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Wheelchair

Tennis inclusivo, un mondo per tutti: dalle Deaflympics al blind tennis

Un viaggio nella racchetta che abbraccia ogni forma di disabilità: fisica, sensoriale o intellettiva. Perché oltre al più celebre tennis in carrozzina, ci sono discipline adattate che propongono competizioni anche per atleti non udenti, per non vedenti e per persone con disabilità intellettiva. E occhio al Para-Standing

05 dicembre 2025

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Il coreano Duckhee Lee: sordo dalla nascita, è stato numero 130 ATP

Quando si parla di tennis per atleti diversamente abili, l’associazione con la disciplina per atleti in carrozzina viene naturale. Il motivo è semplice: il movimento del wheelchair è regolamentato dalla stessa ITF che governa il mondo della racchetta, dunque il circuito ha una struttura simile a quello dei “pro”, coi tornei del Grande Slam (e le Paralimpiadi) come appuntamenti clou per i più forti al mondo. Tuttavia, il cosiddetto tennis “adattato” non è solo per persone affette da disabilità motorie, perché presenta anche tantissime altre sfaccettature che vanno ad abbracciare in tutto il mondo atleti affetti da disabilità sensoriali (come sordità o cecità), o anche intellettive e psichiche.

Una delle discipline più in vista del periodo è il cosiddetto “Deaf tennis”, il tennis per non udenti che è appena stato parte del programma dell’edizione 2025 delle Deaflympics, i Giochi per sordi. Una maxi rassegna da 28 sport diversi che a fine novembre ha portato a Tokyo quasi 3.000 atleti, fra i quali una massiccia spedizione italiana, con 84 azzurri. Fra loro c’erano anche sette giocatori della nazionale di tennis: atleti che generalmente alternano i tornei del circuito “silenzioso” (non è permesso l’utilizzo di apparecchi uditivi, per permettere a tutti di partire allo stesso livello) con l’attività nei tornei FITP di seconda e terza categoria. È una delle particolarità della disabilità uditiva, che si può considerare a tutti gli effetti integrata, in quanto non impedisce di partecipare alle competizioni tradizionali.

La nazionale italiana di tennis alle ultime Deaflympics di Tokyo

La nazionale italiana di tennis alle ultime Deaflympics di Tokyo

Di esempi ce ne sono tanti, uno su tutti quello del coreano Duckhee Lee, sordomuto, capace nel 2017 – ad appena 18 anni – di arrivare a un passo dai primi 100 della classifica ATP. La sua storia fece il giro del mondo, come esempio di superamento delle barriere, e pareva fosse destinato a un futuro scintillante. Non è stato così, ma Lee gioca ancora (è numero 763 Atp) e alle Deaflympics c’era anche lui. Eppure non ha vinto, eliminato nei quarti di finale dal grande protagonista della competizione Dmitry Dolzhenkov, 21enne russo che a sua volta vanta un ranking mondiale fra i “pro” (1.554) e in Giappone ha dominato prendendosi tre ori: singolare, doppio maschile e doppio misto.

Lo stesso Dolzhenkov, o un sorteggio beffardo, è costato caro anche al numero uno degli azzurri Marco Carretta, vicentino, 2.5 nelle classifiche nazionali e campione europeo nel 2024, che ha pescato il russo al primo turno ed è stato così subito costretto a dire addio ai sogni di medaglia. Per l’Italia, la migliore è stata la ferrarese Giulia Bassini, approdata ai quarti di finale e poi battuta dalla tedesca Albrecht-Schroeder (argento).

Tennis e disabilità, oltre il wheelchair

Tennis e disabilità, oltre il wheelchair

Voltando pagina, da qualche tempo l’ITF ha iniziato ad avvicinarsi alla disciplina del Para-Standing: in sostanza, un tennis per atleti affetti da disabilità fisiche, ma che competono senza l’utilizzo di una sedia a rotelle. L’esempio più semplice è quello di atleti vittime di amputazioni agli arti, superiori o inferiori: con l’utilizzo di protesi, molti possono regolarmente correre (vedi atletica – e non solo – alle Paralimpiadi), dunque perché obbligarli alla carrozzina per giocare a tennis? La Federazione Internazionale l’ha compreso e si sta muovendo per aiutare la crescita e lo sviluppo della disciplina, dopo aver firmato un accordo di intesa con l’International Para-Standing Tennis Association (IPSTA), che in futuro dovrebbe portare a un riconoscimento ufficiale delle disciplina e al suo ingresso nel calendario ITF.

Altra disciplina che sta andando sempre più forte in termini di diffusione globale è il “blind tennis”, la specialità adattata per non vedenti o ipovedenti. In Italia ne sappiamo qualcosa visto che è italiano uno dei giocatori più forti al mondo, Davide Viglianti, siciliano trapiantato in provincia di Bergamo che già da anni spadroneggia in varie competizioni. In un campo di dimensioni ridotte, gli atleti – divisi in tre categorie in base al grado di disabilità visiva – si sfidano utilizzando una pallina più grande, morbida, ma soprattutto dotata al suo interno di un sonaglio che permette ai giocatori di identificarne la posizione.

Per chiudere, anche nell’ambito delle disabilità intellettive e psichiche, a fianco dei tanti progetti sociali che utilizzano il tennis come veicolo di svago e inserimento nella società, c’è una costola agonistica, col circuito di tornei organizzato – in Italia – dalla FISDIR, la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali. A riprova di come il tennis sia davvero uno sport per tutti. E di tutti. Senza barriere.

Blind tennis

Blind tennis

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