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New York Stories alle 13 su SuperTennis: la nascita dell'ATP Tour

La seconda puntata di New York Stories andrà in onda lunedì 28 alle 13 e racconta la conferenza stampa nel parcheggio di Flushing Meadows nel 1988 da cui è nato il circuito ATP come lo conosciamo oggi

di | 27 luglio 2025

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"Tennis at the Crossroads", "Il tennis a un bivio". Lo slogan della rivoluzione del tennis maschile non potrebbe essere più semplice, diretto, senza fronzoli. E quella rivoluzione non sarebbe potuta partire da un luogo più semplice e senza fronzoli, il parcheggio di Flushing Meadows, una "Valle di cenere" nella definizione di Francis Scott Fitzgerald nel "Grande Gatsby". Manca poco all'inizio dello US Open, niente sarà più stato come prima. Ma com'era prima?

"Un completo caos, un periodo di disordine totale". Così il giornalista Richard Evans ha sintetizzato in un lungo articolo per il sito dell'ATP, il tratto distintivo del circuito maschile nei primi anni dell'era Open. Nel 1968 i dilettanti e i professionisti sono tornati, dopo decenni, a giocare negli stessi tornei. E dal 1970 sono emersi due differenti circuiti: il World Championship Tennis  (WCT), lanciato nel 1967 dal miliardario Lamar Hunt; e il circuito del Grand Prix, gestito dalla International Tennis Federation (ITF), che organizzava anche gli Slam. 

In questo caos, nel 1972 nasce l’ATP (Association of Tennis Professionals) che vede tra i fondatori Donald Dell, ex giocatore e capitano di Coppa Davis, manager di Arthur Ashe a Stan Smith a cui fa firmare il contratto per le celebri scarpe che portano il suo nome; Cliff Drysdale, giocatore sudafricano nominato presidente, e Jack Kramer. Nel 1973 l'ATP si scontra con la federazione internazionale che esclude Niki Pilic da Wimbledon per non aver disputato una sfida di Coppa Davis. In segno di protesta, 79 giocatori ATP boicottano lo Slam londinese.

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L'ATP smette presto di essere un sindacato giocatori, ma diventa una struttura di governance con pari rappresentanza tra giocatori e tornei. Ma i giocatori risultano sempre più scontenti per il calendario troppo denso e l'insufficiente potere decisionale.

Nel 1987 l'ATP nomina come CEO Hamilton Jordan, ex capo dello staff della Casa Bianca con Jimmy Carter. "Jordan vedeva il cambiamento come una campagna politica piuttosto che un ruolo amministrativo", racconta Brad Harris, suo assistente

“L’ATP e i suoi migliori giocatori si erano resi conto che il modo in cui veniva gestito lo sport doveva cambiare,” ha detto Harris. “All’epoca le condizioni non erano favorevoli. I giocatori non venivano promossi nel modo giusto per far crescere il gioco. La base di tutto ciò che accadde fu il reclutamento fatto da Hamilton.

A 42 anni Jordan inizia una vera e propria campagna. Trasferisce la sede centrale dell’ATP da Dallas, Texas, a Ponte Vedra Beach, Florida. Parla con i migliori giocatori del circuito e con ex campioni Ray Moore e Charlie Pasarell, che all’epoca erano direttori di tornei. Hamilton, ha detto Harris, "riteneva che il tennis non fosse lo sport importante che avrebbe dovuto essere. Pensava che dovesse essere gestito come il PGA Tour [golf], e credeva che i giocatori dovessero separarsi e creare un loro tour. Lo gestì proprio come una campagna politica: costruendo consensi, coinvolgendo le persone con la sua visione. Aveva decisamente l’atmosfera di una campagna elettorale.”

Hamilton, un outsider nel mondo dello sport, riassume la sua ambiziosa visione del futuro in un piano di 15 pagine, “Tennis at the Crossroads” (“Il Tennis al Bivio”), che ha scritto insieme a Bob Green, Direttore dei Rapporti con i Giocatori all'epoca. Il piano prevede che l'ATP, se i giocatori non dovessero ottenere maggior controllo, possa creare il proprio circuito. L'ITF respinge il piano, che intanto ha ottenuto l'approvazione di otto dei primi giocatori in quel momento nel ranking ATP.

Jordan vorrebbe presentarlo nella sala stampa di Flushing Meadows, ma anche questa richiesta viene respinta. Allora organizza quella diventata celebre, non autorizzata di fatto, nel parcheggio, il 30 agosto 1988. Quella mattina la USTA cambia idea, gliela lascerebbe la sala per le conferenze stampa. Ma a quel punto è Jordan a rifiutare. La conferenza si fa nel parcheggio, con gli altoparlanti presi in affitto e il logo dell'ATP attaccato col nastro adesivo al podio. "Il parcheggio divenne il simbolo della nostra marginalizzazione", ricorda Green.

“I tennisti professionisti si trovano in una posizione relativa più debole rispetto a qualsiasi altro atleta professionista al mondo, per quanto riguarda la possibilità di avere voce in capitolo nel nostro sport… La questione più importante è avere voce nello sport, in modo proporzionato al contributo che diamo al gioco. Non pretendiamo di avere tutte le risposte. Ma non conosco nessun altro sport importante, nessuno sport di primo piano al mondo, in cui i giocatori abbiano meno voce di quanto ne abbiano nel tennis professionistico" dice Jordan.

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In conferenza parla Mats Wilander, 24 compiuti da otto giorni, numero 1 del mondo. Lo svedese fa notare che quell’anno ha affrontato solo tre dei suoi colleghi presenti nella Top 10 nei tornei ATP. “Non è divertente,” dice. “Giocare contro il numero 40 in semifinale ogni settimana non rappresenta alcuna sfida. È difficile trovare motivazione settimana dopo settimana se non giochiamo contro avversari del nostro stesso livello.” “Non si tratta di soldi,” dichiara John McEnroe. “Questo va detto subito. Quello che stiamo cercando di fare è presentare una migliore immagine del tennis al pubblico, in modo che possano vedere più grandi partite tra i migliori giocatori.”

Dopo la conferenza stampa, 85 dei primi 100 giocatori firmano per sostenere il nuovo ATP Tour, che parte ufficialmente nel 1990.

Due cambiamenti principali vennero introdotti: il sistema di classifica basato sui migliori 14 risultati; e la legalizzazione delle garanzie economiche in 58 dei 78 tornei ATP. Il primo passo verso quella che sarebbe diventata l'Età dell'Oro del tennis maschile.


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