L’esclusione dal Tour decretata dalla WTA del fidanzato-coach per punirne i presunti abusi è sempre stata contestata dalla russa/kazaka. Che ha clamorosamente disertato la foto di rito con la CEO a Riad e rilancia perentoriamente per il 2026
di Vincenzo Martucci | 12 novembre 2025
E se non ci avessimo capito niente? Se, come suggerisce lei ora che ha vinto le WTA Finals battendo la numero 1 del mondo Sabalenka e tutti l’ascoltano e non la guardano più con commiserazione, Elena Rybakina ha subito un sopruso quando il potere del tennis donne ha bandito dal Tour il fidanzato-coach Stefano Vukov? Se a influenzare decisamente la clamorosa decisione ci fosse sostanzialmente il parere importante dell’ex pro Pam Shriver, la storica spalla di doppio di Martina Navratilova, che aveva subito abusi dal proprio allenatore ad inizio carriera? L’ex pro croato si era sempre dichiarato innocente e la russa naturalizzata kazaka non aveva mai avallato le accuse.
Di certo, dal 9 agosto, quand’è stata revocata la sospensione di un anno, Elena ha ritrovato gioco, fiducia e risultati. I numeri sono chiarissimi: negli 8 mesi in cui Elena è stata seguita ufficialmente da Goran Ivanisevic e poi da Davide Sanguinetti - costringendo i due ex giocatori a un lavoro impossibile, visto che Vukov ha continuato ad allenarla e a frequentarla fuori dai club dove si svolgevano i tornei - , ha un record di 37-15, 2-8 contro le top 20, 1-4 contro le top 10 in 16 tornei, da quando è tornato, la tabella di marcia è cambiata: 22-4 nel bilancio vittorie-sconfitte, 11-2 contro le prime 20, 10-2 contro le prime 10 ed in appena 7 tornei.
NUOVA TESI
“Conosco la sua storia... E’ triste, ma non significa che altre giocatrici stiano affrontando gli stessi problemi... Lei non mi conosce, io non conosco lei. Capisco che Pam Shriver è una allenatrice... Ma non è mai venuta da me, e non credo sia giusto che qualcuno faccia commenti del genere. Soprattutto da allenatrice, commentatrice, giornalista e così via”, ha dichiarato a Riad la Rybakina dopo aver vinto da imbattuta il prestigioso Super8 delle donne.
E, quando le hanno chiesto come mai non avesse voluto posare nelle foto di rito insieme alla CEO della WTA, Portia Archer, la numero 5 del ranking ha tagliato corto, dicendo: “E’ una questione tra di noi”.
MOTIVAZIONI
Evidentemente quella che ha percepito come una ingiustizia da parte dei vertici WTA, insieme alla reazione delle colleghe, che hanno accettato la versione dall’alto, ufficialmente per proteggere un mondo spesso vessato da padri-padroni ed allenatori mostri, ha motivato la Rybakina. Che ha fatto grandi progressi sotto tutti gli aspetti, migliorando nella reattività e nella resistenza, ma anche nella tenuta nervosa. “Soprattutto - come ha spiegato - per me è tutta una questione di concentrazione mentale: una volta che ci riesco e la trovo in modo più costante, è fatta. Così, a ogni punto della finale ero concentrata al massimo, anche al tie-break, solo quando ho sentito l’arbitro che diceva 'Game, set, and match', ho realizzato che la partita era finita e mi sono rilassata”.
Così, a parte il secondo grande successo della carriera dopo Wimbledon 2022, il premio più alto di una tennista, 5.2 milioni di dollari, la soddisfazione di aver sbaragliato il campo battendo la grande favorita, la rivincita sul suo mondo recuperando il fidanzato-coach, la beffa sullo sport - che nega agli atleti russi di apparire con la propria nazionalità e di far ascoltare il proprio inno nazionale - di chi è nato e resiede a Mosca, pur abbracciando la bandiera kazaka, Elena vince soprattutto per l’enorme salto di qualità di Riad che, bypassando il ruolo di outsider, la candida tra le prime favorite per il 2026.
