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Marta, nuova regina: "Conta il viaggio, non la destinazione"

"È stata una partita molto equilibrata: ho salvato palle break - ha detto l'ucraina - e lei ha avuto set point… Poteva girare in qualsiasi momento. Sono felice di averla chiusa in due set”

02 maggio 2026

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Una settimana perfetta, chiusa con il trofeo più importante della carriera. Marta Kostyuk conquista il titolo del Wta 1000 di Madrid superando in finale Mirra Andreeva e firmando il primo titolo della sua storia sportiva nella categoria.

“Vincere qui è incredibile - racconta l'ucraina, ora numero 15 Wta - anche perché in passato avevo avuto un pessimo record a Madrid, fino all’anno scorso. Oggi volevo solo godermi la partita, indipendentemente dal risultato. Questo era il mio obiettivo, e vincere è un bonus”.

Una finale combattuta, molto più di quanto dica il punteggio: “Ho cercato di partire subito mettendole pressione e oggi ho servito molto bene. Nel secondo set lei ha giocato tre game incredibili, ma ho continuato a fare quello che stavo facendo. È stata una partita molto equilibrata: ho salvato palle break, lei ha avuto set point… Poteva girare in qualsiasi momento. Sono felice di averla chiusa in due set”.

Dietro questo trionfo c’è un percorso lungo e complesso, iniziato da giovanissima: “Per tanti anni ho convissuto con il peso delle aspettative. A 14-15 anni avevo già avuto risultati importanti e tutti si aspettavano che facessi grandi cose anche nel circuito pro. È stato quasi come una maledizione. Quando mi sono liberata da tutto questo peso, è cambiato il mio modo di vedere il tennis. Ho iniziato a giocare con più libertà”.

“Sono cresciuta allenata da mia madre, e non è facile uscire da quel rapporto. Però lei è sempre vicino a me, ci siamo allenate insieme per un po' prima della stagione su terra e oggi posso dire di essere migliore di un tempo, come persona e come giocatrice. È stato un percorso lungo, pieno di momenti difficili, ma ne è valsa la pena”.

Il sogno di Marta Kostyuk è realtà - Le immagini

Il sogno di Marta Kostyuk è realtà - Le immagini

Il titolo a Madrid, però, non ha stravolto il suo approccio: “Per me non cambia quasi nulla. Sono una campionessa di un Wta 1000, ma voglio continuare a fare le stesse cose: lavorare, migliorare e godermi questo percorso. Il tennis è un viaggio, non una destinazione”. Anche la classifica, migliorata sensibilmente dopo il titolo, resta in secondo piano: “Non penso al ranking. È solo una conseguenza di quello che fai in campo. Certo, magari avrò tabelloni un po’ migliori, ma a questo livello sono tutte forti. Il mio obiettivo era essere costante, non raggiungere un numero preciso”.

Lo sguardo resta quindi sul presente: “Il Roland Garros è ancora lontano. L’anno scorso lì ho giocato molto male ed è stata una delle sconfitte più difficili da accettare. Ora voglio tornare alle basi, a quello che mi ha fatto vincere qui: godermi il gioco, accettare le difficoltà e restare aperta alle sfide”. E poi c’è anche spazio per un tocco di leggerezza, diventato simbolo della settimana: i “lucky shorts” indossati dallo staff per la premiazione. “L’anno scorso ci sono arrivati per errore in lavanderia, e li abbiamo tenuti come portafortuna. Quest’anno il mio team li ha portati qui apposta. Ci siamo detti: se vinco, li usiamo per le foto. È diventata una specie di tradizione”.

Ma che sapore ha, questo successo? “Sa di champagne, sicuramente. È la prima cosa che ho assaggiato dopo la vittoria. Da bambina guardavo questo torneo e non avrei mai pensato di poterlo vincere. È uno dei più importanti dell’anno, tutte giocano al massimo livello. È una sensazione incredibile”.

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