-
Slam

Roland Garros: Sinner, Djokovic e gli altri big spiegano le motivazioni della protesta

Nel corso del Media Day al Roland Garros i giocatori hanno spiegato le motivazioni alla base delle loro rivendicazioni. Hanno richiesto che gli Slam distribuiscano ai tennisti una quota più elevata dei ricavi complessivi

22 maggio 2026

La sagoma di un giocatore sulla terra battuta del Roland Garros (Getty Images)

La sagoma di un giocatore sulla terra battuta del Roland Garros (Getty Images)

Nel corso del Media Day al Roland Garros i giocatori - che hanno dedicato ai media un tempo limite di 15 minuti - hanno spiegato le motivazioni alla base delle loro rivendicazioni. Hanno richiesto che gli Slam distribuiscano ai tennisti una quota più elevata dei ricavi complessivi, l'obiettivo è arrivare al 22% come nei grandi tornei del circuito ATP e WTA. Il Roland Garros l'anno scorso ha redistribuito il 9,5% degli introiti in termini di prize money e quest'anno, secondo una stima pubblicata dall'Equipe, potrebbe attestarsi sotto il 15%.

Jannik Sinner - "Stiamo limitando a 15 minuti [le conferenze stampa] non contro i giornalisti. Stiamo semplicemente mettendo dei limiti. Stiamo cercando di metterci anche in una posizione in cui abbiamo un minimo di voce in capitolo, e penso sia giusto fare così. Il prossimo passo? Questo lo vedremo. Servono tutti i giocatori, e i giocatori sono molto uniti e siamo tutti molto compatti. Penso che sia una cosa positiva, sapete, perché senza di noi gli eventi non possono svolgersi. Come ho detto anche a Roma, si tratta di rispetto e, quando dobbiamo aspettare più di un anno anche solo per una piccola risposta, avendo i migliori dieci giocatori coinvolti, non è una bella cosa. E allo stesso tempo sento parlare soltanto di premi in denaro, ma vogliamo parlare anche del trattamento post carriera e anche del processo decisionale. Perché chi decide se tre Slam su quattro iniziano di domenica? Non sappiamo se vorranno iniziare di sabato o di venerdì. Quindi vorremmo avere anche noi una piccola possibilità di confronto su queste decisioni. Vedremo dove andremo a finire. Vedremo anche come reagiranno gli altri tornei del Grande Slam dopo questo, e poi decideremo".

Novak Djokovic - "Non ho partecipato al processo, alle conversazioni, alla pianificazione della protesta di oggi. Però posso ribadire la mia posizione, che ho espresso molte volte: come giocatore — che è stato il mio ruolo principale in questo sport per tanti anni — sono sempre stato dalla parte dei giocatori e ho cercato di difendere i loro diritti, di lavorare per un futuro per tutti i giocatori e le giocatrici, ad ogni livello Tendiamo a parlare dei premi in denaro, di quanto guadagnano o non guadagnano i top player, ma dimentichiamo quanto sia piccolo il numero di persone che riescono davvero a vivere di questo sport. Non smetterò mai di parlarne, perché è il più importante del circuito professionistico: quel livello fondamentale che rappresenta la base del futuro di questo sport. Se vogliamo  migliorare il tennis nel suo complesso aumentando il numero di bambini che desiderano diventare professionisti, allora dobbiamo discutere di ciò che per me è il tema più importante: come far crescere questo sport a livello di base. E questo riguarda tutti noi.Cerchiamo di essere più uniti e di avere una voce comune per trovare una struttura migliore e un futuro migliore per il nostro sport, è questo il momento giusto".

Aryna Sabalenka - "Tutto quello che sta succedendo qui non è per me. È per i giocatori che soffrono. Non è facile per loro vivere in questo mondo del tennis, con la percentuale che guadagniamo - ha detto la regina del tennis mondiale che già aveva espresso il suo disappunto riguardo alla ripartizione dei premi nei tornei dello Slam a Roma -. Come numero uno al mondo, devo alzarmi e lottare per i giocatori, quelli di livello inferiore, quelli che stanno tornando dopo gli infortuni, e per le generazioni future. Penso che il nostro punto di vista sia abbastanza chiaro e giusto per tutti". Momento di imbarazzo quando dalle domande in inglese si è passsati a quelle nella sua lingua madre: "Quindici minuti sono meglio di zero. Sono qui perché ho rispetto per voi, ma è finita, mi dispiace".

Iga Swiatek - "Prima di tutto, credo che nessuno di noi abbia nulla contro i media, ovviamente, e vi rispettiamo pienamente. Sappiamo quanto sia importante il nostro rapporto -. ha tenuto a precisare la quattro volte regina di Parigi - Ma per quanto riguarda il torneo, sapete, penso che faremo di più quando il torneo farà di più per noi. Non solo noi, le giocatrici di punta, perché ovviamente siamo noi quelle che hanno più contatti con voi, ma anche per le giocatrici con un ranking più basso e per l’intera struttura, capite. Quindi, personalmente, non ho nulla contro di voi, ma di sicuro questa è la decisione che abbiamo preso e la seguiremo".

Taylor Fritz - "Non si tratta di volere più soldi, ma di volere ciò che riteniamo giusto - ha sottolineato il 28enne californiano di Rancho Santa Fè -. Naturalmente, quando i tornei guadagnano soldi, vogliamo che una parte consistente di questi torni ai giocatori. E quando succede il contrario, è deludente. Siamo stati abbastanza pazienti, piuttosto tranquilli nelle nostre richieste e abbiamo tutti la sensazione che si tratti di una mancanza di rispetto e che veniamo ignorati". Più prudente lo statunitense sul tema 'boicottaggio', di cui si era parlato anche a Roma: "Non sono sicuro di voler essere trascinato su quel terreno. Non credo che i giocatori debbano fare minacce di questo tipo. È qualcosa di cui discutiamo. Cerchiamo anche di valutare le potenziali conseguenze delle nostre decisioni, ma siamo arrivati a un punto in cui le cose devono cambiare. E se veniamo ignorati, effettivamente, come vi ho appena detto, non voglio agitare questa minaccia perché, se lo dico, devo crederci davvero".

Andrey Rublev - "Insomma, perché è importante? Perché è una cosa normale. Quando cerchi di comunicare e di collaborare in qualche modo per tanti anni, e le cose non funzionano e nessuno ci fa caso - ha ribadito il 28enne moscovita -. Quindi a un certo punto ti dici: 'Ok, dobbiamo fare qualcosa almeno per attirare l'attenzione e magari riuscire finalmente a parlare'. Se non c'è attenzione, allora la situazione continuerà così. Quindi il punto è soprattutto stare uniti e cercare di fare qualcosa insieme per far crescere questo sport e far sì che tutti si sentano a proprio agio, ma non ci si può limitare a sfruttare i giocatori in un unico modo e basta. E a volte non li tratti nemmeno nel modo giusto. È grazie a loro che guadagni tutti quei soldi e tutto ciò che possiedi, quindi non è proprio il modo giusto di comportarsi".

Mirra Andreeva - "È positivo che i giocatori siano tutti uniti - ha detto la 19enne di Krasnojarsk, prima big ad inaugurare il Media Day -. Cosa penso personalmente della questione? Rispetto ciò che fanno i giocatori, li sostengo e sento che siamo tutti d'accordo. Le richieste dei giocatori sono ragionevoli. E poichè facciamo tutti la stessa cosa, penso che sia positivo che i giocatori siano tutti uniti. Siamo in competizione, stiamo dando il massimo in campo. Penso davvero che ci sia una ragione dietro a tutto questo, e penso che sia bello che i giocatori siano tutti uniti e abbiano la stessa opinione al riguardo".

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti