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Il folle US Open del 1977 a New York Stories

Lo Slam più pazzo di sempre al centro della seconda puntata di New York Stories, il format interamente girato a New York in cui il nostro Giorgio Spalluto accompagnerà gli appassionati alla scoperta dei luoghi e delle vicende che hanno reso unico lo Slam americano. Lo US Open 2026 sarà in diretta e in chiaro su SuperTennis

29 luglio 2026

Una panoramica di New York nel 1977 (Getty Images)

Una panoramica di New York nel 1977 (Getty Images)

 "Nel 1977 è morta la visione romantica di quel che un tempo era New York", ha detto Hank Sheinkopf, allora ufficiale di polizia, al "New York Times" nel 2002. In quella New York in cui si tenevano insieme la paura e le passioni sfrenate è andata in scena l'edizione più irripetibile dello US Open. Un'edizione passata alla storia come lo Slam più folle di sempre, raccontata nella seconda puntata di New York Stories, il format di SuperTennis in cui Giorgio Spalluto narra storie, luoghi e personaggi che hanno reso unico lo US Open, che sarà trasmesso in diretta e in chiaro sul nostro canale.

Quella del 1977 nella Grande Mela è infatti l'estate della paura. Il 13 luglio New York resta al buio per 24 ore È una notte di caos, di ruberie, di gente che sfonda le vetrine: 1.600 i negozi saccheggiati, oltre 300 milioni di dollari di danni, quasi quattromila gli arrestati. Per contenerli tuti viene riaperta la prigione The Tombs, chiusa tre anni prima perché infestata dai ratti. Nel Bronx, vengono rubate 50 Pontiac da uno showroom per un valore complessivo di 250mila dollari, e tanti impianti stereo. Comincia l’era dell’hip hop.

Il 31 luglio David Berkowitz, serial killer noto come "il figlio di Sam" commette l'ultimo dei suoi sei omicidi. Il 10 agosto 1977 la polizia lo arresta. Agli agenti pone una sola domanda: "Perché ci avete messo così tanto?".

Ma è anche l'estate dei graffiti, del beat e delle serate glamour allo Studio 54, 254 West 54th Street. Per 33 mesi sarà il luogo degli eccessi e della totale libertà. Le leggende sono infinite, da Donald e Ivana Trump tra i primissimi a curiosare alla festa per il 32esimo compleanno di Bianca Jagger, moglie di Mick frontman dei Rolling Stones, che entra sulla pista su un cavallo bianco.

Da Andy Warhol ospite fisso insieme ai Cosmos dove ancora giocava Pelé insieme a Giorgio Chinaglia all'esclusione che ha fatto la storia della musica mondiale, quella di Nile Rodgers e Bernard Edwards degli Chic , invitati al privé dello Studio 54 per l’esibizione di Grace Jones. Non ammessi, una volta tornati a casa scrivono una canzone che conteneva anche un "Aaah Fuck off" (vaffa.."), evidente commento a quanto successo. Diventerà "Aaah Freak out", refrain di quella che la rivista USA Billboard ha inserito al 19mo posto tra le prime 100 canzoni di tutti i tempi.

In questa New York di estremi e contrasti, lo US Open inizia nel segno della tensione. William McCullogh, del consiglio direttivo del West Side Club, sostiene che il torneo non debba traslocare nella nuova sede perché intorno alla “collina di cenere” abitano quasi solo negri: Arthur Ashe minaccia di lasciare il torneo. La domenica di mezzo, poi, durante la partita fra Eddie Dibbs e McEnroe da un palazzo qualcuno spara a uno spettatore, James Reilly di 33 anni, ferito a una gamba. Il colpevole non verrà mai individuato. Ed è solo l’inizio.

Nel tabellone femminile, fa scalpore l'iscrizione René Richards, nato Richard Raskind, primo transessuale nella storia del torneo. Da uomo aveva giocato la finale over 35 a Forest Hills nel 1972. 

Renée Richards in campo (Getty Images)

Renée Richards in campo (Getty Images)

Nel torneo maschile si vede per la prima, e unica, volta la “Racchetta Spaghetti”, con un complesso sistema di 36 corde verticali, 5 o 6 orizzontali, non intrecciate ma distribuite su tre piani sovrapposti e separate da tubicini di plastica. Presto sarebbe stata proibita. E le stranezze non finiscono qui. Il torneo maschile, infatti, si gioca con match al meglio dei tre set fino agli ottavi, al meglio dei cinque solo dai quarti.

Il torneo dei contrasti vibranti a New York diventa il torneo del newyorkese che quei contrasti li accende più di tutti, Jimmy Connors, che ha pianto la morte di suo padre, e in classifica è stato superato dallo svedese Bjorn Borg. Allo US Open litiga con i giornalisti, con gli spettatori e con Corrado Barazzutti a cui ruba un punto andando a cancellare col piede il segno sulla terra verde nella metà campo dell'azzurro mentre è voltato da un'altra parte. I tifosi lo abbandonano, in finale fanno il tifo per il suo avversario, il mancino argentino Guillermo Vilas, un altro che di contrasti se ne intende: esempio di grinta, corsa e resistenza in campo, autore di poesie e canzoni fuori. Dopo il match point il pubblico lo prende sulle spalle e lo porta in trionfo. Connors non gli stringe la mano e se ne va prima della premiazione.

 “Questa non era (più) l’America di Connors” ha scritto Joel Drucker, autore del libro "Jimmi Connors mi ha salvato la vita. Jimbo se ne va da solo. Come ha scritto Peter Bodo su Tennis “un uomo che nel suo modo inquieto voleva essere niente più che un eroe, è caduto”. 

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