-
Wta

L'antidiva Rybakina, parole e silenzi

In un tennis sempre più rumoroso, Rybakina ha costruito la propria identità restando fedele a un principio semplice: parlare solo quando serve, e lasciare che il resto lo racconti il campo

05 febbraio 2026

Elena Rybakina con il trofeo dell'Australian OIpen 2026 (foto Getty Images)

Elena Rybakina con il trofeo dell'Australian OIpen 2026 (foto Getty Images)

Elena Rybakina ha sempre parlato poco. Non per voler costruire un personaggio, ma perché quello è il suo modo di stare al mondo. Anche quando ha vinto Wimbledon nel 2022, nel momento in cui tutto sembrava richiedere entusiasmo e retorica, lei ha scelto un’altra strada. "Sono davvero felice, ma non so cosa dire", disse con un sorriso appena accennato. Una frase semplice, quasi spiazzante, ma già sufficiente a raccontarla. Con qualche lacrima amara quando qualcuno le chiese delle sue origini russe e della guerra in Ucraina, ricevendo la risposta perfetta: "Non ho deciso io dove nascere".

Dopo quel trionfo, Rybakina ha spesso riportato tutto su un piano pratico. "Non mi aspettavo questo risultato, ma sapevo di stare lavorando nella direzione giusta", spiegò. Nessuna dichiarazione di svolta, nessun cambio di identità. Il successo non diventava un punto di arrivo, ma una tappa quasi naturale, senza bisogno di celebrazioni. Anche quando le veniva chiesto cosa fosse cambiato nella sua vita, la risposta restava essenziale: "Sono la stessa persona di prima. Devo ancora allenarmi e migliorare".

Con il tempo e con la crescita nel ranking, però, la pressione è aumentata. Essere una campionessa Slam significava convivere con aspettative continue, e Rybakina non ha mai fatto finta che fosse semplice. "Non è facile giocare sempre con questa pressione. A livello mentale a volte è davvero dura", ha ammesso in più occasioni. È una delle rare frasi in cui lascia intravedere la fatica emotiva che accompagna il suo tennis potente e apparentemente così naturale.

I momenti difficili sono arrivati senza clamore, ma con un peso reale. Periodi segnati da problemi fisici e da un malessere generale che lei stessa ha definito (ovviamente) con poche parole: "Non stavo bene, non solo fisicamente, ma anche mentalmente". Nessun dettaglio in più, nessuna spiegazione lunga. Come spesso accade con Rybakina, il confine tra pubblico e privato resta netto.

Elena Rybakina, la storia in fotografia

Elena Rybakina, la storia in fotografia

In un’altra occasione, parlando delle difficoltà vissute lontano dal campo, ha detto: "A volte non ti godi il tennis, ed è difficile accettarlo". È una frase che rompe l’immagine stereotipata dell’atleta sempre motivata, e che racconta quanto il circuito possa essere logorante, soprattutto per chi non ama esporsi.

Anche nei periodi di risultati altalenanti, Rybakina non ha mai cercato alibi. "Non mi piace lamentarmi. Tutti hanno dei problemi". Ossia, riconoscere le difficoltà senza trasformarle in una narrazione continua. Il silenzio, in questo senso, diventa una forma di autodifesa.

Quando le è stato chiesto perché spesso appaia distante o poco comunicativa, la risposta è stata disarmante: "Sono semplicemente calma. Questo non significa che non mi importi di ciò che faccio". È forse la chiave per leggere tutta la sua carriera. La calma come tratto identitario, non come assenza di emozioni.

L'antidiva Rybakina, parole e silenzi

Una delle costanti più discusse nella sua carriera recente è il rapporto con il suo allenatore storico, Stefano Vukov. Non si tratta solo di una collaborazione tecnica, ma di un legame che ha vissuto picchi e momenti di tensione, indagini della WTA e sospensioni. Eppure Rybakina ha sempre difeso la sua visione e il suo coach. In passato ha detto in merito alla sospensione di Vukov: "Non ho mai avuto alcun problema con lui, quindi per me è bello vederlo di nuovo nel box. Ovviamente comunichiamo bene e non abbiamo mai avuto problemi", in riferimento alla sua presenza durante tornei importanti, incluso il ritorno di Vukov nell’ultimo Grande Slam stagionale del 2025, gli Us Open.

La sua difesa è stata netta anche davanti alle critiche più dure: quando sono circolate voci sul comportamento discutibile del coach, Rybakina ha affermato con fermezza che "lui è un coach appassionato, con molta conoscenza nel tennis, e chi mi conosce sa che non accetterei un allenatore che non mi rispetta o non rispetta il nostro lavoro". Fine della discussione.

L'antidiva Rybakina, parole e silenzi

Oggi, guardando alle sue parole nel tempo, emerge una linea chiara. Nei momenti belli come in quelli negativi, Rybakina non cambia registro. Non alza la voce quando vince, non la abbassa quando perde. "Cerco di restare concentrata sul mio lavoro", ripete spesso. È una dichiarazione che può sembrare banale, ma che nel suo caso diventa una scelta precisa.

La storia di Elena Rybakina è fatta di frasi brevi, di risposte misurate e di pause - mediatiche - che dicono molto. Le sue parole non cercano consenso, i suoi silenzi non chiedono interpretazioni. In un tennis sempre più rumoroso e visibile, tra documentari sui giocatori e telecamere ovunque, Rybakina ha costruito la propria identità restando fedele a un principio semplice: parlare solo quando serve, e lasciare che il resto lo racconti il campo.

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti