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WTA Finals, niente foto di gruppo: Svitolina protesta per la sua Ucraina

Già altre tre volte alcune delle qualificate al Super8 hanno disertato per problemi organizzativi e logistici la passerella del torneo che chiude la stagione. A Indian Wells la scelta è rivoluzionaria

| 06 novembre 2026

Elina Svitolina in azione alle WTA Finals 2026 (Getty Images)

Elina Svitolina in azione alle WTA Finals 2026 (Getty Images)

Non è la prima volta che la foto di gruppo delle magnifiche 8 qualificate alle WTA Finals manca di qualche protagonista. E’ già successo nel 2016 con Svetlana Kuznetsova e Johanna Konta, e nel 2010 e 2011 con Victoria Azarenka, a causa di ritardi nei voli o della qualificazione centrata negli ultimissimi tornei della stagione. Ma nell’edizione di Indian Wells 2026 è la prima volta che la foto ricordo è abolita in favore di ritratti individuali.

Secondo il comunicato ufficiale della WTA, è una scelta diversa, un modo per valorizzare la storia e la personalità di ogni singola atleta. Mentre diverse ricostruzioni giornalistiche, dai media internazionali e russi, attribuiscono il cambio di programma al fermo rifiuto dell’ucraina Elina Svitolina di posare in uno scatto fotografico collettivo, insieme alla russa Mirra Andreeva e alla bielorussa Aryna Sabalenka. Non ci deve essere e non può esistere un’immagine di comunanza, di insieme.

E’ giusto, è corretto, è legittimo? Ci viene in mente il motto dei francesi alla Guerra dei 30 anni, "A la guerre comme a la guerre”, e quindi motiviamo così l’ultima, clamorosa, battaglia degli ucraini contro l’invasione russa. E il fatto che qualcuno non sia convinto e resti con l’amaro in bocca rafforza la protesta della Svitolina, fiera paladina del suo popolo e più strenua sostenitrice del rifiuto alla abituale stretta di mano alle avversarie russe e bielorusse dopo le partite sul circuito pro. Perché non si espongono in prima persona contro Putin e la sua micidiale prova di forza che sta stritolando e massacrando la povera Ucraina oggi, con ripercussioni devastanti anche domani. 

CAVALLERIA

Bisogna accettare l’idea che lo sport non può rimanere sempre e comunque fuori dalla vita di tutti i giorni, una filosofia utopica che fa parte di una concezione antica, tramontata e falsa, legata solo, ormai, i formalismi della sterile politica. Peraltro in una situazione di evidente e schiacciante disparità di forze in campo e di arbitraria ingerenza di uno stato nell'esistenza stessa di un altro stato.

Anche se il sistematico mancato saluto all’avversaria delle giocatrici ucraine nei confronti di figli e figliastri della madre Russia non piace a molti. Perché questa protesta continua e graffiante stride con i consolidati convenevoli di cavalleria della “noble art” anche se riesce nell’intento di gridare la sua rabbia contro l’ingiustizia perpetuata da quattro anni e mezza. Senza sapere però se dietro il silenzio-assenso delle giocatrici russe e bielorusse non ci sia piuttosto il più che comprensibile timore di mettere in pericolo parenti e amici, in patria, contro eventuali ripercussioni del sistema russo oppressivo ed autoritario.

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SCONFITTA CALIFORNIA

Quest’ultima protesta di una giocatrice ucraina riporta ulteriormente alla ribalta la divisione perpetua che esiste fra quel paese e quell’altro.

Ma, per qualcuno, rappresenta una forma di violenza verso le rivali non russe e bielorusse. I cui paesi stanno dando il loro contributo per sostenere gli ucraini contro lo strapotere militare ed economico di Mosca.

Certo, non sarà una foto mancata alle FAGE WTA Finals a guastar loro la festa, ma le priva comunque di un bel ricordo. Questo sciopero della Svitolina può apparire anche ingiusto e penalizzante nei confronti del mondo WTA fortemente in difficoltà sotto l’aspetto promozionale, organizzativo e finanziario, che ha trovato asilo in extremis a Indian Wells per ospitare la sua passerella di fine stagione dopo la fine anticipata del ben più sontuoso accordo triennale con Riad, in Arabia Saudita.

PROTESTA ESTREMA

La provocazione estrema potrebbe portare Elina a non presentarsi sul campo di gara. Che, però, significherebbe anche rinunciare ai tanti dollari in palio, col surplus dei premi degli sponsor e di ulteriori bonus-classifica. Non giocando, sostituita automaticamente dalla prima riserva, già presente sul posto, produrrebbe un risultato molto evidente agli occhi del mondo. Oppure no? E sarebbe giusto rinunciare ai frutti della sua legittima e faticosa attività per di più in un’età non così giovane, a coronamento di una stagione esaltante e inattesa che merita ogni riconoscimento sportivo ed economico? L’unica è augurarsi che vinca tanto anche a Indian Wells, battendo anche più volte russe e bielorusse, cui avrebbe più occasioni in mondovisione di non stringere platealmente la mano. E che poi, almeno in parte, convogli i proventi proprio verso la sua gente sofferente. 

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