evidente a tutti che RF da allora ha abbassato la media di palle steccate, ha spinto meglio con il rovescio, ha servito più pesante e più carico, eccetera eccetera.

Se anche Roger ha rinunciato al racchettino da 90 pollici quadrati, anche i comuni mortali dovrebbe mandare in soffitta certe fisime o convinzioni. Gli apprendisti tennisti, i soci doppisti e gli altri giocatori ‘normali’ devono capire che troppo spesso ci si complica inutilmente la vita - tennistica - con scelte d’attrezzatura fuori luogo.

Per cambiare però dobbiamo fare attenzione: provare e riprovare le racchette che vogliamo acquistare; per non doverci pentire.

Ivan Ljubicic racconta che quando ha dovuto cambiare racchetta, ogni giorno Head gli costruiva tre prototipi nuovi in base ai suggerimenti “dal campo” della giornata di allenamento.

E solo dopo 10 giorni di cambi (di peso, bilanciamento, schema corde, manico, profilo…) si è giunti alla conclusione.

Tagliare la corda

Che i campioni non abbiano problemi economici, è cosa nota. Che abbiano sponsor tecnici che li ricoprono di materiali vari, pure. Ma non è perché a loro piaccia sprecare che cambiano racchetta ai cambi-palle (quindi ogni 9 game) o comunque dopo un’ora di allenamento.

Con il tipo di incordature che montano (monofilamenti), la maggior parte dei professionisti Atp o Wta sa che la performance è ottimale nella prima ora di gioco per poi calare irrimediabilmente.

Certo, non potendo noi disporre di corde in abbondanza (e soprattutto gratis…) possiamo pensare di mantenerle montate per 7-8 ore.

Dopodiché? L’incordatura in monofilamento può considerarsi “morta” e dunque va tagliata. Non solo perché tecnicamente la resa è peggiorata, ma anche perché potenzialmente pericolosa per la salute del nostro gomito.

Grip e buste

C’è tutta un’altra lunghissima serie di accorgimenti che andrebbe imitata, ovviamente sempre tenendo presente l’aspetto economico: si vedono sui campi dei club grip e overgrip letteralmente “maciullati”, essiccati, completamente lisci o impregnati di sporco. Che faranno sicuramente penare i negozianti al momento della sostituzione.

Guardate i Pro: manici bianchi, puliti e ordinati. L’impugnatura è un requisito tecnico fondamentale, e la “salute” del grip contribuisce a farci sentire meglio le prese.

Poi si vedono Roger, Rafa e gli altri estrarre spesso le racchette dalle borse: sono tutte imbustate!

 

I sacchetti di cellophane dai quali le traggono contribuiscono a mantenere temperatura e umidità costanti, a isolare racchetta e soprattutto corde dagli sbalzi termici.

Monofilo? Non per forza

Tornando all'incordatura, i monofilamenti sono corde rigide, dure; quindi non bisogna esagerare con la tensione. Se Rafa le “tira” a 25 chilogrammi, buon per Lui.

Voi provate con qualche kg meno, conviene. Senza arrivare all’eccesso opposto, al di sotto dei 20 kg. Tutto questo ovviamente se proprio volete imitare i vostri idoli, altrimenti l’alternativa più opportuna per molti giocatori “normali” sono corde differenti, multifilamenti più elastici (dunque più “salutari”) e potenti. Che magari durano di meno (si rompono da soli, senza doverli tagliare) ma finché reggono sono performanti. Costano di più, certo, ma offrono anche di più.

Chi vuol fare un compromesso nel rapporto qualità/prezzo può pensare anche ai syntethic gut, corde (ad avvolgimento semplice) polivalenti e più economiche. I campioni non le usano, ma a noi possono fare molto comodo.

Inutile pensare che con la racchetta di Roger o che con le corde di Rafa si possa in qualche modo raggiungerli. Meglio migliorare il proprio tennis con mezzi adeguati al nostro livello di gioco, esaltando i punti di forza e aiutandoci nelle situazioni di difficoltà. Se proprio vogliamo assomigliare ai campioni, possiamo vestirci come loro. Magari il fisico non sarà lo stesso, ma la passione...