-
Wta

“Grazie mille Grado”: la svolta italiana di Valentova, nuova 18enne terribile

Con la finale ad Osaka la ceca, col suo gioco potente e sempre offensivo, guadagna altri 20 posti in classifica. La svolta per Tereza è arrivata nel torneo veneto 4 mesi fa

di | 18 ottobre 2025

Tereza Valentova esulta (foto Getty Images)

Tereza Valentova esulta (foto Getty Images)

Siete mai stati a Grado? E al Tennis Club locale che Cesare Mesce ha allevato come un figlio? Sui 4 campi in terra rossa ha anche lanciato nel panorama WTA un torneo che, partendo da un montepremi di 10mila dollari e, invitando, via via, i giovani fenomeni emergenti, da Flavia Pennetta alle sorelle Pliskova e tante altre, s’è ritagliato la sua credibilità. Dando poi fiducia nel 2022, con una wild card, al rilancio di Sara Errani e sfociando quest’anno nel primo livello del Tour con una tappa dal montepremi di 115mila dollari.

Grado ci torna imperiosamente in mente rivedendo il curriculum dell’ultimo fenomeno della scuola ceca, la 18enne Tereza Valentova che questa settimana, partendo dalle qualificazioni, ha superato la più quotata romena Jaqueline Cristian (47 del mondo) nelle semifinali del “250” di Osaka, dopo una maratona di due e tre quarti, auto-promuovendosi  al match per il titolo contro Laylah Fernandez (che ha battuto a Indian Wells). Perché, quattro mesi fa, nel suo trionfale 2025, la giovanissima promessa, potente e perennemente alla ricerca del punto, prima possibile, ha firmato la 28a edizione della tappa di Grado imponendosi in tre set nel derby ceco contro Barbora Policova. E’ stato il suo primo Titolo WTA, che non dimenticherà più - anche perché non era programmato - che ha salutato in un euforico post sui social: “Grazie mille Grado!”.

CRESCITA CONTINUA
Tereza, nata il 20 febbraio 2007, a 3 anni imbracciava già la racchetta per seguire il padre appassionato, Marcel Valenta, che aveva giocato in Europa (“All’inizio pensavo solo a batterlo, poi quando ci sono riuscita questo sport mi è rimasto nel cuore”), e ha le stimmate dello sport da parte di madre, Jitka Janackova, che ha disputato le Olimpiadi 1992 e 1996 nella canoa sprint. Anche se ha praticato in parallelo anche basket, ginnastica ed equitazione.

Da tennista junior è stata finalista in singolare agli US Open 2023 e ha vinto il Roland Garros di singolare e doppio 2004. Quando, nei primi sei mesi, andando in parallelo col Tour pro, ha avuto un bilancio importante sul circuito ITF di 30 vittorie e 2 sconfitte appena, con 5 titoli.

Quest’anno, è partita sul WTA da 242 della classifica ma ha fatto subito capire chi fosse, salendo sempre più di livello ed affacciandosi negli Slam, come a Parigi, dove ha superato le qualificazioni e in tabellone s’è fermata al secondo turno contro Gauff.

Dopo di che ha firmato Grado e il 125 anche di Porto e, agli Us Open, s’è conquistata il tabellone principale passando ancora per le qualificazioni e poi battendo Lucia Bronzetti ed arrendendosi alla Rybakina.

Ora, con questo nuovo scatto, con la finale di Osaka, ha piazzato una volata decisiva nel ranking di almeno 20 posti, da numero 78 a 58. Se lo merita: in Giappone, è partita ancora dalle qualificazioni, dove ha superato avversarie di più nome ed esperienza, come Minnen ed Eala.

quindi, in tabellone, s’è imposta alla veterana Mertens, alla eterna promessa Danilovic e alla Cristian, tutte molto meglio classificate e favorite contro una 18enne al primo anno sul Tour.

SEMBRA FACILE
Con quei mezzi fisici e quel curriculum nei tornei giovanili e poi nel primo livello del professionismo, la progressione di Tereza sembra una passeggiata. In realtà, la ceca ha dovuto affrontare più ostacoli. A maggio, al Roland Garros, contro Chloe Paquet, ha sperimentato il tifo giacobino del pubblico locale per i suoi beniamini. Una prova che la Valentova ha definito: “Uno dei match più mentali che ho mai giocato”. Che ha vinto rimontando addirittura da 2-5 a 7-5 al terzo set.

“Ho imparato che posso giocare contro me stessa e, nello stesso tempo, contro una folla davvero molto importante. Non mi aspettavo qualcosa del genere. C’era una squadra di calcio schierata nei canti per la mia avversaria e quando recuperavo l’asciugamani c’era uno che mi urlava da mezzo metro. Ma non li ho osservati, mai, nemmeno una volta. Vado fiera del mio comportamento”. Non è andato tanto meglio a Wimbledon, dove un tifoso dell’italiana Lucrezia Stefanini ha esagerato. Ma la ragazza, forte dell’impegno che ci aveva messo un anno fa per recuperare dall’infortunio all’anca e dai 3 mesi di stop - “E’ stato davvero brutto, non sapevo se avrei ripreso davvero a giocare“-, ha acquisito una forza interiore decisiva per sostenere l’urto di un altro mondo com’è il tennis professionistico.

Il diritto di Tereza Valentova (foto Getty Images)

Il diritto di Tereza Valentova (foto Getty Images)

CONOSCI TE STESSO
Ha anche imparato a conoscere meglio il proprio corpo e a riconoscere certi segnali d’allarme: “La prossima volta non lo trascinerò così a lungo fino a farlo diventare un problema grave”. E ha sfruttato il tempo forzatamente libero dal tennis per portare avanti gli studi, spiccatamente nelle sue grandi passioni: anatomia e biologia. Ma anche per migliorare l’impatto emotivo alla gara: “Prima piangevo tanto durante i tornei, e non era positivo sotto il profilo mentale”.

Cambiando coach, Libor Salaba, negli ultimi cinque mesi le ha insegnato come un’attitudine diversa, unita a un’atmosfera più rilassata, possa migliorare anche il suo tennis e la prestazione: “Ora riesco anche a rilassarmi, in campo, mi ha insegnato tutte cose positive, sono felice che abbia questa personalità”. 

Tanto da vivere al meglio pure il ko con Coco Gauff a Parigi, “davvero un'esperienza di vita che mi ha aiutata a capire come giocare con le altre avversarie”. Poi è arrivata Grado. Aveva ricevuto all’ultimo momento una wild card per tuffarsi sull’erba di Den Bosch ma, mentre faceva i bagagli per l’Olanda, si era ricordata che era iscritta all’appuntamento in Italia sull’amata terra rossa e non si poteva cancellare. E una volta in Veneto s’è accorta che “per la prima volta non c’era nervosismo, ma tanta fiducia in me stessa”. Tanto da vincere il titolo ed assorbire meglio il ko di Wimbledon, dov’ha perso nelle qualificazioni da 5-1 al terzo set contro Zalharova.

”Un dolore indescrivibile, molto duro da assorbire mentalmente”. Che ha superato col nuovo successo nei 125mila, a Porto concedendo appena 23 games e zero set alle avversarie in 5 match. E volando subito al torneo di Praga che cominciava il giorno dopo, dov’è arrivata in semifinale. Per poi calarsi un mese dopo nel tour sul cemento americano.

Dopo di che è volata in Oriente, in Cina e quindi in Giappone. Dove, dopo un enorme tour de force, la sua carriera ha preso una svolta forse decisiva.

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti