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Rybakina ferma Sabalenka: l'Australian Open è suo

La kazaka vince per la prima volta a Melbourne Park dopo la sconfitta in finale nel 2023, proprio contro l'attuale numero 1 del mondo. E' il suo secondo titolo Slam in carriera

di | 31 gennaio 2026

Elena Rybakina con il trofeo dell'Australian Open 2026 (Getty Images)

Elena Rybakina con il trofeo dell'Australian Open 2026 (Getty Images)

A Melbourne come a Riyadh, Elena Rybakina rovina la festa alla numero 1 del mondo. La kazaka batte 64 46 64 Aryna Sabalenka in finale all'Australian Open, come a novembre nella sfida per il titolo alle WTA Finals. Capace di recuperare da sotto 0-3 nel terzo set, Rybakina firma così la sua ventesima nelle ultime 21 partite giocate nel circuito WTA, la nona in carriera su una numero 1 WTA, solo Venus Williams tra le giocatrici in attività può vantarne di più (15). 

Conquista il suo secondo Slam dopo Wimbledon 2022, riscatta la sconfitta subita in finale in questo stadio tre anni fa e diventa la prima giocatrice a trionfare all'Australian Open con tre successi su Top 10 dai quarti alla finale dal 2019.

Rybakina batte Sabalenka: la cronaca della finale dell'Australian Open

Parte meglio Rybakina che mette a segno il break al primo game. Una delle quattro giocatrici in attività con almeno nove vittorie di fila all'attivo contro Top 10 (insieme a Iga Swiatek, Venus Williams e Victoria Azarenka), mette subito in chiaro le cose nel 15mo confronto diretto con l'attuale numero 1 del mondo, nessuna delle due ha incontrato un'altra avversaria più volte. 

Prossima numero 3 del mondo, Rybakina indirizza in suo favore la finale sulla Rod Laver Arena, replica dello scontro per il titolo alle ultime WTA Finals: un bis che non si era più verificato dal 1999-2000 (Martina Hingis e Lindsay Davenport allora raggiunsero la finale prima alle Finals poi all'Australian Open).

La kazaka appare calma quanto precisa nei colpi, mentre Sabalenka è costretta a giocare di fretta, non al suo ritmo. Una differenza che si mantiene evidente nei turni di battuta di Rybakina che, poggiando su una prima incisiva, prende il comando del gioco e riesce a spostare Sabalenka come in poche sono in grado di fare. 

Australian Open, la frustrazione di Aryna Sabalenka (Getty Images)

Australian Open, la frustrazione di Aryna Sabalenka (Getty Images)

La numero 1 del mondo però prende ritmo e campo. Potente come il soprannome di "Tigre" suggerisce, prende il centro della scena e crea le condizioni, ovvero due palle break sul 4-3 15-40, per ribaltare lo scenario. Il piano, però, resta solo un'ipotesi. Rybakina, col suo stile che poco rivela delle sue emozioni e poco concede a quelle del pubblico, estrae due prime di servizio delle sue quando conta di più. La sua inespressività, combinata con l'innegabile efficienza del suo tennis, contrasta con la crescente frustrazione di Sabalenka con evidenza luminosa almeno quanto i gioielli che adornano il look della numero 1 del mondo.

Rybakina regala appena un sobrio pugnetto quando vede il rovescio lungolinea di Aryna atterrare lungo sul set point. E' la numero 1 del mondo la prima delle due a cedere un parziale nel torneo. Un verdetto in linea con quanto visto nei primi 37 minuti di gioco della prima finale Slam tra due giocatrici arrivate a giocarsi il titolo senza aver mai ceduto set da Wimbledon 2008.

Anche nel primo turno di battuta del secondo set Rybakina deve salvare due palle break. E di nuovo fa un ottimo uso della prima di servizio verso il rovescio della bielorussa (in campo come atleta neutrale) da sinistra, che le consente di anticipare il colpo successivo in accelerazione verso l'angolo destro.

E' il game più ingarbugliato della partita, da cui Rybakina esce con lo zero intatto alla voce "break subiti" dopo 18 punti e oltre dieci minuti. Ne esce con la certezza di una superiorità evidente nei punti che pesano di più: sotto pressione ne ha vinti 13 su 18 nei primi 12 giochi.

Il pericolo scampato non la induce a uscire dal binario. Rybakina prosegue come prima, più di prima, nell'applicare il suo tennis di geometrica velocità e volontà di precisione. Ma qualcosa sta cambiando, e se ne accorgerà anche la kazaka, che pure ha la terza miglior percentuale di vittorie contro le numero 1 WTA, tra tutte le giocatrici che hanno disputato almeno cinque di queste partite. Se ne accorgerà quando sentirà più vicina la presenza della Daphne Akhurst Memorial Cup, il trofeo assegnato alla vincitrice dell'Australian Open.

Un'esultanza di Elena Rybakina (Getty Images)

Un'esultanza di Elena Rybakina (Getty Images)

Fino al 4-4 Sabalenka accumula energia repressa. Si parla addosso, si volta verso il suo angolo cercando uno sfogo, perché niente di quanto aveva preparato sembra funzionare come vorrebbe. Ma mette in campo tutto quello che ha, e vince uno dei punti più belli del match nel settimo game, scandito da un raro duello ravvicinato a rete. Tiene ai vantaggi dal 40-15 in quel game, senza fronteggiare palle break, ma fatica a spostare dalla sua parte le preferenze del pubblico, più marcatamente pro-Rybakina.

Poi, al cinquantesimo minuto di un set in cui si è gradualmente spostato l'equilibrio, la numero 1 del mondo piazza l'acuto della campionessa. Approfitta di un attacco non così convinto di Rybakina e firma il break, a zero, che vale il 6-4. Sabalenka chiude il set con un passante lungolinea appena sporcato dal velleitario tentativo di volée in  allungo dell'avversaria e per la prima volta o quasi nel match, sorride, esulta.

Il suo secondo set è un manifesto di quanto sia complesso il viaggio in una finale Slam. E di quanto sia importante non smettere mai di crederci, come cantavano i Journey che il viaggio il ce l'avevano nel nome.

L'esultanza di Aryna Sabalenka (Getty Images)

L'esultanza di Aryna Sabalenka (Getty Images)

Sabalenka allunga anche nel terzo. Va subito avanti di un break, ancora grazie a un potente rovescio lungolinea vincente, nel primo game. Nel secondo salva una palla break, stavolta con il secondo vincente di diritto del set. Ma in questa finale non c'è niente di scontato. Sotto 0-3 Rybakina contrattacca. Danza e punge, fino al contro-break del 2-3 che rimette, di nuovo, tutto in discussione.

La numero 1 del mondo sembra perdersi di nuovo, Rybakina invece si ritrova e riprende in mano la partita. Il secondo break consecutivo, alla seconda occasione, produce il sorpasso (4-3) e fa scattare in piedi coach Stefano Vukov. Con lui partecipano alla standing ovation non pochi tifosi sulle tribune della Rod Laver Arena. Si alzeranno ancora per celebrare il suo sesto ace, sul match point.

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