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Il servizio secondo MacMillan, coach che cambia la vita

Negli anni scorsi ha dato una grossa mano ad Aryna Sabalenka, mentre da qualche mese ha preso per mano Coco Gauff. Curiosamente, le due finaliste di Miami. “Ogni atleta - spiega - performa secondo il proprio livello di preparazione, ma non esiste nessuno che renda meglio sotto pressione"

02 aprile 2026

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Niente più scorciatoie. Niente più (o quasi) scambi infiniti. Se c’è un colpo che più di ogni altro racconta l'evoluzione recente del tennis femminile, questo è il servizio, sempre più centrale non solo per ottenere punti diretti ma per costruire il gioco fin dal principio. Lo racconta Gavin MacMillan, tecnico canadese che in qualche stagione è passato da coach a guru. Del servizio, appunto. Negli anni scorsi ha dato una grossa mano ad Aryna Sabalenka, mentre da qualche mese ha preso per mano Coco Gauff. Curiosamente, le due finaliste di Miami. “Ogni atleta - spiega - performa secondo il proprio livello di preparazione, ma non esiste nessuno che renda meglio sotto pressione. Se non hai allenato una cosa, non puoi aspettarti che venga fuori in partita. Il cervello torna sempre a quello che conosce, a quello che hai ripetuto migliaia di volte”. Punto uno, mandato a memoria.

Punto due: non basta tirare forte, non basta cercare l’ace. Serve una visione chiara di cosa quel colpo debba produrre nello scambio. “Il servizio deve essere efficace, non spettacolare. Non devi fare 20 ace, devi mettere l’avversaria in una posizione scomoda. Se servi forte ma nella zona giusta per l'altra, lei ti attaccherà. Se invece usi velocità e rotazione, se sposti la palla fuori dalla 'strike zone', allora inizi davvero a comandare il punto”.

È un cambio di prospettiva importante, soprattutto in un’epoca in cui spesso si associa il servizio alla potenza. In realtà, la chiave è l’utilizzo intelligente delle rotazioni e delle traiettorie, per costruire il colpo successivo. “Se servi al 70% con qualità, diventi quasi ingiocabile non per il servizio in sé, ma perché ti apri il campo per il colpo dopo. È lì che fai la differenza. Il servizio è il primo passo per controllare lo scambio, non il fine”.

Il servizio secondo MacMillan, coach che cambia la vita

Questo approccio si riflette anche nel lavoro tecnico, dove la semplicità diventa fondamentale. Non esistono soluzioni immediate, né correzioni miracolose. “La gente parla di 'correzioni in cinque minuti', ma è una follia ovviamente. Il servizio è ripetizione, è costruzione di un pattern. In alleamento non puoi fare più di 70-80 servizi al giorno per lo stress sull’articolazione, quindi ogni ripetizione conta. Devi creare un movimento che il cervello riconosca come automatico. È una via neurale, ma per costruirla servono migliaia di esecuzioni”.

Da qui nasce anche la difficoltà nel modificare il gesto a livelli alti, ma allo stesso tempo la possibilità di farlo, se il lavoro è mirato. “Puoi cambiare anche in poco tempo, ma solo se semplifichi. Non cerchi il colpo perfetto, cerchi un colpo solido, ripetibile. Se passi da un 40% di prime a un 65% con qualità, hai già cambiato il tuo tennis. Sono cinque, sei punti in più a partita, ed è una differenza enorme”.

Il tema della biomeccanica entra in gioco proprio qui. “Se il braccio deve generare tutta la potenza e anche il controllo, hai un problema. La velocità deve arrivare dal corpo, dalla rotazione del busto. Il braccio deve essere una frusta, non un motore. Se accumuli tensione, prima o poi il corpo si rompe. È matematica, soprattutto con 20.000 ripetizioni all’anno”.

Il servizio secondo MacMillan, coach che cambia la vita

Questa visione si lega direttamente al discorso sugli infortuni, spesso interpretati come casuali ma in realtà, nella maggior parte dei casi, legati a disfunzioni ripetute nel tempo. “Gli infortuni arrivano per due motivi: traumi o problemi biomeccanici che, con la ripetizione, portano al sovraccarico. Se il movimento non è efficiente, se il corpo compensa, prima o poi qualcosa cede. Non è questione di fortuna”. Accanto al servizio, resta ovviamente fondamentale la completezza del gioco. “Se non sai difendere, ti fanno correre. Se non sai passare, vengono a rete. Se il servizio è attaccabile, sei sotto pressione ogni game. Non puoi più nasconderti, devi saper fare tutto a un buon livello”.

Pensare troppo alla tecnica, però, è controproducente. “Se stai pensando a come muovere il braccio su una palla break, sei finito. Devi avere un’idea semplice: servizio carico, esterno, alto rimbalzo. Punto. Il focus è sul compito, non su come eseguirlo. Tutto il lavoro tecnico lo hai fatto prima”.

In questo senso, il servizio diventa quasi un indicatore dello stato complessivo del giocatore: della qualità dell’allenamento, della chiarezza delle idee e della capacità di reggere la pressione. Non è solo un colpo, ma una sintesi. Il lavoro recente con Coco Gauff è una dimostrazione, una in più, che il sistema funziona: “L’obiettivo principale non è solo eliminare i doppi falli, ma costruire un kick efficace e affidabile. In questo modo possiamo poi sviluppare un servizio più completo, non solo potente, ma con lo spin giusto che renda difficile per l’avversaria rispondere. La chiave è farla sentire sicura, perché quando il cervello si abitua a un certo schema, torna automaticamente a quello sotto pressione”.

Il servizio secondo MacMillan, coach che cambia la vita

McMillan spiega come anche piccoli dettagli siano fondamentali: la posizione del braccio sinistro, la rotazione del corpo e il momento del lancio della palla sono determinanti. “Se il braccio sinistro scende troppo presto, il destro non può seguire correttamente e non si riesce a colpire la palla in maniera ottimale. Con Coco abbiamo lavorato intensamente su questi aspetti: tre giorni prima del suo primo match, abbiamo corretto la posizione del braccio e del palmo della racchetta, e il risultato è stato incredibile, da 21 doppi falli a solo cinque”.

Il suo obiettivo è cercare di far comprendere alle giocatrici l’importanza di colpi ad alta percentuale, profondi e con rotazione, soprattutto nei momenti chiave. “Questo sport si gioca sui colpi che puoi eseguire all’85% della tua potenza, in situazioni di pressione. Senza questo, le abilità tattiche e la strategia non servono a nulla”.

Ma il suo approccio non riguarda solo i talenti d’élite. Anche giocatori amatoriali possono beneficiare di principi biomeccanici semplici. “La cosa più facile da iniziare a correggere è il braccio non dominante: deve stare dalla parte giusta della testa durante il lancio. Questo permette di colpire la palla dal basso verso l’alto, generando spin e controllo, senza perdere potenza”. Per il resto, serve tempo.

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