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Aryna, che mal di testa! Colpa di un gioco che si auto-distrugge...

La crisi di Sabalenka: dopo una prima parte di stagione da numero 1, nella seconda delude sempre più, spesso con black-out mentali che suggerirebbero come soluzione ideale quella di chiudere la stagione per ritemprarsi

| 15 ottobre 2026

La disperazione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

La disperazione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

Il tennis ha un forte mal di testa. I numeri 1 dell’ATP e del WTA Tour, Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, per motivi diversi, hanno caratterizzato la prima parte della stagione e sono poi scomparsi nella seconda perdendo anche il primato in classifica. Con la sostanziale differenza che per l’italiano sono intervenuti due problemi fisici - e comunque a Wimbledon ha fatto il bis consecutivo - mentre per la bielorussa il problema è mentale, di tenuta di nervi e quindi di fiducia, e fors’anche di fisico, che si ripercuote sulle prestazioni e sui risultati.

Tanto da aver vinto 33 partite da gennaio a giugno ed appena 14 da luglio al 14 ottobre, quando a Wuhan è crollata clamorosamente davanti alla statunitense Ann Li, avanti di un set e un break, mancando per il quinto “1000” di fila i quarti di finale. 

Ancora una volta per colpa di un evidente corto circuito mentale, un violento calo di nervi, di concentrazione, di tensione, di voglia. Forse, proprio di voglia di star lì a lottare per un altro “15” un altro game, un altro set. Un po’ appagata, sommersa dalla frustrazione e dall’impotenza per un’alternativa che non conosce e non sa individuare. Spersa in un tunnel di incertezze molto buie. 

Tutta la frustrazione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

Tutta la frustrazione di Aryna Sabalenka (foto Getty Images)

LA FRATTURA
Il regno della potente Aryna si basava sul cemento, e quindi sugli Slam che lo caratterizzano, Australian e US Open dove aveva fatto il bis per due anni di fila. Sicuramente nella sua psiche ha avuto una ripercussione particolarmente acuta il ko nella finale di Melbourne contro l’altra wonder woman Elena Rybakina, che sembrava comunque assorbito dai successi prima (a Brisbane) e dopo (con la doppietta Indian Wells-Miami). Il prestigioso Sunshine Double sembrava averla fortificata sul trono della numero 1 del mondo, ed invece l’impatto sulla terra rossa ha acuito le sue debolezze sempre più irrefrenabili. Trascinandosi sull’erba di Wimbledon, col ko contro Osaka, e quindi anche sul cemento coi tracolli contro Alexandrova e Bejlek che ne hanno ulteriormente minato la sicurezza, fino all’impatto a New York con la solita Rybakina. Che, infatti, ha poi preso il suo posto al comando della classifica.

SENZA SEGRETI
Così come nei momenti belli anche in quelli brutti le reazioni di Sabalenka sono chiare ed evidenti, e fotografano perfettamente i motivi del terribile momento che la Tigre di Minsk sta attraversando fino a trasformarsi in una docile gattina. In realtà i nodi sono venuti tutti al pettine a partire dal fattore tecno-tattico. Ahilei, la bielorussa non ha mai trovato una reale alternativa al suo gioco di potenza da fondocampo. Nel momento di massimo fulgore, e quindi anche di fiducia, ha alternato le perentorie sbracciate con qualche smorzata, ma sostanzialmente non ha mai cercato sistematicamente qualche cambio di ritmo per trovare meglio la palla giusta. Perché le avversarie, sempre più giovani e sfrontate e sempre più abituate al forsennato ritmo da video-game del tennis moderno, si allenano anche a fronteggiare Aryna. Che studiano in tutte le sue scelte, spesso ripetitive, e l’aspettano. Sapendo che non ci saranno sostanziali sorprese, ma piuttosto qualche calo di concentrazione, e quindi di intensità, di precisione, di efficacia. 

Aryna Sabalenka colpisce di diritto (foto Getty Images)

Aryna Sabalenka colpisce di diritto (foto Getty Images)

PSICHE E FISICO
La mancanza di fiducia, e di risultati si ripercuote direttamente o indirettamente sul fattore fisico. Perché la Sabalenka ha una struttura potente, non è mai stata un fulmine negli spostamenti e sicuramente si stanca più di altre atlete naturali. E, una volta sotto pressione psicologica, si stanca ancora di più, fino a tirare paradossalmente indietro il braccio ed auto-svilire la sua stessa peculiarità. Perché solo allora Aryna cerca soluzioni inedite e improvvide, che non conosce e che alla fin fine aiutano ulteriormente le avversarie, anche meno forti. Forse, seguendo l’esempio di altri campioni e non solo, le converrebbe chiudere qui la sua stagione, ritemprarsi, ritrovare la gioia dell’allenamento, del tennis, per riscoprire l’amore per la sfida stessa e per se stessa. Passando anche per una preparazione atletica lunga e minuziosa. Ma soprattutto per un nuovo percorso psicologico che, al momento, sembra indispensabile. 

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