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Wimbledon, Swiatek: "Un sogno il titolo vinto qui, ma ora si riparte da zero"

La polacca, vincitrice dell'ultima edizione del torneo, torna a Church Road sperando in un bis mai riuscito a nessuna negli ultimi dieci anni: "E' una questione di sensazioni, ma molto conterà l'aspetto mentale"

27 giugno 2026

Iga Swiatek (getty)

Iga Swiatek (getty)

Incredibile a dirsi, ma giunti e metà stagione Iga Swiatek non ha ancora vinto un torneo. La polacca ha giocato una sola semifinale senza mai arrivare all'ultimo appuntamento di alcun evento, ma arriva a Wimbledon da campionessa in carica e per di più in un torneo che al femminile ha visto dieci vincitrici diverse nelle sue ultime dieci edizioni. C'è quindi una cabala da sfatare, oltre che un digiuno da interrompere.

"È una sensazione bellissima. Sono orgogliosa di quello che è successo l'anno scorso. In un certo senso si è realizzato un mio sogno. Anzi, nemmeno un sogno, perché non avevo mai osato sognarlo: mi sembrava impossibile. È qualcosa di speciale - ha esordito Iga rievocando il suo successo di dodici mesi fa - D'altra parte, però, sono qui per affrontare un nuovo torneo. Devo anche restare concentrata sul presente".

"Ricordo che le sensazioni erano completamente diverse. Anche la preparazione era diversa. Tutto questo mi ha aiutata molto. Dal punto di vista tecnico tante cose funzionavano davvero bene".

Non solo l'aspetto tecnico, però. Buona parte di quel successo Swiatek la deve anche all'approccio emotivo con cui ha condotto il torneo e la serenità con cui ha saputo affrontare le diverse fasi della rincorsa a un titolo che per sua stessa ammissione considerava solo un sogno.

"Sinceramente, credo che la cosa più importante fosse la tranquillità e la fiducia che avevo nei miei colpi. Quella è stata la chiave. Molte giocatrici hanno il livello di gioco per vincere uno Slam. Quando riguardo come giocavo l'anno scorso, ricordo che ero totalmente concentrata sull'obiettivo e avevo pochissimi dubbi. Alla fine è proprio questo che ti permette di vincere, perché tutte sanno giocare un ottimo tennis. La differenza la fa soprattutto l'aspetto mentale. All'inizio del torneo, ovviamente, non sai davvero quale sia il tuo livello. Devi scoprirlo nelle prime partite. Io sono riuscita a crescere incontro dopo incontro e questo mi ha aiutata tantissimo l'anno scorso".

Riconosce però, Iga, che la vigilia di questo Slam è diversa da tutte le altre e che anche questo fattore può aver inciso nel susseguirsi di campionesse diverse che ha scandito l'ultima decade. E stavolta tocca a lei sostenerne il peso.

"Ho l'impressione che se ne parli molto di più. Penso che tutta l'atmosfera legata al diventare membro del club sia qualcosa che non si vive negli altri tornei. Forse è anche per questo che Wimbledon dà una sensazione diversa - ha riflettuto la campionessa in carica - Sinceramente cerco di guardare la situazione in modo realistico. È vero, la stagione sull'erba dell'anno scorso è stata straordinaria. Ma non è che io mi sia sempre sentita a mio agio su questa superficie".

E i risultati ottenuti quest'anno sono lì a dimostrarlo: "Anche se ho vinto, sento ancora di avere degli aspetti da capire e da migliorare. Quest'anno, per esempio, il torneo di Bad Homburg non mi ha dato quel ritmo di gioco che avevo trovato dodici mesi fa. Ho la sensazione di ripartire da una situazione completamente diversa e, proprio per questo, cerco di tenere basse le aspettative. E anche se tutti parlano continuamente di quello che ho fatto l'anno scorso, io sento di avere bisogno di giocare partite. Non sarà tutto semplice solo perché dodici mesi fa è andata così bene.".

Grande interprete della terra battuta e del veloce, la polacca a Wimbledon - le è stato fatto notare - non ha potuto contare su uno dei fondamentali a lei più congeniali, il saper scivolare sugli appoggi così da preparare in anticipo i suoi colpi. Eppure, seppur priva di quell'arma, l'anno scorso è comunque riuscita a domare l'erba di SW19 in suo favore.

"Non ne ho idea. Non sono una sciatrice alpina, quindi non mi alleno a cadere né so quale sia il modo giusto per farlo. Ovviamente non vogliamo scivolare, perché quando succede il punto è praticamente finito e difficilmente riesci a recuperarlo - ha spiegato ancora Iga - Scivolare non è l'ideale, perché sull'erba non hai il controllo del momento in cui ti fermerai. Per questo è meglio evitarlo. Dipende anche dalla fase del torneo. Dietro la linea di fondo, infatti, con il passare dei giorni si accumula più terra e questo offre un po' più di aderenza quando si scivola, riducendo il rischio di cadere".

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