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22 rinunce e ritiri a Dubai: esplode il problema calendario. E la WTA chiama Jessica Pegula!

Senza pause, soggette alla spada di Damocle della classifica le giocatrici gettano la spugna nel dopo Melbourne. Il WTA Tour affida alla star statunitense un ruolo decisivo nel nuovo organo che deve equilibrare i diritti anche degli organizzatori dei tornei

di | 18 febbraio 2026

Jessica Pegula (Getty Images)

Jessica Pegula (Getty Images)

Forse, come tutte le catastrofi, anche quella di Dubai si poteva evitare. Forse non era necessario che ben 22 giocatrici decapitassero in modo così eclatante il torneo fra rinunce e ritiri nei primi due turni. Forse si poteva agire prima sul calendario post-Australian Open, davanti a una prevedibile situazione di stress  psico-fisico delle protagoniste. E forse l’utilizzo in prima persona di una una tennista istruita, illuminata, e impegnata come Jessica Pegula significa tantissimo e tanto ancora significherà nel futuro al vertice dirigenziale del massimo organismo che regola il tennis professionistico, sempre di forte impronta USA.

Per certo, fa scalpore quell’elenco con la rinuncia prima del via di Sabalenka, Swiatek, Mboko, Muchova, Osaka, Keys, Zheng, Kostyuk, Wang, Sakkari, Kessler, Boisson, Vondrousova, Kudermetova, Lys, con l’aggravio della rinuncia a torneo in corso di Cocciaretto (dopo le qualificazioni) e di Krejcikova  e Kasatkina (dopo il primo turno), col ritiro di Baptiste (al primo turno), quello di Bejlek, Seidel e Badosa  (al secondo turno). Un vero e proprio terremoto che rischia di lasciare strascichi nelle atlete all’alba della stagione appena iniziata. 

SUPER-TENSIONE

Il circuito delle donne sta ultimando le pratiche di riunificazione con quello degli uomini, definendo i delicati equilibri finanziari fra i due Tour per poter diventare una realtà ancor più maestosa nel panorama delle grandi leghe dello sport professionistico mondiale. E, per diminuire le perplessità di una larga frangia di praticanti ed addetti ai lavori del settore maschile, azzarda anche la possibilità di disputare almeno parzialmente 5 set negli Slam, adeguandosi agli sfori dei colleghi.

Ma, proprio come quelli, deve definire meglio il calendario di uno sport sempre più impegnativo fisicamente e sempre troppo legato a meccanismi di classifica che costringono gli atleti a partecipare a troppi appuntamenti. Senza possibilità di fermarsi, riposarsi e prepararsi in modo ottimale per esprimere al meglio le proprie capacità, aumentando il rischio di infortuni e, quindi di rinunce. Che esacerbano ulteriormente i delicati rapporti coi social delle protagoniste, già problematici per via delle scommesse. Come sta succedendo in queste ore a Paula Badosa, costretta a spiegare i suoi troppo frequenti abbandoni con i cronici guai fisici di cui è soggetta da tempo. 

POST MELBOURNE

L’Happy Slam di Melbourne, nel pieno dell’estate  australiana, è piacevole per tutti, venendo dall’inverno del resto del mondo, ma è anche sfibrante. Con l’aggravio dello sbalzo di fuso orario al rientro a casa. Il calendario WTA, estremamente denso, con pochi spazi di recupero tra eventi importanti, dopo gli Australian Open, propone due WTA 1000 consecutivi (Doha e Dubai) e quindi con pochissimo tempo di pausa, pone le atlete di fronte a un crocevia di cui abbiamo visto la risposta in questi giorni a Dubai: correre il rischio di giocare senza recupero, proteggere se stesse nell’ottica di un’intera stagione, ritirarsi senza pagar dazio in classifica presentando un certificato medico corroborato da un ritiro.

Di fronte a questa situazione la WTA ha istituito un Tour Architecture Council, un gruppo speciale chiamato a rivedere profondamente il calendario, composto da giocatrici, dirigenti e consulenti tecnici, e presieduto da Jessica Pegula, attuale numero cinque del mondo. L’obiettivo è proporre modifiche strutturali che possano entrare in vigore già nel 2027. La stessa giocatrice statunitense, ottima famiglia ed ottimi studi, ricca di suo e di dialettica precisa, ha spiegato che la priorità deve essere la salute mentale e fisica delle atlete, sottolineando che l’attuale programmazione, con back-to-back di appuntamenti di altissimo livello e poche settimane di pausa, costringe spesso le giocatrici a scegliere tra competere e preservarsi. 

Il secondo Slam di Elena Rybakina

Il secondo Slam di Elena Rybakina

FURBETTE

Il caos di Dubai ha reso evidente anche un altro problema: le sanzioni per ritiri dell’ultimo minuto non sembrano sufficienti. Alcuni direttori di torneo hanno chiesto pene più severe, come la detrazione di punti ranking, perché l’attuale sistema di multe o “zero pointer” non basta a dissuadere certe scelte. 

Tutto ciò ha riacceso il dibattito tra giocatrici e organizzatori su come bilanciare la necessità di spettacolo, obblighi contrattuali, sponsor e pubblico da una parte, e la tutela degli atleti dall’altra. Senza cambiamenti, molti temono che casi analoghi si ripetano, con danni alla credibilità degli eventi e stress eccessivo sulle top player. 

RIFORMA

Da qui nascerà una riforma del calendario - come era auspicabile da tempo - con più pause tra eventi chiave, per consentire recuperi adeguati, revisione della lista di tornei “obbligatori”, per evitare pressioni inutili, maggiore flessibilità nelle regole di partecipazione e ranking, che tengano conto del carico fisico, miglior coordinamento con gli organizzatori per distribuire l’energia del Tour in modo più sostenibile.

Perché è evidente che Dubai non è solo episodio isolato, ma la punta di un iceberg sommerso e minaccioso che stava per implodere evidenziando che l’attuale programmazione WTA deve essere sistemata per salvaguardare il benessere delle giocatrici e la qualità dello sport. La guarigione, come per ogni malato, passa per il malato stesso,  quindi dal ruolo di Pegula che, di concerto con le colleghe, trovi l’equilibrio fra le esigenze dei direttori dei tornei e gli Slam per affrontare e risolvere le criticità. E garantire un futuro migliore.

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