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Svajda, vittoria e dedica speciale: "Sarebbe stato il compleanno di mio padre"

Zachary Svajda ha raggiunto il suo primo ottavo Slam al Roland Garros. Eppure prima di quest'anno non aveva vinto nemmeno un match ATP sulla terra battuta. Il padre, scomparso lo scorso ottobre per un tumore, gli ha insegnato tutto

di | 30 maggio 2026

La commozione di Zachary Svajda al Roland Garros 2026 (Getty Images)

La commozione di Zachary Svajda (Getty Images)

Prima del 2026, Zachary Svajda non aveva mai vinto nemmeno una partita sulla terra battuta nel circuito maggiore. Eppure giocherà sul rosso, al Roland Garros, contro Flavio Cobolli, il suo primo ottavo di finale in uno Slam. Numero 85 del mondo, a Parigi ha sconfitto gli australiani Alexei Popyrin e Adam Walton, capace di sorprendere all'esordio Daniil Medvedev. Al terzo turno, poi, ha fermato la corsa dell'argentino Francisco Cerundolo, sconfitto 63 64 36 46 63 dopo tre ore e tre minuti sul campo 14. A fine match ha alzato gli occhi al cielo: un pensiero rivolto a chi non c'è, ma ha reso tutto questo possibile, il padre Tom, morto a causa di un cancro lo scorso ottobre. "Oggi sarebbe stato il suo compleanno" ha rivelato in conferenza stampa.

Grazie a questo risultato, secondo le proiezioni live del ranking ATP Svajda è numero 59 del mondo: comunque finisca il Roland Garros, migliorerà il suo best ranking, attualmente di numero 82.

Gli inizi

Nato a San Diego, in California, in una famiglia di origine ceca, Svajda ha iniziato a giocare a tennis all'età di due anni, allenato inizialmente da Matt Hanlin. Vedendo giocare il piccolo Zach, Hanlin si è offerto di aiutare Tom Svajda, maestro di tennis, a svilupparne le qualità.

Svajda ha iniziato così ad allenarsi al Pacific Beach Tennis Club, un piccolo circolo con otto campi fondato nel 1962 a Pacific Beach, tranquillo quartiere vicino alla spiaggia a San Diego. Da qui era iniziata l'ascesa di Karen Hantze che vinse tre Slam in doppio con Billie Jean King, e uno in singolare, Wimbledon nel 1962.

Gli incroci con gli italiani

Vincitore di sette titoli Challenger, Svajda ha incrociato avversari italiani in diverse prime volte cruciali nella sua carriera. Nel 2019, dopo aver vinto il titolo nazionale Under 18, si è guadagnato una wild card per il main draw dello US Open, il suo primo torneo nel circuito maggiore. Allora il più giovane in tabellone a Flushing Meadows dal 2005, al primo turno è stato sconfitto da Paolo Lorenzi che per la prima volta rimonta dopo sotto essere stato sotto di due set.

Due anni dopo, sempre allo US Open, ha vinto la sua prima partita negli Slam, e complessivamente nel circuito maggiore, contro Marco Cecchinato. E' stato eliminato al secondo turno, battuto da Jannik Sinner.

Il diritto di Zachary Svajda (Getty Images)

Il diritto di Zachary Svajda (Getty Images)

Il momento più buio di Svajda: la morte del padre

Nel 2024, nello Slam di casa, Svajda sembra alle porte del grande sogno. Sull'Arthur Ashe Stadium, nel più grande impianto tennistico del mondo, affronta il campione Slam più titolato al mondo in singolare maschile, Novak Djokovic. Non vince, ma può iniziare a sentire di appartenere a quel mondo. Un mese dopo, deve interrompere la stagione in Asia perché le condizioni del padre nel frattempo sono peggiorate ed è ormai entrato in fase terminale.

Non ci pensa un attimo a mollare tutto e a tornare a casa. Impossibile giocare con quei pensieri sul cuore, impossibile spezzare il legame con chi gli ha insegnato tutto e gli ha passato l'amore per il tennis mentre gli lanciava un palloncino nel soggiorno. "Ho studiato a casa per tutta la vita e quindi ero con lui 24 ore su 24", ha raccontato Svajda all'ATP. "Mi ha insegnato l'impegno, a prendere le decisioni giuste e il valore dei sacrifici."

Dopo la morte del padre, scomparso il 13 ottobre 2025, Svajda non ha toccato una racchetta per un mese. È rientrato in campo all'Australian Open quest'anno, prima di vincere il titolo più emozionante della sua carriera, al Challenger di San Diego, a dieci minuti da dove è iniziato tutto, battendo in finale l'ex numero 15 del mondo Sebastian Korda.

"Ricordo che dopo aver vinto la semifinale e aver raggiunto la finale, continuavo a pensare: 'Vorrei che papà fosse qui'", ha detto Svajda. "L'ho pensato anche mentre servivo un ace sul match point, mentre alzavo il trofeo".

La prossima sfida con Cobolli

L'avrà pensato anche agli ultimi Internazionali BNL d'Italia, quando ha vinto contro Marco Trungelliti la sua prima partita in carriera sulla terra battuta nel circuito maggiore. "Sul rosso ho giocato la prima volta, probabilmente, due anni fa, a 21 anni. Prima avevo giocato giocato un paio di volte sulla terra verde, negli Stati Uniti. Comunque sulla terra non credo di aver disputato in totale più di dieci o quindici partite" ha ammesso in conferenza stampa dopo il successo su Cerundolo, l'unico Top 30 che abbia mai sconfitto: ci era riuscito anche a Winston-Salem nel 2024.

A Parigi proverà ad aggiungere alla lista Flavio Cobolli, che l'ha battuto nell'unico precedente confronto diretto, a Delray Beach due anni fa, sul duro. "Ci siamo anche allenati insieme qualche volta, sarà una battaglia, non vedo l'ora" ha detto.

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