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In una lunga intervista a Vogue, la numero 1 del mondo racconta la sua fierezza competitiva, il dolore mai sopito per la morte del padre. Il ritratto di una campionessa che con conosce mezzi termini, in campo e fuori
di Alessandro Mastroluca | 19 maggio 2026
"Ho 28 anni, ma a volte penso di aver già vissuto tutto quello che si può immaginare nella vita" ha detto la numero 1 del mondo in una lunga e densa intervista a Rob Haskell pubblicata sull'ultimo numero della rivista Vogue. Ne emerge il ritratto di una campionessa leggera, rilassata e autoironica fuori dal campo, fiera e tremendamente competitiva in campo, a cui ancora capita di non dormire dopo una sconfitta. Le è successo dopo aver perso a Madrid contro la statunitense Hailey Baptiste, numero 32 del ranking mondiale, al termine di un match in cui ha mancato sei match point. “La notte sognavo uno scambio, poi mi svegliavo e ripensavo a quell’occasione mancata”, ha raccontato.
Capire ad affrontare le sconfitte, dice, è il risultato di "un processo di apprendimento. Se non mi importasse davvero e dicessi semplicemente: ‘Vabbè, passiamo alla prossima’, non imparerei nulla. Questo è l’aspetto difficile dell’essere atleta: non puoi vincere sempre. Ma è anche la bellezza dello sport. Se qualcuno vincesse tutto, non sarebbe poi così divertente da guardare”.
La fierezza che le è valso il soprannome di "Tigre" l'ha manifestata fin da bambina. "Se vedo un obiettivo, devo raggiungerlo, non esiste un’altra strada. È una parte della mia personalità che può farmi impazzire, ma può anche spingermi in modalità combattimento e aiutarmi a giocare con passione. Sono due facce della stessa medaglia” ha spiegato. In questa modalità ci sono insieme le basi dei suoi quattro trionfi negli Slam e i tratti, che almeno in parte, spiegano le quattro sconfitte in finale nei major. “Mi lasciavo travolgere dalle emozioni continuamente”, racconta a Vogue. “Non avevo alcun controllo. Potevo dominare la partita e poi impazzire completamente e buttare tutto via. Sapevo di avere un problema”. Anche per questo ha lavorato con una psicologa dai 18 ai 24 anni, "un’esperienza trasformativa che le ha dato tecniche di autocontrollo e soprattutto un modo per gestire i momenti più intensi" scrive Haskell, che nota come la numero 1 del mondo respinga "l’idea che avere un carattere focoso sia necessariamente qualcosa di negativo".
“Quando ero più giovane mi emozionavo e poi mi arrabbiavo con me stessa per essermi emozionata. Ora capisco che va bene lanciare la racchetta. Va bene urlare qualcosa. Va bene perdere il controllo se senti di trattenere troppo dentro di te. A volte hai solo bisogno di lasciar andare tutto, svuotarti, così da poter ricominciare e continuare la partita. Sì, a volte sembra brutto e terribile, ma ne ho bisogno per restare mentalmente dentro al match” ha spiegato.

Miami, il Sunshine Double di Aryna - Le immagini
Con i successi nei grandi tornei e la vetta della classifica, sono arrivate le critiche. Negli ultimi anni, dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, la sua stessa provenienza diventa fonte di opposizione. Le giocatrici ucraine non stringono più la mano a fine partite a lei, come alle altre giocatrici russe e bielorusse. “So che non è qualcosa di personale. Stanno mandando un messaggio. Ma è stato difficile ricevere tutto quell’odio dalle persone nel circuito. Un allenatore è impazzito con me, dicendo che ero io a lanciare le bombe. È ovvio che voglio la pace per tutti. Non voglio che questa guerra esista. Dovrebbero sedersi a un tavolo e risolvere tutto con i negoziati. Ma penso anche che lo sport sia una piattaforma e un luogo dove possiamo unirci, non combattere gli uni contro gli altri come se avessimo una nostra guerra personale. Stare insieme, mostrare pace. Per così tanto tempo ucraini e bielorussi sono stati come fratelli e sorelle. Siamo uguali. Siamo tutti profondamente legati. E ora c’è un enorme muro tra noi, e non so se sparirà mai” ammette.
Come la sua storia in campo, anche la sua vita non è fatta di sole luci o vittorie. Ha conosciuto sconfitte e dolori, che non minimizza o nasconde. “Fino ai miei 13 anni circa eravamo benestanti”, ricorda Sabalenka. Poi suo padre, un promettente giocatore di hockey dalla carriera spezzata per un incidente di moto, che gestiva un’attività di riparazione auto, ha iniziato ad avere difficoltà economiche. Nel novembre 2019, poi, suo padre è morto improvvisamente di meningite. Oggi le capita ancora di piangere, di sera, magari vedendo un video di un padre che reagisce a una vittoria sportiva di un figlio o una figlia. "Immagino come avrebbe reagito e piango da impazzire, come se lo avessi appena perso. Poi ci sono così tanti padri nel circuito, e quando vedo un rapporto sano e un padre orgoglioso penso: ragazza, goditelo, perché non sai mai cosa può succedere. Sei così fortunata”.
Nel marzo 2024 il suo ex fidanzato, il giocatore di hockey Konstantin Koltsov, è morto a Miami: il caso è stato archiviato come suicidio. Gli hater online hanno iniziato a criticarla per essere tornata in campo solo dopo pochi giorni. “Non so se esista un cliché su come si dovrebbe elaborare il lutto”, dice. “Credo che in situazioni del genere non esistano giusto o sbagliato. Ognuno ha bisogno di cose diverse. Per me tornare al lavoro è l’unico modo...”
Proprio in quel periodo ha conosciuto Georgios Frangulis, imprenditore greco-brasiliano e fondatore di Oakberry, un marchio di bowl di açaí con oltre 800 negozi in più di 50 paesi.. “Vedo un po’ di mio padre in lui, e adoro questa cosa”, dice. I due stanno progettando di sposarsi con una cerimonia in Grecia nell'estate 2027.