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Billie Jean e un diploma atteso oltre 60 anni

La pioniera americana più di 60 anni fa interruppe gli studi per dedicarsi a tempo a pieno a una carriera in rampa di lancio. Oggi la lacuna è stata infine colmata

di | 20 maggio 2026

Billie Jean King (Getty)

Billie Jean King (Getty)

Se l'età, come ama ripetere, è davvero solo un numero, allora non è mai troppo tardi per ottenere qualcosa che a lungo si è desiderato. Parola di Billie Jean King. La pioniera americana, fondatrice della WTA, ha infatti dovuto attendere ben 65 anni prima di poter ritirare il diploma che certificasse la chiusura dei suoi studi al Los Angeles State College, oggi chiamato il Cal State Los Angeles. 

Il motivo di questo ritardo è presto detto. Iscrittasi nel 1961, la carriera della futura numero uno del mondo impiegò poco a decollare costringendola così tre anni dopo a lasciare gli studi per dedicarsi a tempo pieno al tennis e alle infinte battaglie da lei condotte in nome della parità. Tra i numerosi titoli da lei vinti in carriera, Bilie Jean non ha mai nascosto questa lacuna a chi - sbagliando - la descriveva come già diplomata: "Non lo sono. Non ancora"

E così eccoci a lunedì scorso, Shrine Auditorium di Los Angeles, sede della cerimonia di consegna. Divisa d'ordinanza e racchetta in mano, King ha fatto il suo ingresso in aula di fronte a circa 6.000 persone a cui si è rivolta definendosi in primis "una privilegiata" per poi rimarcare ancora una volta l'importanza dell'inclusione e dell'uguaglianza, tanto nella società quanto nel mondo dello sport. Il Los Angeles State fu infatti scelto dall'allora Billie Jean Moffitt perché dava l'opportunità a ragazzi e ragazze di essere allenate insieme da coach Scotty Deeds. 

Ma non era, quella, l'unica discriminazione allora notata dalla giovane Billie Jean: "Mi guardavo intorno e nei tennis club c'erano solo bianchi - ha aggiunto nel suo discorso in aula - Mi chiedevo: ma dove sono finiti tutti gli altri. Da quel giorno ho dedicato la mia vita all'uguaglianza e all'inclusione. Il tennis è uno sport globale ed è stata la mia piattaforma, ma l'uguaglianza è stata il mio sogno, insieme al cercare di rendere il mondo un luogo migliore. Non si comprende bene fino in fondo l'inclusione - ha concluso - finché non ci si sente esclusi"

Un giorno atteso da più di 60 anni, ha poi commentato su X la vincitrice di 12 Grand Slam in carriera, "ma i sogni non svaniscono solo perché è trascorso del tempo". Tempo ben speso: per costruire, ispirare, e continuare a inseguire. Perché "a volte le vittorie più importanti arrivano alla fine dei viaggi più lunghi".

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