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Repubblica Ceca, un dolce trionfo: "La vittoria del gruppo"

"Per me - dice la capitana Strycova - significa tantissimo, perché una cosa è vincere da giocatrice e un’altra è riuscirci da capitana, seduta in panchina in una posizione completamente diversa. Era un mio sogno, anche se non l’avevo mai detto ad alta voce. Adesso è successo e mi sembra quasi surreale, ma è tutto vero. Sono davvero onorata"

27 settembre 2026

Tutto il team della Cechia festeggia il trionfo in Billie Jean King Cup 2026 (Getty Images)

Tutto il team della Cechia festeggia il trionfo in Billie Jean King Cup 2026 (Getty Images)

Otto anni dopo, la Repubblica Ceca è tornata sul tetto del mondo vincendo la Billie Jean King Cup. Il 2-0 sull’Ucraina ha chiuso una settimana perfetta, senza bisogno di ricorrere nemmeno una volta al doppio decisivo. Ma nella conferenza stampa della squadra campione, più che il risultato, è emersa la sensazione di un gruppo che ha attraversato Shenzhen con una leggerezza particolare. Barbora Strycova, al primo titolo da capitana, lo ha detto senza troppi giri di parole.

"Per me significa tantissimo, perché una cosa è vincere da giocatrice e un’altra è riuscirci da capitana, seduta in panchina in una posizione completamente diversa. Era un mio sogno, anche se non l’avevo mai detto ad alta voce. Adesso è successo e mi sembra quasi surreale, ma è tutto vero. Sono davvero onorata".

Per la Strycova, il successo ha anche un valore storico personale. Con il titolo di Shenzhen è entrata nel ristretto gruppo di chi ha vinto la competizione sia da giocatrice sia da capitana, accanto a nomi come Margaret Court, Billie Jean King e Chris Evert.

"Non lo sapevo. Me l’hanno detto prima della finale e mi sono venuti i brividi soltanto a sentire quei nomi. Essere riuscita ad alzare il trofeo prima da giocatrice e poi da capitana significa moltissimo. Essere accostata a quelle leggende è qualcosa che mi rende molto orgogliosa".

La sicurezza, peraltro, non le è mai mancata. Alla domanda se all’inizio della settimana avesse immaginato sei partite giocate e sei vinte, Strycova ha risposto in maniera quasi brutale: "Sì, perché credo nelle mie giocatrici".

L'esultanza di Karolina Muchova

L'esultanza di Karolina Muchova

Una delle protagoniste assolute è stata Karolina Muchova. In finale ha aperto il tie battendo Anhelina Kalinina e ha parlato soprattutto del valore emotivo della settimana. "È qualcosa di molto speciale. Come ha detto Barbora, anche per me era un sogno riuscire ad alzare questo trofeo. Farlo insieme a queste ragazze è stato bellissimo. Sono orgogliosa di come abbiamo gestito l’intera settimana, di come abbiamo combattuto, di come ci siamo allenate e dell’atmosfera che avevamo nello spogliatoio. È stato davvero un periodo bellissimo e vincere alla fine è stata la ciliegina sulla torta. Sono soltanto molto grata che sia successo e che adesso possiamo festeggiare".

Karolina ha spiegato anche perché in finale sia sembrata così sicura. "Sentivo di poter contare molto sul servizio e mi sono sentita più a mio agio in campo rispetto a due giorni prima. Ero più abituata alle condizioni e sono entrata in partita molto concentrata. Quando ho trovato il primo break mi sono sentita ancora più tranquilla. Avere tutta la panchina ceca alle spalle mi ha aiutato e sono stata contenta di riuscire a mantenere quella direzione fino al punto dell’1-0". Poi Linda Noskova ha completato il lavoro contro Elina Svitolina. Il suo racconto è stato quasi l’opposto rispetto a ciò che ci si potrebbe aspettare da chi entra in campo sapendo che una vittoria vale un titolo mondiale.

"Non ero nervosa prima della partita e in realtà mi sembrava quasi una cosa strana. Poi, una volta iniziato il match, sono entrata subito nel ritmo e non ho più avuto tempo per pensare alla tensione. Continuavo a ripetermi che era una partita come tutte le altre, anche se ovviamente significava tantissimo e non stavo giocando soltanto per me stessa, ma anche per il mio Paese. Non mi sono messa pressione: volevo giocare il mio tennis e godermi la partita".

Noskova e Mukova, è festa ceca - Le immagini

Noskova e Mukova, è festa ceca - Le immagini

Elina Svitolina ha reso il secondo set molto più complicato, ma la Noskova non ha cambiato atteggiamento. "Elina non mi ha regalato praticamente nulla e il secondo set è stato molto più duro del primo. Però mi ha ricordato anche le altre partite giocate qui, nelle quali avevo affrontato avversarie che servivano molto bene e avevo dovuto arrivare al tie-break. Sono contenta di essere riuscita a chiuderla in due set". La differenza, secondo Linda, è stata proprio nell’approccio collettivo alla competizione.

"Non si può mai dare niente per scontato. Bisogna partire dall’inizio e lottare in ogni singola partita, perché ogni punto pesa tantissimo. Sono molto felice che non si sia mai dovuto giocare il doppio decisivo, perché è sempre il momento più stressante. In questa competizione non sai mai come giocheranno le avversarie, quindi devi essere preparata a tutto". Preparazione, però, non significa soltanto allenamento. La parte più divertente della conferenza è arrivata quando la Muchova ha raccontato quello che, scherzando ma non troppo, è diventato una sorta di rito scaramantico.

Karolina Muchova in azione

Karolina Muchova in azione

"Ogni sera prendevamo lo stesso dessert e lo dividevamo con tutta la squadra. Una sera era baklavà, un’altra una cosa chiamata “coconut dream”, con gelato al cocco e crema. Alla fine è diventata una tradizione vincente: continuavamo a ordinarli perché ci convincevamo che ci facessero vincere. Questa, in effetti, è una preparazione un po’ diversa rispetto agli altri tornei".

Niente doppio decisivo, dunque, e Katerina Siniakova non si è certo lamentata. "È stato completamente diverso - ha detto - rispetto al solito, ma mi sono divertita tantissimo. Non mi dispiace essere rimasta in panchina a sostenerle. Le ragazze hanno fatto un lavoro straordinario e io ho cercato soltanto di dare il mio supporto. E sì, ero decisamente contenta di non dover entrare per giocare il punto decisivo". Il segreto, alla fine, lo ha sintetizzato Marie Bouzkova: "Credo sia stato un insieme di tutto: forza mentale, preparazione tecnica e tattica. Ma soprattutto è stato un lavoro di squadra".

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