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Elogio alla splendida Italia delle ragazze (anche nella sconfitta)

Dietro Jasmine Paolini c'è tanto altro. Tra chi era a Shenzhen e tra chi in Nazionale ci potrà arrivare la prossima volta. Da Tyra Grant (156 al mondo) a coloro che negli ultimi mesi hanno portato altri risultati importanti

| 28 settembre 2026

BJK Cup: Tathiana Garbin abbraccia Sara Errani (foto Getty Images)

BJK Cup: Tathiana Garbin abbraccia Sara Errani (foto Getty Images)

È facile entusiasmarsi quando si vince, per di più senza i favori del pronostico dalla propria parte. Molto meno facile è mantenere la lucidità di dare un giudizio equilibrato di fronte a una sconfitta che interrompe una serie di trionfi. L'Italia femminile di Billie Jean King Cup, semifinalista nella futuristica Shenzhen, ha mancato la tripletta dopo i due titoli del 2024 e del 2025. Ma merita comunque un lungo applauso, non solamente per il suo passato ma pure per il suo presente.

In Cina, la squadra di Tathiana Garbin ha eliminato nei quarti proprio le padrone di casa, per poi trovare nell'Ucraina di Elina Svitolina un ostacolo troppo grande. Ma, ed entriamo nel dettaglio della vicenda, Jasmine Paolini e compagne non hanno fatto nemmeno mezzo passo indietro, rispetto alle stagioni precedenti.

Anzi, vien da dire che – pur nella sconfitta e fermo restando il fatto che l'Italia rimane fra le prime quattro al mondo nella competizione – c'è qualche dato che spinge addirittura nella direzione opposta, quella di una crescita. Nelle Finals di Shenzhen, nel momento cruciale del confronto con le ucraine, in campo ci è andata Tyra Grant, nata il 12 marzo del 2008. Una scelta forte, quella della capitana tricolore, che da un lato ha premiato la splendida scalata della 18enne figlia d'arte, dall'altra ha voluto far capire che non c'è e non ci sarà nessuna interruzione, nel ciclo positivo di un gruppo capace di restare al vertice ormai da anni e nonostante tutto. Nonostante i problemi fisici di alcune delle nostre ragazze, nonostante momenti di scarsa fiducia. L'Italia femminile c'è stata, c'è e ci sarà negli anni a venire. Con la Nazionale come perno di un progetto che guarda alla continuità puntando (anche) sull'esperienza.

BJK Cup: Jasmine Paolini in azione (foto Getty Images)

BJK Cup: Jasmine Paolini in azione (foto Getty Images)

C'è un dato, in particolare, che emerge dall'albo d'oro di quella che un tempo si chiamava Fed Cup: le azzurre hanno vinto sei volte dal 2006 a oggi, prima col nucleo storico delle nostre Fab 4 (Pennetta, Schiavone, Errani, Vinci), poi con Paolini, Cocciaretto, Trevisan e compagne. Solo la Repubblica Ceca (proprio grazie al recente trionfo nella terra del Dragone) ha fatto meglio nel nuovo millennio, con sette successi complessivi. Ma alle spalle di italiane e ceche ci sono colossi come Russia (5), Stati Uniti e Francia (due vittorie per parte). Se Jasmine, nel frattempo, ha perso un posto tra le top 10 Wta, non significa che abbia perso contatto col vertice. Tanto che adesso è pur sempre numero 20 e nel corso del 2026 ha raggiunto i quarti a Wimbledon, punto più alto di un'annata nella quale ha dovuto rincorrere la sua migliore versione.

Dietro Jas, tuttavia, c'è tanto altro. Tra chi era a Shenzhen e tra chi in Nazionale ci potrà arrivare la prossima volta. Di Tyra Grant (156 al mondo) abbiamo detto, ma gli ultimi mesi hanno portato pure altri risultati importanti dalla base, dalle nostre giovani. Lisa Pigato è ormai con una certa stabilità vicino alla zona top 100 (114), con l'obiettivo di entrarci a breve e con i Wta 125 che sono diventati un suo territorio di caccia. Samira De Stefano la sta imitando ed è entrata fra le 200, ma nelle top 300 troviamo pure Jennifer Ruggeri (235), Noemi Basiletti (243), Federica Urgesi (267), Giorgia Pedone (282) e Francesca Pace (293). L'età media è bassa, stiamo sotto ai 22 anni, dunque il panorama ci suggerisce un futuro potenzialmente ricco di scelte.

BJK Cup: l'espressione delusa di Tyra Grant (foto Getty Images)

BJK Cup: l'espressione delusa di Tyra Grant (foto Getty Images)

Il punto, allora, non è stabilire se questa Italia abbia fallito qualcosa per essersi fermata in semifinale. Sarebbe una lettura troppo semplice, e soprattutto poco aderente a ciò che raccontano gli ultimi anni. La vera misura del lavoro sta nel fatto che una sconfitta fra le migliori quattro venga ormai percepita quasi come un'eccezione, quando fino a non molto tempo fa sarebbe stata accolta come un risultato di grande prestigio. Significa che sono cambiate le aspettative, e le aspettative cambiano soltanto quando alle spalle esiste una struttura capace di alimentarle.

Il prossimo passaggio sarà trasformare questa abbondanza di nomi in giocatrici stabilmente competitive nel circuito maggiore. Forse non tutte ci riusciranno e non tutte seguiranno lo stesso percorso e gli stessi tempi, ma Tathiana Garbin può guardare la classifica sapendo di avere alternative che un anno fa erano decisamente meno evidenti. Tyra Grant è già entrata dalla porta principale, altre stanno bussando. La Repubblica Ceca ha vinto a Shenzhen e l'Ucraina ha fermato la corsa italiana, ma per misurare la salute di una Nazionale non basta guardare chi solleva la coppa. Bisogna anche contare quante giocatrici possono immaginare, realisticamente, di indossarne la maglia negli anni successivi. E da questo punto di vista, l'Italia continua ad avere parecchie ragioni per sorridere.

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