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Roland Garros, Zverev è in semifinale: "Vincere le partite che restano è l'obiettivo"

Il tedesco supera in tre set Jodar e per la quinta volta è in semifinale a Parigi: "L'importante adesso è riposare e cercare di mantenere questo ritmo"

02 giugno 2026

Alexander Zverev (Getty)

Alexander Zverev (Getty)

Alexander Zverev è il primo semifinalista del Roland Garros. Il tedesco, n.3 del mondo e testa di serie n.2 del seeding, ha battuto lo spagnolo Rafa Jodar col punteggio di 76 61 63 e stasera conoscerà il nome del suo prossimo rivale al termine del match tra Jakub Mensik e Joao Fonseca.

"Voglio andare avanti, voglio restare in tabellone e vincere i match che mi attendono: quello è l'obiettivo. Oggi avevo un test complicato contro un ottimo giocatore, ma adesso c'è una semifinale tutta da giocare", ha detto Zverev a fine match nell'intervista in campo.

"E' stato difficile, nel primo set lui aveva in ottimo ritmo, le condizioni erano diverse: la tensione delle corde, il rimbalzo della palla, il topspin non portava i benefici sperati, e lui poi stava giocando benissimo, ma sono riuscito a rientrare proprio quando era al servizio per il set e da lì è stato davvero un buon match per me".

"Guarderò la partita (tra Mensik e Fonseca ndr) con un drink in mano magari, e poi vedremo - ha poi concluso il primo semifinalista del torneo - Adesso avremo due giorni di riposo ed è importante riposare e mantenere questo ritmo ma, ripeto, voglio continuare ad andare avanti e vedremo quel che riserverà il torneo per me."

Incastrato in un primo set in cui si era ritrovato sotto 5-2, cosciente di avere una carta d'identità di dieci anni più sbiadita di quella del suo rivale e di avere a disposizione molte meno occasioni - e molto meno allettanti, vista la contemporanea assenza dei due primi giocatori al mondo contro cui aveva visto schiantarsi di recente le sue legittime ambizioni - per poter acciuffare quello Slam a lui a lungo sfuggito, Alexander Zverev ha ripreso fiato e aggiustato il suo servizio, aggiudicandosi tre game consecutivi per poi cambiare marcia in un tie-break in cui in ogni punto sembrava per lui risuonare come un'eco dell'ora o mai più.

Rafa Jodar ha dalla sua il talento e il tempo necessario per rimandare al domani l'assalto al suo primo Slam. Ma l'esperienza è qualità che solo il tempo può affinare, e il tempo dello spagnolo trascorso sul circuito dei grandi alla fine si è rivelato un bagaglio ancora troppo leggero per potervi attingere alla ricerca di strumenti e soluzioni per poter cambiare inerzia a un match il cui epilogo custodiva invece per il tedesco una domanda a lungo disattesa e che a Parigi poteva infine trovare quelle risposte a lungo cercate e lasciate in sospeso tra infortuni, occasioni sfumate e circostanze che il destino si era premurato di complicare oltremodo per lui. 

Va da sé che gli avversari più insidiosi per la testa di serie più alta rimasta in tabellone non fossero da ricercare nel suo rivale di giornata, quanto bensì nei trascorsi e nei ricorsi storici, nel peso di un'occasione finalmente per lui a portata di mano e di un traguardo a lungo anelato e ora distante solo tre partite. Per questo, superate le Colonne d'Ercole di quel primo tie-break, il match ha poi preso docilmente l'andamento di un copione che lo stesso Zverev si è premurato di aggiornare all'insegna di statistiche inattaccabili, vincenti fulminei e un carisma crescente contro cui nulla ha potuto il giovane spagnolo. 

Jodar che ha recitato la sua parte fino in fondo, tenendo il campo e non arrendendosi anzitempo a un copione già scritto. Anche da queste sconfitte, specialmente in tenera età, passa la costruzione di una carriera. Ma era da tempo che non si assisteva a una dichiarazione d'intenti così limpida e cristallina come quella offerta dal tedesco oggi: il peso della palla, la gestione dei punti chiave, l'abitudine nel saper mantenere alto il livello del suo gioco anche quando l'esito del confronto aveva ormai assunto una piega inequivocabile. 

Sono dividendi che Zverev non riusciva da tempo a far valere e che varranno molto in termini di confidenza in vista delle due partite che l'attendono. Con la testa sgombra da eventuali duelli in finale contro i due leader del circuito e gli occhi su un tabellone che ha da offrir lui rivali inferiori per caratura, carriera e conti in sospeso, il tedesco sente che la chiusura di un cerchio apertosi con quel ruzzolone nella polvere contro Nadal, sempre in semifinale, quattro anni fa, potrebbe davvero chiudersi. Ed è quello il carburante, quella la spinta, che oggi fa di lui il favorito per la vittoria finale. 

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