Dopo il match di Adelaide vinto contro Mboko, la 18enne prodigio russa elogia soprattutto se stessa. Replicando - con reale umorismo? - le dichiarazioni di altre volte. La Martinez che la guida nasconde dietro il sorriso i difficili sentimenti degli allenatori, dei pro una categoria sempre in bilico
di Vincenzo Martucci | 17 gennaio 2026
SOS coach. Spezziamo una lancia a favore degli angeli custodi dei tennisti. Sono sempre di più e sempre più professionali, bravi ed affidabili ma, allo stesso tempo, da papà Richard Williams in poi, sono sempre più in bilico e legati a un destino che può condannarli ogni giorno. Perché, come dice zio Toni Nadal, viziato da quello straordinario agonista di Rafa: “I giocatori, parlando in generale, vogliono sentirsi dire che sono bravi o che stanno facendo bene”. Cercando alibi e scuse piuttosto che affrontare la necessità di soffrire e lavorare sodo, sempre e comunque. E così il coach soffre soprattutto in silenzio, attesissimo a non lasciar trapelare espressioni i di disappunto, col torcicollo in agguato dopo tutti quei sì anche energici che deve effettuare continuamente durante le partite. Costretto a supportare e sopportare qualsiasi errore, sbalzo d’umore e sfogo del suo assistito, di più molto di più di uno psicoterapeuta, più anche di un punching-ball, mentre lo stomaco va pericolosamente verso la gastrite, il viso è perennemente aperto al sorriso assicurante e sereno, e l’abbraccio come l’esultanza e il pugno al cielo sono sempre pronti a scattare. Rimandando a un imprecisabile poi il momento giusto per chiarire il suo pensiero o piuttosto rinunciando, comunque, alla verità.
Great tournament!! ???????????????? pic.twitter.com/xYOxxbKNhF
— Conchita Martínez ?? (@conchitamartinz) January 17, 2026