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Zucca a SuperTennis: "I successi del tennis italiano hanno stupito in Germania"

"I tanti tornei in Italia aiutano tanto e il nostro sistema di creazione dei maestri non esiste da nessun’altra parte al mondo" ha detto in questa intervista Antonio Zucca, da anni coach e compagno di vita di Laura Siegemund

di | 06 gennaio 2026

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In questa United Cup edizione 2026 qualcuno avrà notato, nel box del Team Germania a Sydney, un gigante barbuto: è Antonio Zucca, italiano di Porto Torres da anni coach e compagno di vita di Laura Siegemund.

Precisamente da quanti anni, Antonio?
“Simbolicamente dieci, perché era il 2016 quando Laura mi chiede di farle da sparring partner a Roma, agli Internazionali. Poi si fece male al ginocchio e non giocò per dieci mesi: il rapporto professionale cominciò appunto dopo, al rientro in campo”.

Antonio Zucca, un tennista rubato al mare…
“Ahaha, vero. Amo il mare, ma anche il basket e vado a vedere Sassari quando posso”.

Praticamente mai, considerati i tempi del tennis.
“Effettivamente è così, considerando che mi divido tra Laura e Genova, dove collaboro con la Lubrano Tennis Academy. E quindi a casa ci sto veramente poco”. 

Come si vede l’Italia da una angolazione estera?
“Beh, come coach all’inizio non si vedevano tanti italiani, invece ora si sente parlare italiano dappertutto. Però devo dire che il legame con l’Italia non è certo stato tagliato: quando non siamo in giro per i tornei io e Laura viviamo in Sardegna, deciso dopo i Giochi di Tokyo: Laura, operata al menisco, trascorse la convalescenza a casa mia: in sostanza fece tutta la riabilitazione a Porto Torres e, trovandosi bene, ha deciso poi di scegliere come base la Sardegna”. 

E gli stranieri cosa dicono dell’Italia?
“Informalmente delle persone della Federazione tedesca m’hanno voluto parlare, tempo fa: volevano capire cosa sapessi della Federazione italiana, le ragioni del boom. Erano molto stupiti: loro hanno una organizzazione nettamente diversa. Ma non sono stati gli unici, perché ora che ci penso me l’hanno chiesto anche in Austria…”.

E tu? Cosa hai risposto?
“Ho semplicemente fatto presente che i tanti tornei in Italia aiutano tanto, tra le tante cose. E poi anche il sistema italiano di creazione dei maestri non esiste da nessun’altra parte al mondo”.

Laura Siegemund (foto Getty Images)

Laura Siegemund (foto Getty Images)

Con Laura si parla tedesco, italiano o inglese? 
“Laura parla benissimo l’italiano, io il tedesco oggi lo capisco. Non abbiamo problemi di comunicazione”.

Quali sono i pregi, i difetti, le difficoltà e le cose belle di un rapporto professionale e di coppia?
“Ci sono state un po’ di difficoltà all’inizio, ero nuovo in questo ambiente. C’erano pressioni che dall’esterno non realizzi se non le vivi. Ma Laura è una professionista super, anche oggi a quasi 38 anni: questo è il suo pregio, sebbene anche un rischio: si sente di avere vent’anni, quindi si ritiene quasi immortale ma purtroppo le tocca stare attenta agli infortuni. Essere una coppia aiuta perché il tennis ti porta a viaggiare tanto e ti fa sentire solo: ricordo quando Laura mi raccontava di come, prima di incontrarmi, desiderasse tornare a casa dopo un torneo. Poi, certo, in un menage H24 hai bisogno dei tuoi spazi, credo sia naturale in tutte le coppie del mondo, perchè il rischio è magari di litigare per sciocchezze, cose banali. Altra cosa che posso dire è che all’inizio non si riusciva a staccare, specialmente quando perdevamo i match e le serata non andavano benissimo. Ma oggi abbiamo trovato il metodo giusto”. 

Il tuo contributo professionale tennistico? 
“La tecnica. In Germania non la curano molto, e a Laura nel migliorare la tecnica ne ha giovato la corsa: oggi è giocatrice più offensiva, lei nata terraiola. Su cemento o erba non aveva la fiducia, oggi ha invertito. Ma abbiamo lavorato tanto sul servizio, sulla prima palla”.

Per chiudere: l’obiettivo di quest’anno?
“L’anno scorso si è chiuso in modo pesante perchè ha dovuto saltare gli ultimi due tornei per infortunio, e anche la preparazione ne ha risentito. Quindi non ci siamo andati nessun obiettivo. Laura la sta prendendo con un po’ più di calma e vediamo cosa succede. Mi diceva sempre: ‘chissà se arrivo a giocare a 34 anni’ e invece dopo ogni anno migliora ed è ancora qua…”.

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