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Il clamoroso ko d’acchito nel derby polacco contro Linette accentua la crisi della Swiatek, battuta al primo turno dopo 73 partite. Riuscirà a tornare protagonista sulla “sua” terra rossa?
di Vincenzo Martucci | 20 marzo 2026
Ion Tiriac - la magica guida di Vilas, Nastase e Becker - sosteneva che il campione vero non deve pensare troppo. Nel momento più difficile della carriera, Iga Swiatek, gli dà ragione, onestissima, emozionata, sconvolta, e piangente. Il ko al primo ostacolo di Miami, il primo all’esordio in un torneo da 73 partite, addirittura dal 2021, è uno choc di quelli che lasciano il segno e segnano il punto più basso di una crisi già evidente.
Il problema non è perdere nel derby polacco contro Magda Linette, perché il nemico vero non è la numero 50 del mondo cui non aveva mai concesso più di due game. Il dilemma non è l’avversaria perché anche nel super-torneo in Florida Iga la stava dominando, come in tanti altri match di questo suo inferno che si è fatto sempre più drammatico. Ancora una volta aveva infatti stravinto il primo set per 6-1, ma è emerso ancora che il guaio reale è con se stessa. Finché il caos che regna nella sua testa da un po’ l’ha sopraffatta, sommergendola con l’inatteso 7-5 6-3.
“E’ difficile liberarmi dei tanti pensieri che ho, anche se questa è sempre stata la mia forza. Quando pensi troppo a quello che succede sul campo da tennis, non riesci mai a essere fluida e rilassata, con un buon tempismo”. La verità fuoriesce dal suo io più profondo davanti ai microfoni e ai registratori dei media stupefatti per una confessione tanto struggente e sincera: “Giocavo il mio miglior tennis quando non pensavo troppo alle cose. Ora, ho la sensazione di prendere così tante decisioni sbagliate o di commettere così tanti errori che è difficile non pensarci. E poi, quando senti che il tuo livello cala, lo stress si fa sentire e il corpo si irrigidisce, è ancora più difficile. Durante quelle ultime partite mi sono sentiva intrappolata in un circolo vizioso”.
Bloccata, persa, prima di cominciare a tirare la prima palla. Mentre invece fuori: “Mi sento bene, felice. Non sono depressa o allo stremo delle forze. Ho molta motivazione”.
Iga la disciplinata, che da juniores ha vinto Wimbledon in singolare e il Roland Garros in doppio, Iga la ragazza acqua e sapone dal fisico atletico e dai forcing irresistibili, Iga che ha sempre pensato solo al tennis e a 18 anni era già protagonista sul WTA Tour conquistando il primo di 4 titoli in 5 anni sulla terra rossa di Parigi, condendoli con un Us Open e le WTA Finals e salendo al numero 1 della classifica, Iga che quando sembrava appassire l’anno scorso ha firmato anche Wimbledon, Iga che vinto 25 tornei e comunque è ancora 3 del mondo, Iga che colleziona 6-0 e 6-1, quella Iga Swiatek è implosa.
A dispetto della psicologa Daria Abramowicz, che ufficialmente lavora sulla gestione dello stress, la respirazione e la meditazione, ma accompagna la campionessa quasi costantemente, anche durante i tornei e le vacanze. A dispetto del nuovo coach, il teorico dei numeri e delle statistiche Wim Fissette, al quale si è affidato da due anni.
Quando il “giocattolo” s’è rotto dopo il fantastico 2022-2023, smarrendo la continuità al vertice, ma soprattutto fiducia e quindi sicurezza davanti alla montagna che le si para davanti sempre più alta, con aspettative proprie e del mondo esterno sempre più alte, con la “condanna“ sempre più insuperabile a difendere gli Slam conquistati e la necessità sempre più pressante di trovare alternative al top spin alla “Nadal” e all’insostenibile ritmo di palleggio dei tempi d’oro.
Così, appena ha lasciato aperto uno spiraglio, s’è ritrovata squarciata dalle avversarie che hanno preso coraggio, pressandola, attaccandola, anticipandola, aggredendola, da subito. Soprattutto le due più potenti, Sabalenka e Rybakina, soprattutto sulle superfici più veloci. Fino a perdersi e ad entrare nel “peggior incubo che un tennista possa vivere”. Perché anche altre hanno preso ad assalirla con successo.
Iga la sincera non dribbla il problema, lo prende per le corna: “Ora il tennis mi sembra complicato. Quello che provo non l’ho mai provato prima. Penso che queste cose succedano e devo essere in grado di superarle. Di certo non sarà facile, e non succederà in fretta. Ma farò semplicemente quello che posso e lavorerò per uscirne, per ritrovare la fiducia e non sentire più il caos che provo in campo in questo momento. Perché, chiaramente, non sto facendo le cose nel modo giusto. Per certo, questo non è il tipo di tennis che voglio mostrare a tutti, quindi, in un certo senso, mi scuso anche per non aver giocato meglio sotto questo aspetto. Perché non posso dire che le mie avversarie abbiano giocato così bene da impedirmi di vincere queste partite. So che posso batterle, ma il mio livello è stato deludente. Ma sento di aver avuto un peso sulle spalle negli ultimi anni, perché tutti sanno che ho il gioco per vincere i tornei”.
La soluzione è solo e soltanto una: “Devo essere pronta a lavorare sodo. Ciò che mi renderebbe felice sarebbe essere costante in campo e provare emozioni positive in tante partite consecutive”.
La delusione di Iga Swiatek (Getty Images)
Nel 2022 la Swiatek aveva realizzato la striscia più lunga del XXI secolo nel circuito WTA, vincendo 37 partite consecutive. Prima del ko contro Maria Sakkari al Qatar Open di quest’anno, aveva vinto 109 partite consecutive nel “1000” dopo aver conquistato il primo set. Tra il 2022 e il 2024 aveva anche ottenuto serie di 44 e 56 partite senza perdere dopo aver vinto il primo set. A una campionessa così non possono bastare i quarti 2026 a Melbourne, Doha e Indian Wells, cui ha fatto eco la clamorosa eliminazione d’acchito a Miami.
Soprattutto, Iga ha perso il controllo della situazione, non riesce più a tenere di nervi e di concentrazione, all’improvviso se ne va via, da sola, dal match, cede troppi set troppo nettamente, ha chiaramente altri problemi per la testa. “In modo conscio o inconscio mi è difficile cambiare le cose, e il mio tennis finisce per crollare. Non mi sentivo così da circa cinque anni. Ho sempre avuto qualcosa che mi aiutava a trovare soluzioni durante le partite invece di calare così tanto. So di averlo dentro di me, ma al momento ho perso il gioco e la mentalità che dovrei avere in campo. So che non risolverò tutto all’improvviso: non esistono soluzioni magiche. Bisogna fare piccoli cambiamenti, ma con costanza e disciplina. E poi ci sono altre cose: avrò bisogno di tempo per capirle e trovare delle risposte”. Chissà se “quelle altre cose” la faranno tornare regina nel suo regno, la terra rossa, o la trascineranno nelle sabbie mobili, fino ad inghiottirla.