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Roland Garros 2026, svelato il poster ufficiale

Il progetto è stato affidato a JR, figura di spicco della street art francese, rinomato a livello internazionale

19 marzo 2026

Lo stadio Philippe Chatrier, il Centrale del Roland Garros (Getty Images)

Lo stadio Philippe Chatrier, il Centrale del Roland Garros (Getty Images)

Ogni anno dal 1980, la Fédération Française de Tennis invita un artista a creare il poster ufficiale del torneo Roland-Garros. Nel 2026, il progetto è stato affidato a JR, figura di spicco della street art francese, rinomato a livello internazionale per le sue opere e installazioni, nonché per i suoi documentari.

Dopo essersi fatto conoscere con Portrait of a Generation (2004–2006), negli anni ha realizzato opere da artista engagé: Face 2 Face (2007) in Israele e Palestina; Kikito (2017) lungo il confine tra Stati Uniti e Messico; Déplacé.e.s (2022) nei campi profughi.

"Il mio lavoro è partecipativo", ha dichiarato al sito ufficiale di Roland-Garros durante un’intervista nel suo studio parigino. «E sui campi gli spettatori condividono fisicamente un’esperienza, tutti insieme. Trovo che queste esperienze collettive siano ancora più vitali oggi, ora che così tante cose avvengono dietro uno schermo. Al Roland Garros ogni singolo spettatore è connesso e questo va preservato. L'impianto è stato ampliato negli anni perché le persone hanno bisogno di vivere questa esperienza insieme".

Il poster salta all'occhio, è proprio il caso di dirlo, per la scelta di portare sulla scena quel che spesso nel torneo resta fuori dalla scena: la preparazione dei campi. Al centro la fotografia reale di un addetto che sparge terra rossa sul Philippe-Chatrier in pieno inverno. 

"Avevo trovato alcune foto che mostrano come la terra venga stesa - ha raccontato, sempre al sito del Roland Garros - Mi ha affascinato, perché in realtà non vediamo mai questo processo. Quando arrivi sugli spalti da spettatore, è tutto già pronto. Non avrei mai pensato che vedere un addetto alla manutenzione spargere la terra potesse avere un tale impatto su di me. Ho trovato quel rituale così vivido. Quell’immagine mi ha davvero colpito, e continuavo a tornarci perché era così potente, con il colore ocra in contrasto con il mio bianco e nero caratteristico. È stata una scelta molto naturale. Dopo aver assemblato l’immagine in studio, abbiamo poi fotografato l’intero processo nella realtà".

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