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Le prime parole della nuova Serena: "Nulla da perdere e nulla da dimostrare"

L'americana dopo quattro anni di assenza farà il suo ritorno in campo nel torneo di doppio del Queen's: "Le mie figlie potranno vedermi giocare, sono questi i momenti che contano". Al suo fianco ci sarà Mboko: "Colpita dal suo gioco e dal suo atteggiamento"

di | 08 giugno 2026

Serena Williams in conferenza stampa al WTA del Queen's (Getty Images)

Serena Williams in conferenza stampa (Getty Images)

"Non ho bisogno di vincere. Ho vinto più di quanto la maggior parte delle persone riesca a vincere in tutta la vita e questo non è ciò che per me conta davvero. Continuo a ricordarmelo: non ho nulla da dimostrare, non ho nulla da perdere, ho solo da guadagnare". E allora, perché tornare Serena? Perché rientrare in campo a quattro anni dal tuo ritiro nel torneo di doppio del Queen's (diretta SuperTennis)? "È estate, i bambini non vanno a scuola, quindi è il momento perfetto per uscire, divertirsi e vedere cosa succede".

Detta così parrebbe una felice coincidenza. In verità l'atteso ritorno di Serena Williams, un ritorno atteso sei mesi, dacché il suo nome ricomparve nella lista di atleti soggetti a test antidoping da parte dell'ITIA, è stata una decisione a lungo meditata e costruita con pazienza. Agonismo e competitività - giura Serena - non sono stati i soli due motivi che l'hanno spinta a tornare: "Si tratta di permettere alle mie figlie di vedermi giocare. Olympia è un po’ più grande, Adira è ancora molto piccola, e sono momenti come questi che contano".

C'è - evidentemente - una questione rimasta in sospeso, una quotidianità da riscrivere, e un indizio venuto a destarla dal torpore. La prima è l'immagine di "madre vincente" che lei stessa dopo la prima maternità del 2017 aveva dichiarato di voler trasmettere a sua figlia, progetto che nelle successive cinque stagioni trascorse sul circuito non è riuscita a consolidare: appena 100 partite disputate tra il 2018 e il 2022 (appena 25 match a stagione) con un bilancio di 75 vittorie e 26 sconfitte.  

La seconda è anche una questione di memoria: "Più di tutto mi sono mancati l’atmosfera e il viaggiare - ha riflettuto lei di fronte ai microfoni - L’ho fatto letteralmente per tutta la vita e quando smetti di fare qualcosa che fai da sempre, da quando hai memoria, credo che finisci per darlo per scontato". A darle la spinta definitiva per rimettersi sui binari è stata una ragazzina di diciannove anni capace la scorsa estate di vincere il suo primo WTA1000 in quel di Montreal, Victoria Mboko: "L’ho vista giocare a Montreal l’anno scorso. Sono rimasta colpita dal suo gioco e dal suo atteggiamento. La cosa che mi è piaciuta di più è che, la volta successiva che ha giocato, ha continuato a vincere - ha raccontato Serena - Mi è piaciuto molto. Mi ha ricordato molto me stessa. A volte vinci una partita e poi attraversi un momento di calo — ed è del tutto normale — ma mi è piaciuto vedere quanto fosse determinata".

Agonismo, famiglia e una giovane partner in cui le è parso di rivedersi. Al campo ora spetterà come sempre il verdetto. Il resto della conferenza è filato via tra parole distillate con maturità e nuova consapevolezza, in bilico tra l'illusione di poter ancora rincorrere vecchie sensazioni e di riassaporarle così come aveva sognato di farlo: "Essere un’atleta al più alto livello possibile è una delle cose più belle che si possano provare e avere l’opportunità di farlo ancora una volta è stato emozionante e speciale - ha aggiunto la vincitrice di 23 Slam in carriera - Ora ci sono cose diverse che posso provare a vivere in un modo nuovo, cose che prima non ho mai avuto la possibilità di fare, e posso farlo insieme alla mia famiglia".

Più vaga è stata invece Serena quando chiamata a valutare le sue condizioni, a immaginare quanto possa durare questo suo secondo tempo, e se il doppio sarà l'unica specialità dove potremo riammirarla all'opera: "Mi sono allenata con Vicky due volte e oggi mi sono sentita molto meglio negli scambi da fondo campo. Mi sono sentita meglio in generale - ha concluso l'americana - "Per il singolare non posso dire né sì né no. In questo momento la risposta è no: credo di dovermi allenare ancora un po’ se voglio giocare in singolare, e vedremo se arriverò a quel punto. In caso contrario, significa semplicemente che non è questa la mia strada in questo momento". 

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