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La favola di Yuliia che ha tanto ballato per diventare tennista ed è esplosa proprio a… Charleston!

A 26 anni l’ucraina Starodubtseva prova una collocazione nel WTA Tour, passando per il College e il club dove insegnava anche 10 ore al giorno. Anche quell’esperienza le è servita

di | 06 aprile 2026

Julija Starodubsteva colpisce di diritto (foto Getty Images)

Julija Starodubsteva colpisce di diritto (foto Getty Images)

L’Università è sempre più un’altra via per arrivare allo sport professionistico. Da palestra di vita, da base finanziaria, da Eldorado di un altro mondo e di un’altra realtà. E’ il caso di Yuliia Starodubtseva, l’ultima guerriera ucraina del tennis, la neo finalista a Charleston che - proprio nel paese che esalta il “self made” -, a 26 anni, in ritardo rispetto a praticamente tutte le colleghe del Tour, racconta una storia davvero importante per chi vuole arrivare in alto, a dispetto delle difficoltà.

A gennaio, dopo un 2025 “altalenante” (come dice lei) la ragazza, che non è alta e non è potente, non ha un tocco che incanta o colpi particolari, a parte un buon dritto, era ancora 113 del mondo, a marzo, è entrata fra le top 100 e con l’ultima settimana da sogno nel torneo “500” sulla terra verde, da 89 è approdata al 53 del ranking Wta, dove ha fatto capolino per la prima volta solo nel 2022, quando ha ottenuto un record di 22 vittorie e 1 sconfitta in singolare nei tornei di seconda/terza fascia, facendo il primo salto di qualità importante

E, grazie alla prima finale sul circuito maggiore, insieme a tantissima fiducia e allo scalpo dell’ex regina Slam, Madison Keys, s’è portata via i 218.225 dollari di premio. Magari così potrà permettersi un viaggio-lampo a casa, in Ucraina, dove manca da 4 anni, per via dell’invasione del suo paese da parte della Russia. Magari potrà migliorare la sistemazione a Berlino, in vista della prossima sistemazione in Spagna. 

GRAZIE, PAPA’
Come spesso succede, è stato suo padre, Serhii, che le ha messo una racchetta in mano a 5 anni e, dopo averla allenata, spinta e finanziata, quando lei ha cominciato a vincere, dagli 11 anni, le ha fatto balenare in testa il sogno università statunitense come trampolino per arrivare al tennis pro. Tanto che, a 17 anni, Yuliaa s’è iscritta alla Old Dominion in Virginia: “Non sapevo nulla dei college americani, ma sembrava una grande opportunità”. 

La scelta è stata dettata dalle condizioni ideali che le venivano offerte:  borsa di studio, vitto, alloggio e la presenza di altre giocatrici ucraine. “Papà era entusiasta, io non avevo la minima idea di cosa stesse succedendo, non conoscevo molto la cultura universitaria negli Stati Uniti, ne comprendo la portata solo ora. Credo di essere cresciuta molto all'università e di essere diventata anche una giocatrice migliore. Ho conseguito la laurea triennale in comunicazione interculturale e poi la laurea magistrale in gestione dello sport”.

La grinta di Julija Starodubsteva (foto Getty Images)

La grinta di Julija Starodubsteva (foto Getty Images)

MAESTRA “VERDE”
Come bonus l’esperienza universitaria le ha regalato anche l’amore, con quello che, da giocatore a sua volta a Old Dominion, è poi diventato il suo allenatore, Pearse Dolan. “Il college mi sembrava soprattutto ideale per giocare a tennis, visto che non potevo permettermi di diventare professionista sotto nessun aspetto: fisico, mentale e finanziario”. Le ha dato anche di più: “Viaggiare, credo che sia la parte migliore e più bella della vita al College, stare con la squadra e divertirsi. Condividere la stanza, a volte la macchina, fare giri in auto, feste in casa... ogni tanto. Ma quella fase è finita, ora faccio sul serio”.

Allevata sempre dalla vita e dalle difficoltà. Anche dopo la laurea, Starodubtseva ha incontrato problemi nel realizzare gli obiettivi tennistici e, per sostenersi, ha trascorso un anno a New York lavorando persino come allenatrice al Westchester Country Club. “Palleggiavo con tutti, adulti, bambini, gruppi, anche 10 ore al giorno, e intanto giocavo tornei minori per guadagnare punti e soldi. A Charleston, mi sono trovata così bene sulla terra verde perché ho fatto pratica proprio su quei campi quando insegnavo tennis al club”. Perché poi, nella vita, tutto torna. O no?

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